Lo saprete sicuramente già, o ne avrete sentito parlare da qualche parte. La Internet of Things (IoT) trasformerà il nostro modo di vivere e lavorare, porterà grandi benefici e sarà il motore principale per il prossimo grande boom economico-tecnologico. McKinsey per esempio sostiene che il valore della IoT nel 2025 ammonterà a 11.1 trilioni di dollari, ovvero circa l’11% di tutta l’economia mondiale.

Non sono un economista e quindi non mi sento di commentare queste stime fatte da McKinsey, ma basandomi sulle mie recenti esperienze con device e accessori di casa connessi a Internet, mi sto convincendo sempre di più che la IoT potrebbe diventare il nostro peggior incubo tecnologico del futuro.

I miei problemi sono cominciati con un avvenimento piuttosto comune, ovvero il guasto del router di casa che mi ha costretto a sostituirlo con un altro router che avevo già come “muletto”. Ho ricollegato il tutto e utilizzato lo stesso SSID e la stessa password del vecchio router, con la convinzione che tutti i dispositivi connessi in casa si collegassero immediatamente alla nuova rete. Povero illuso!

Il primo problema si è presentato con il mio Smart TV Samsung, che per l’occasione si è dimostrato tutto tranne che Smart. Netflix, Amazon Prime e Hulu Plus non ne volevano sapere di funzionare. In pratica il TV non era abbastanza intelligente da connettersi al nuovo router nonostante le impostazioni fossero le stesse di sempre. Dopo oltre 45 minuti passati a perdermi in un labirinto di menu e impostazioni, sono capitato finalmente su una schermata del TV che mi ha permesso di connettermi alla rete domestica, riscrivendo da capo le stesse informazioni (SSID e password) che erano già nella memoria del TV.

Perché ho già visto il futuro nel segno della IoT e semplicemente non funziona

Una cosa molto simile è capitata con i miei speaker Sonos. Nessuno di essi riconosceva la rete domestica creata con il nuovo router. Ho provato almeno 10 volte seguendo le istruzioni di Sonos e ancora niente, tanto che a un certo punto mi sono arreso. Dopo qualche ora ho notato che uno dei due speaker si è connesso da solo e due giorni dopo tutti gli speaker si sono connessi, anche se devo ancora capire come e perché.

Ma non è finita qui, visto che nemmeno la mia stampante di rete laser Lexmarke E120n riusciva a connettersi alla rete domestica. L’ho spenta e riaccesa pensando che in questo modo il router assegnasse automaticamente alla stampante un nuovo indirizzo IP. Niente da fare. Ho provato allora a installare un driver più aggiornato, ma anche dopo averlo trovato dopo una lunga ricerca sul web la situazione non è cambiata. Ancora nessuna connessione al router.

Semplicemente la stampante aveva ancora l’IP assegnatole dalla vecchia rete e questo indirizzo non funzionava con il nuovo network. Alla fine, dopo aver fatto un inutile reset della stampante, ho trovato la soluzione. Ho spento la stampante e aperto la cover tenendo premuti i pulsanti Cancella e Continua, per poi riaccenderla rilasciando i due pulsanti. Non esattamente la manovra più intuitiva da compiere, soprattutto per l’utente meno smaliziato e più a digiuno di tecnologia.

se gli ingegneri non riescono a rendere semplice la connessione di una stampante di rete, come pensate che potranno farlo con un forno?

Sta di fatto che finalmente, dopo alcuni giorni dall’installazione della nuova rete casalinga, tutti i device che prima erano connessi al vecchio router si sono connessi a quello nuovo. Che fatica però e che pazienza. Ora immaginatevi questo stesso scenario nell’era della IoT. Dovete rimpiazzare il vostro vecchio modem con uno nuovo e all’improvviso il frigorifero, il forno, il microonde, le lampadine, il sistema di riscaldamento, il condizionatore d’aria, le serrature delle porte, il sistema d’allarme e persino il vostro spazzolino (già, c’è anche lo spazzolino connesso) non si connettono più.

Dovrete passare in rassegna a tutti questi dispositivi per riconnetterli manualmente al nuovo router e un simile scenario francamente mi terrorizza, anche perché a mio modo di vedere non ci sarà un sistema operativo comune per tutti questi device connessi, né tantomeno una modalità standard per connetterli e disconnetterli. Dopotutto se gli ingegneri non riescono a rendere semplice la connessione di una stampante di rete, come pensate che potranno farlo con un forno o un frigorifero?

Pensate poi a come stiamo diventando schiavi della tecnologia. Prima dovevamo badare solo a uno o due PC in casa, poi è arrivata la rete domestica e abbiamo dovuto imparare a gestirla e a farla funzionare al meglio. Poi hanno fatto la loro comparsa smartphone e tablet e presto avremo a che fare con gli oggetti più disparati. Quante ore pensate di trascorrere a gestire tutti questi dispositivi connessi, soprattutto nel caso non funzionassero bene o ci fossero dei problemi? Certamente non poche e sicuramente più di quante ne voglia trascorrere io. Perché ho già visto il futuro nel segno della IoT e semplicemente non funziona.