I visori per la realtà aumentata e la realtà virtuale sono destinati a rivoluzionare profondamente le nostre abitudini digitali e tecnologiche, ma per il momento navigare in mondi virtuali e interagire con essi è un’esperienza non adatta a tutti e nemmeno delle più precise e confortevoli. La startup americana Eyefluence sta cercando di superare questi limiti con una nuova tecnologia che punta a registrare il movimento degli occhi e non solo, come succede per i visori di oggi, quello della testa.

Per ora Eyefluence, che ha già raccolto investimenti per oltre 20 milioni di dollari da parte di Intel, Motorola Solutions e altre compagnie, non intende realizzare un suo visore VR o AR, ma spera che altri produttori di questi headset possano implementare la sua tecnologia.

In effetti il tracking degli occhi sarebbe uno step evolutivo importante per l’intera scena VR e, sebbene Eyefluence non abbia ancora rivelato i dettagli di come funzioni questa tecnologia, ho potuto provare di persona l’eye tracking con un Oculus Rift modificato. Devo ammettere che dopo qualche minuto per abituarmi, mi sono trovato subito a mio agio e il tutto funziona già molto bene e in modo estremamente fluido.

La tecnologia di Eyeflunce permette ad esempio di zoomare automaticamente sulla parte di un elemento che stiamo guardando, mentre provandola con degli occhiali per la realtà aumentata come gli R6 di ODG ho potuto simulare un acquisto su Amazon semplicemente muovendo gli occhi per scegliere il prodotto che mi interessava, il tutto tramite un’applicazione chiamata World Store.

Se i produttori di visori sapranno inserire all’interno di uno stesso dispositivo il tracking della testa, degli occhi e dei gesti (quest’ultimo molto utile per la manipolazione di modelli 3D), le prospettive per questi prodotti si innalzerebbero notevolmente. Al momento comunque non è previsto sul mercato alcun visore con la tecnologia di Eyefluence e questo è un vero peccato, visto che una volta che la si è provata in un ambiente virtuale o aumentato è poi difficile rinunciarci.

Un altro aspetto interessante dell’eye tracking della startup americana è la capacità di generare grafica ad alta risoluzione nel punto in cui posiamo lo sguardo, lasciando invece il resto della scena in bassa risoluzione. Ciò permette di diminuire il calcolo grafico (pare fino al 60%) senza che l’utente si accorga della differenza. Un bel passo avanti se pensiamo invece agli elevati requisiti hardware dell’Oculus Rift, la cui futura espansione sul mercato di massa potrebbe trovare un ostacolo non da poco proprio per la potenza di calcolo necessaria a entrare nel mondo della realtà virtuale.