L’intelligenza artificiale non è una minaccia ed è nulla senza l’uomo

Paul Daugherty, Chief Technology & Innovation Officer di Accenture, ha individuato tre miti, tre imperativi e tre sfide imprescindibili oggi per comprendere l’importanza dell’intelligenza artificiale.

darktrace

“La tecnologia è neutrale, è il modo in cui l’uomo la utilizza che può cambiare il mondo”. Questo il pensiero di Paul Daugherty, Chief Technology & Innovation Officer di Accenture e ospite al recente evento milanese Meet the Media Guru, dove ha indagato sul futuro della convivenza del binomio uomo/macchina in ambito lavorativo.

Secondo Daugherty sin dall’antichità la tecnologia è sempre stata al centro delle vite degli esseri umani: dalla scoperta del fuoco di milioni di anni fa fino alla digital transformation dei giorni nostri, con l’intelligenza artificiale protagonista nonché motore del futuro. Benché l’IA sia concepita oggi come una delle più avanguardistiche tecnologie, le sue origini risalgono agli anni ’50, quando per la prima volta si è cominciato a parlare di tecnologie di potenziamento per i computer.

Ma cos’è l’intelligenza artificiale? Per Daugherty sono da intendersi tutti quei sistemi che possono estendere le capacità umane di sentire, comprendere, agire e imparare. Nonostante la concezione della IA contemporanea sia solo agli albori, per Daugherty “l’innovazione che porterà nelle nostre vite sarà qualcosa di incredibile, paragonabile solo all’invenzione dell’elettricità”. Una svolta epocale, certo, ma che mai sostituirà l’uomo, suo creatore, bensì incrementerà le potenzialità del vivere quotidiano sia nella sfera privata che professionale. Daugherty ha individuato tre miti, tre imperativi e altrettante sfide riguardanti l’Intelligenza Artificiale.

Tre miti da sfatare sull’intelligenza artificiale

  • I robot non sono una minaccia. L’intelligenza artificiale non distruggerà l’umanità, ma le si affiancherà semplificando alcune operazioni ancora oggi nelle mani dell’uomo.
  • Le macchine non ruberanno il lavoro. I robot non sostituiranno il fattore umano, bensì contribuiranno a creare nuovi posti di lavoro con il nascere di professioni a oggi inesistenti. Le macchine devono essere intese come innovazioni tecnologiche con cui collaborare, spetta all’uomo aggiornare le proprie competenze e abilità per stare al passo con il progresso. Le leadership devono favorire questo processo.
  • Le metodologie non cambieranno. A modificare non sarà l’approccio al lavoro, ma i termini in cui l’uomo basa la propria collaborazione che non deve essere uomo-macchina, ma uomo + macchina, una addizione che consente di raggiungere nuove frontiere.

intelligenza artificiale

Tre imperativi da seguire

  • Ripianificazione del modello di business. Le organizzazioni devono immaginare un nuovo modo di organizzarsi, capace di valorizzare l’esistente e accogliere l’innovazione. E’ fondamentale focalizzarsi sulla formazione per adattare le professioni attuali in vista della crescente diffusione dell’intelligenza artificiale e preparare chi deve accedere al mercato del lavoro.
  • Nuovo approccio al lavoro. L’intelligenza artificiale è un’intelligenza collaborativa che vede un rapporto bidirezionale tra l’uomo e la macchina. Mentre l’uomo con le sue competenze crea la macchina e la dota dei dati necessari per farla funzionare, in risposta la macchina migliora le possibilità dell’uomo di valorizzare la propria creatività.
  • Intelligenza Artificiale responsabile. Rifacendosi alle tre leggi della robotica di Isaac Asimov, Daugherty ricorda come l’IA debba sempre essere impiegata a beneficio dell’umanità. Un imperativo, questo, che pone in essere la questione etica di un’intelligenza artificiale che sia anzitutto responsabile ma anche onesta, imparziale e trasparente. La responsabilità degli atti compiuti dalla AI deve essere sempre in capo alle persone.

Tre sfide per le aziende

  • Nuove abilità e formazione. Con la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, diventa necessario colmare il gap tra le competenze già presenti nel mercato del lavoro e quelle necessarie, maggiori rispetto alle prime. Serve quindi formare vecchi, nuovi e futuri lavoratori per permettere una più serena ed efficace collaborazione per il binomio uomo+macchina.
  • Data Veracity. Informazioni poco accurate possono minare la qualità delle ricerche fatte per mano dell’AI sulle quali gli enti contano per pianificare, operare e conoscere. È quindi fondamentale attingere da fonti sicure, collezionare e gestire i dati correttamente per svolgere un lavoro accurato, affidabile ed eticamente corretto.
  • Non esiste una linea d’arrivo. L’intelligenza artificiale non ha un traguardo da raggiungere perché essa continuerà a svilupparsi e a crescere con noi.