Realtà aumentata per le masse: occhiali o niente

Oggi abbiamo la realtà aumentata sui nostri smartphone e il semplice miglioramento della sua qualità non sarà sufficiente per entusiasmare gli utenti e favorirne l'adozione. Ci vorranno per forza degli occhiali AR.

realtà aumentata

La realtà aumentata (AR) è la next big thing in ambito tech. Almeno, questo è ciò che crede Tim Cook… e non è il solo. Ci sono diverse aziende che scommettono sull’AR come la prossima grande piattaforma informatica e da alcuni anni la stessa Apple sviluppa strumenti per lo sviluppo di AR per iPhone e iPad. Ma ora che la realtà aumentata è sui nostri iPhone e iPad perché non è già diventata una cosa grande? Perché gli utenti non sono così entusiasti del potenziale dell’AR come lo è Tim Cook? Perché le nostre app che usiamo tutti i giorni non si affrettano a renderla una funzionalità di base o addirittura essenziale?

Semplicemente perché l’AR sui nostri smartphone e tablet non decollerà mai. Si qualifica a malapena come AR e soffre sia di limiti cognitivi, sia di ostacoli di usabilità quasi insormontabili. Perché l’AR raggiunga il suo vero potenziale deve farlo sotto forma di occhiali (già, proprio come gli ormai defunti Google Glass).

Definire la realtà aumentata

Prima di spiegare perché pensiamo che gli occhiali siano essenziali per il successo della realtà aumentata, dovremmo stabilire alcune regole di base su ciò che costituisce esattamente questa tecnologia. In poche parole l’AR incorpora la grafica generata al computer con il mondo reale che vi circonda. Genera oggetti o effetti che hanno la dimensione, l’orientamento, la posizione e l’illuminazione (in una certa misura) corretti per apparire come gli oggetti nella realtà. E mentre la nostra visione della realtà cambia, anche la dimensione, la posizione e l’orientamento degli oggetti virtuali cambiano. La grafica AR non deve apparire realistica, ma deve apparire localizzata in modo realistico.

adv
Cloud Communication Business

Nell’era digitale il centralino va in Cloud

La telefonia di nuova generazione è in software-as-a-service: non richiede di installare centralini hardware, gestisce fisso e mobile, e consente di attivare nuove linee o filiali con un clic, abilitando Smart Working e Unified Communication. SCOPRI DI PIÙ >>

Ci sono alcuni espedienti nelle app di condivisione di foto che vengono classificati come “AR” ma che in realtà non soddisfano questi criteri. Di solito si tratta solo di un oggetto 3D posizionato ovunque sulla scena, senza riguardo per le proporzioni, la posizione o l’orientamento corretti.

A nessuno importa dell’AR sugli smartphone

Pokémon Go è probabilmente il miglior esempio di come le persone siano poco interessate all’AR su smartphone. Mentre è sempre stato definito come un “gioco di realtà aumentata” dalla stampa mainstream, in realtà Pokémon Go è diventato così popolare per il suo gameplay basato sulla posizione. La cosiddetta modalità AR è sempre stata facoltativa e la maggior parte dei giocatori la disattivava per risparmiare la batteria.

Ora che Pokémon Go ha una vera modalità AR per catturare creature, i giocatori sono impressionati? I media mainstream scrivono di quanto sia coinvolgente e sorprendente? Tutti quei giocatori hanno riattivato la modalità AR? No, no e no. A nessuno importa. I giocatori disabilitano ancora oggi la modalità AR. Il fatto è che la realtà aumentata sugli schermi dei nostri smartphone è percepita come poco più di un giocattolo elegante. E rimarrà tale.

La chiave dell’AR è la realtà

La realtà aumentata ha un enorme potenziale che potrebbe cambiare il mondo. Pensateci: il mondo reale intorno a voi, ma con la grafica generata al computer integrata in esso. È utile per quasi tutto. Rivoluzionerà i viaggi, la manifattura, i social media e le app di appuntamenti, la mappatura, l’osservazione delle stelle, lo shopping (online e in negozio), i giochi… le applicazioni sono davvero infinite.

Ma la realtà aumentata sui nostri smartphone non è la computer grafica all’interno della realtà. È la computer grafica su uno schermo, sovrapposta a ciò che equivale a un feed video della realtà e questo lo vediamo sui nostri televisori ogni giorno. C’è una bella differenza infatti tra vedere la realtà reale con i vostri occhi e vedere una rappresentazione della realtà su uno schermo 2D piatto.

Quando utilizziamo l’AR sui nostri smartphone, stiamo guardando un’ampia visione della realtà, in cui una piccola porzione rettangolare di quella vista sta riproducendo un video in tempo reale della realtà. Inevitabilmente non è corretto per la posizione e la distanza dal nostro smartphone ai nostri occhi e non rappresenta i colori, la gamma dinamica e la messa a fuoco di ciò che i nostri occhi vedono su tutto lo schermo. Non sembra reale perché non è reale e perché possiamo vedere la realtà tutt’intorno. E poiché la nostra testa e i nostri occhi fanno movimenti sottili, l’immagine sullo smartphone non segue l’esempio e quindi il nostro cervello non viene “ingannato”.

Una migliore AR su smartphone non risolverà le cose

Detto questo, la realtà aumentata sugli smartphone migliorerà sempre di più. Si dice che gli iPad Pro e gli iPhone di fascia alta del 2020 disporranno di sensori time-of-flight sulle fotocamere posteriori per produrre più rapidamente le informazioni sulla profondità 3D necessarie per la realtà aumentata.

Questo può essere un passo necessario verso l’eventuale adozione diffusa dell’AR con gli occhiali. È probabilmente fondamentale aiutare a costruire strumenti e software per gli sviluppatori per realizzare esperienza in realtà aumentata. Ma non è la cosa che renderà l’AR una parte della nostra vita quotidiana. Non importa quanto saranno capaci i nostri smartphone di offrire l’AR; i nostri cervelli avranno ancora troppi segnali per fargli sapere che ciò che stiamo vedendo non è realtà.

Guarderemo ancora uno schermo, sostenuto dalle nostre braccia, ad una certa distanza davanti ai nostri occhi. Il “mondo reale” che vedremo su quello schermo non corrisponderà al vero mondo reale nella nostra visione al telefono per nitidezza, illuminazione, messa a fuoco e prospettiva. Interagiremo con esso toccando e scorrendo su un piccolo rettangolo piatto. I nostri sensi saranno bombardati dal fatto che non solo la computer grafica sul display non è reale, ma nemmeno la “realtà”.

Ottenere la realtà aumentata nel modo giusto

Quando guardiamo l’AR attraverso un paio di occhiali, vediamo la realtà reale. Quando le nostre teste si muovono, in modi sottili o significativi, la nostra visione della realtà cambia come ci aspetteremmo perché non è affatto generata dal computer, ma è reale. Guardando attraverso gli occhiali, non vediamo la realtà reale attorno a una finestra limitata di realtà “falsa”. È proprio tutto il mondo reale che ci circonda.

Gli attuali occhiali AR hanno un campo visivo limitato per la sezione che contiene la computer graphic. Questa è una delle sfide che devono essere superate per incoraggiare l’adozione diffusa dell’AR, ma non è un fallimento totale perché la vostra visione del mondo non è così limitata; solo la vostra visione della finta sovrapposizione di grafica computerizzata la è.

Per far funzionare davvero l’AR per le masse, dobbiamo semplicemente avere degli occhiali adatti allo scopo. Dobbiamo vedere la grafica “sopra” la nostra visione del mondo reale. Ma ciò non significa che gli occhiali (o il visore) debbano essere un elemento autonomi come gli HoloLens di Microsoft.

Pensiamo anzi che lo scenario più probabile sarà quello di occhiali relativamente compatti e leggeri con solo un display trasparente e hardware di rilevamento 3D che fornirebbe i dati di posizione e orientamento allo smartphone, che a sua volta genererebbe la grafica corretta da sovrapporre alla vista. Quella grafica sarebbe poi inviata agli occhiali e mostrata sulla loro superficie trasparente.

Data la bassa latenza con cui tutto ciò deve accadere, non saremmo sorpresi se i primi occhiali AR di Apple avessero un cavo che corre da dietro l’orecchio alla porta Lightning del vostro iPhone. Lo smartphone potrebbe potenzialmente rimanere in tasca, ma potremmo anche usarlo come controller di puntamento per rimanere intatto con l’ambiente AR.

Magic Leap utilizza occhiali collegati a un nucleo di elaborazione e un controller separato. Ma questa unità esterna e gli occhiali sono troppo grandi e un controller separato non è proprio l’ideale per spingere l’AR verso un mercato di massa. Le persone infatti non se lo porteranno sempre dietro, mentre rendere l’iPhone l’unità di elaborazione e al tempo stesso controller avrebbe molto più senso.

Alla fine, la produzione di chip e la tecnologia delle batterie potrebbero arrivare al punto in cui gli occhiali AR completamente autonomi di qualità sufficiente potrebbero essere abbastanza piccoli e leggeri da essere accettati dalle masse. HoloLens 2 è straordinariamente compatto per quello che fa, ma è ancora troppo ingombrante per un uso quotidiano nelle mani (e sugli occhi) di centinaia di milioni di persone.

Ma allora quando possiamo aspettarci gli occhiali AR Apple? Nessuno lo sa. Mentre le opportunità di marketing per il rilascio di un prodotto basato sulla visione nel 2020 sono allettanti, è difficile immaginare che la tecnologia sarà pronta entro fine anno. Vediamo un prodotto come Apple Glasses nel 2021 poco probabile, mentre crediamo più plausibile una loro uscita nel 2022 o nel 2023. Ci sono infatti ancora enormi sfide tecniche da superare e il prezzo deve scendere in modo significativo. Magic Leap e HoloLens 2 costano rispettivamente 2.300 a 3.500 dollari ed è difficile immaginare un prodotto AR che faccia colpo sulla massa se costerà molto di più di uno smartphone di fascia alta.