Le tecnologie che permettono di usare gli smartphone con visori di realtà virtuale stanno evolvendo rapidamente. Tuttavia i contenuti VR rappresentano ancora una questione irrisolta. Senza infatti contenuti adatti gli utenti hanno ben poco da vedere e non hanno grandi aspettative verso questo mercato che invece, almeno teoricamente, ha potenzialità vastissime.

“Quello dei contenuti è un grande punto interrogativo al momento. È proprio su questo versante infatti che ci troviamo in difficoltà sia a livello di idee, sia nella capacità di creare contenuti adatti. I nostri Cardboard costano pochissimo e sono fatti semplicemente di plastica e cartone. Ma se si passa a discutere i contenuti, allora le cose cambiano” ha dichiarato Aaron Luber, a capo dell’iniziativa dei Google Cardboard.

Luber è convinto che i creativi giocheranno un ruolo determinante nel futuro della realtà virtuale, ma lui stesso non è in grado di suggerire i tipi di contenuti più adatti per la VR. “Semplicemente non saprei che tipo di contenuti proporre, quali possano essere utili e quali importanti. Questo perché ci stiamo avvicinando alla realtà virtuale per la prima volta in assoluto e per noi si tratta di un territorio da esplorare ancora da cima a fondo”.

Per fortuna Google si è avvicinata al mondo della VR senza porsi alcun limite o restrizione, sperando anzi che questa sua massima aperture riesca ad attrarre sviluppatori creativi con idee vincenti per la realtà virtuale. “Non vedo l’ora che arrivino sviluppatori in grado di stabilire quello che le persone vorranno fare e vedere con la realtà virtuale. Sono convinto che assisteremo a grandi cose”, conclude Luber.

Diverse compagnie stanno avvicinandosi ai Cardboard come strumento alternativo di marketing

Ormai Google Cardboard è sul mercato da 18 mesi e ieri il New York Times ne ha inviati gratuitamente 1.3 milioni di esemplari ai suoi abbonati, che potranno così vedere il documentario The Displaced realizzato a 360 gradi sperimentando così uno dei filoni più promettenti della realtà virtuale, ovvero la visione di contenuti che circondando completamente lo spettatore. Il New York Times ha già fatto sapere di avere in progetto altri contenuti simili che saranno proposti agli abbonati nei prossimi mesi.

Diverse altre compagnie stanno comunque avvicinandosi ai Cardboard (che a Google costano circa 4 dollari l’uno) come strumento alternativo di marketing, intrattenimento e formazione. Volvo ad esempio ha distribuito più di 10.000 visori Cardboard al Los Angeles Auto Show dello scorso anno per mostrare le funzionalità più innovative della sua XC90, mentre Legendary Pictures ha fatto lo stesso per promuovere il suo prossimo film di Warcraft con 50.000 visori. AT&T ha distribuito addirittura 100.000 Cardboard per promuovere la sua campagna contro l’uso dello smartphone alla guida, mentre Google ha distribuito 20.000 visori all’ultimo Sundance film Festival.

Ricordiamo che Google Cardboard è un progetto open source e che Google può già contare su 15 partner ufficiali, anche se Luber stima in un centinaio le compagnie che hanno realizzato (o stanno realizzando) una propria versione personalizzata del visore.

A Mountain View c’è infine la convinzione che la realtà virtuale non sia solo una questione di videogiochi e di intrattenimento, bensì un’evoluzione del computing da offrire alle masse. Un obiettivo a dir poco ambizioso per la grande G, ma è in dubbio come il prossimo anno, con l’arrivo sul mercato di Oculus Rift e di altri visori VR, rappresenterà un primo ma importante passo per capire quanto la realtà virtuale potrà incidere sul mercato e sulle nostre abitudini tecnologiche.