Il produttore di orologi svizzero Tag Heuer ha lanciato uno smartwatch da 1.500 dollari con sistema operativo Android Wear e processore Intel Atom. Di forma circolare, il Tag Heuer Carrera Connected ha un display touch e una scocca in titanio con un diametro di 46 mm, oltre a un cinturino in gomma disponibile in sette colori.

La scelta di Android Wear come sistema operativo non deve stupire. L’OS di Google infatti può contare su 4.000 app e da fine agosto è diventato compatibile anche gli iPhone, permettendo così ai possessori del melafonino di scegliere anche altri smartwatch oltre all’Apple Watch tra cui i recenti Huawei Watch, l’Asus ZenWatch 2 e il Motorola Moto 360 di seconda generazione.

La grande domanda che tutti si fanno è se il Carrera Connected sarà in grado di impattare in modo significativo sull’ancora giovanissimo mercato degli smartwatch visto il suo prezzo così elevato, che lo rende tra l’altro l’orologio Android Wear più costoso in assoluto.

Secondo l’analista di IDC Ramon Llamas, al momento c’è una richiesta piuttosto limitata di smartwatch molto costosi, anche perché si può avere la stessa identica esperienza di Android Wear con modelli molto più economici. Il nuovo Moto 360 ad esempio costa cinque volte meno il Carrera Connected e di fatto fa le stesse identiche cose. La proposta di Tag Heuer riuscirà quindi ad attrarre quasi esclusivamente gli utenti più appassionati di moda e design, o forse (a livello enterprise) anche qualche dirigente di alto livello secondo l’analista di IDC Jitesh Ubrani.

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Il Carrera Connected però rimane un prodotto interessante per tutti i tre nomi coinvolti nella sua realizzazione, ovvero Tag Heuer, Google e Intel. La prima punta ad andare oltre il mercato (ormai in calo) degli orologi tradizionali, mentre Intel vuole migliorare la sua presenza nel mercato mobile, che finora non è stata delle più significative. Google dal canto suo si trova con questo nuovo modello a sponsorizzare Android Wear anche come piattaforma “di lusso”, nonché come un sistema operativo estremamente scalabile e adatto a smrtwatch di qualsiasi fascia di prezzo.

L’entrata di Tag Heuer in questo mercato solleva anche una domanda ben precisa. Gli smartwatch sono destinati a fare la fine dei netbook e dei tablet, con vendite elevatissime nei primi anni e un calo lento ma costante subito dopo? Secondo Llama, convinto che lo spazio di crescita degli smartwatch sia ancora ampio, è ancora presto per dirlo, ma il rischio che anche tra qualche anno questo rimanga un mercato di nicchia è tutt’altro che remoto.

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A settembre IDC ha previsto per il 2015 23.8 milioni di smartphone venduti in tutto il mondo, cifra destinata a crescere fino a 85 milioni nel 2019. Sempre tra quattro anni gli Apple Watch domineranno il mercato con circa metà del market share, ma Android Wear, stimato oggi incirca il 17%, salirà al 38%. Numeri significativi, ma se li si confronta con quelli degli smartphone (1,4 miliardi venduti nel 2015) diventano piccoli piccoli, sebbene Llamas faccia notare come si parli sempre e comunque di milioni di dispositivi venduti.

Perchè gli smartwatch possano conquistare quote di mercato più elevate dovranno per forza esserci delle killer app, ma anche funzionalità che gli utenti possano trovare utili in un utilizzo “da polso”. Un esempio potrebbe essere quello di un’app che permette di disegnare un emoji sul display dell’orologio e di inviarla in pochi e semplici passi. Ad aprile Google ha già lanciato l’app Handwriting Input per scrivere e creare emojis su smartphone Android e questa applicazione potrebbe essere molto utile anche su Android Wear, sebbene al momento non si conoscano le tempistiche precise per il suo rilascio su smartwatch.

La cosa certa, sempre secondo Ubrani, è che il futuro degli smartwatch sarà sempre più orientato alla messaggistica istantanea, con nuove modalità di input e di scrittura/disegno rispetto al trend odierno di sfruttare il riconoscimento vocale offerto da Android Wear e da altri sistemi operativi per i dispositivi wearable.