Nel 2020 l’intelligenza artificiale creerà più posti di lavoro di quelli che eliminerà

Il report Predicts 2018: AI and the Future of Work di Gartner prevede per il 2020 un incremento di posti di lavoro grazie all’intelligenza artificiale.

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Secondo Gartner il 2020 sarà un anno cruciale nelle dinamiche occupazionali legate all’intelligenza artificiale. Il numero di posti di lavoro interessati dall’IA varia a seconda del settore; fino al 2019 l’assistenza sanitaria, il settore pubblico e l’istruzione vedranno una domanda di lavoro in continua crescita, mentre la produzione sarà maggiormente colpita. A partire dal 2020 la creazione di posti di lavoro legati all’IA passerà in territorio positivo, raggiungendo due milioni di nuovi posti di lavoro nel 2025.

“Molte innovazioni significative in passato sono state associate a un periodo di transizione di perdita del lavoro temporaneo, seguito dal recupero; ecco perché la trasformazione aziendale e l’IA seguiranno probabilmente questa rotta” ha affermato Svetlana Sicular, research vice president di Gartner. L’intelligenza artificiale migliorerà la produttività di molti posti di lavoro, eliminando milioni di posizioni di medio e basso livello, ma anche creando milioni di nuove posizioni di alta qualifica.

“Sfortunatamente gli allarmismi sulla perdita di posti di lavoro confondono l’intelligenza artificiale con l’automazione, che offusca il più grande beneficio dell’IA: una combinazione di intelligenza umana e artificiale in cui entrambe si completano a vicenda”.

I responsabili IT non dovrebbero concentrarsi solo sull’aumento netto previsto dei posti di lavoro. Con ogni investimento in tecnologie abilitate all’intelligenza artificiale, devono se mai prendere in considerazione quali posti di lavoro saranno persi, quali posti verranno creati e come l’IA trasformerà il modo in cui i lavoratori collaborano con gli altri, prendono decisioni e portano a termine il lavoro.

Gartner ha identificato ulteriori previsioni relative all’impatto dell’IA sul luogo di lavoro. L’intelligenza artificiale è già stata applicata a compiti altamente ripetibili in cui è possibile analizzare grandi quantità di osservazioni e decisioni per creare dei pattern. Tuttavia, applicare l’IA a un lavoro meno di routine che è più vario a causa della minore ripetibilità inizierà presto a produrre benefici superiori.

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L’IA applicata a questo tipo di lavoro ha maggiori probabilità di assistere gli umani piuttosto che sostituirli, in quanto le combinazioni di esseri umani e macchine funzioneranno in modo più efficace di quanto non facciano gli esperti umani o le macchine guidate dall’intelligenza artificiale che lavorano separatamente.

Entro il 2022, un lavoratore su cinque impegnato in compiti prevalentemente non di routine si affiderà all’IA per svolgere un lavoro. “L’utilizzo dell’intelligenza artificiale per generare automaticamente un rapporto sullo stato settimanale o selezionare le prime cinque e-mail nella posta in arrivo non ha certamente lo stesso “fattore wow” della cura di una malattia, motivo per cui questi usi pratici a breve termine passano inosservati” ha dichiarato Craig Roth, research vice president di Gartner.

“Le aziende stanno appena cominciando a cogliere l’opportunità di migliorare il lavoro non di routine attraverso l’intelligenza artificiale applicandola a strumenti generici. Una volta che i cosiddetti knowledge worker incorporano l’intelligenza artificiale nei loro processi lavorativi come nel caso di una segretaria o di uno stagista virtuale, i “dipendenti robo” diventeranno una necessità competitiva”.

Sfruttando tecnologie come l’intelligenza artificiale e la robotica, i retailer useranno l’automazione intelligente dei processi per identificare, ottimizzare e automatizzare le attività faticose e ripetitive attualmente svolte dagli esseri umani, riducendo i costi di manodopera attraverso l’efficienza dalla sede centrale ai centri di distribuzione e ai negozi.

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Tuttavia, la ricerca di Gartner suggerisce che molti consumatori preferiscono ancora interagire con un addetto alle vendite esperto quando visitano un negozio, in particolare in settori specializzati come casa, salute e cosmetica, dove addetti preparati ed esperti possono avere un impatto significativo sulla soddisfazione del cliente. Anche se ridurranno la manodopera utilizzata per altre attività operative, i rivenditori si troveranno in difficoltà a eliminare i tradizionali consulenti di vendita.

“I rivenditori saranno in grado di risparmiare sul lavoro eliminando mansioni altamente ripetitive e transazionali, ma dovranno reinvestire alcuni di questi risparmi in trainer esperti che possano migliorare l’esperienza del cliente” ha dichiarato Robert Hetu, research director di Gartner. “Ecco perché molti rivenditori arriveranno a considerare l’intelligenza artificiale come un modo per arricchire le esperienze dei clienti piuttosto che rimuovere gli umani da ogni processo”.

Nel 2021 l’IA genererà 2,9 miliardi di dollari di valore commerciale e recupererà 6,2 miliardi di ore di produttività dei lavoratori. Tuttavia, alcune industrie, come l’outsourcing, stanno assistendo a un cambiamento fondamentale nei loro modelli di business, per cui la riduzione dei costi dovuta all’IA e il conseguente miglioramento della produttività devono essere reinvestiti per consentire il ripensamento e la ricerca di nuove opportunità del modello di business.

“L’IA può farsi carico di compiti ripetitivi e banali liberando gli umani per altre attività, ma la simbiosi degli umani con l’intelligenza artificiale sarà più sfumata e richiederà reinvestimenti e ripensamenti anziché una semplice automazione delle pratiche esistenti”, ha affermato Mike Rollings di Gartner. “Piuttosto che avere una macchina che replica i passaggi che un umano compie per raggiungere un particolare giudizio, l’intero processo decisionale può essere rielaborato per utilizzare i punti di forza e di debolezza relativi sia alla macchina, sia all’essere umano, in modo da massimizzare la generazione di valore e ridistribuire il processo decisionale per aumentare l’agilità”, conclude Rollings.