Intelligenza artificiale: investimenti in crescita per un’azienda italiana su due

In Italia il 52% delle aziende investirà in Intelligenza Artificiale entro i prossimi 3 anni, ma oltre il 70% svilupperà progetti legati alla cybersecurity per proteggersi da attacchi informatici sempre più frequenti.

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In Italia sempre più medie-grandi aziende sono orientate verso investimenti concreti su tecnologie di digitalizzazione. Questo è quanto emerge dal Dell Technologies Digital Transformation Index (the DT Index), uno studio sviluppato in collaborazione con Intel basato su dati quantitativi di Vanson Bourne che traccia un quadro complessivo dello stato dell’arte della trasformazione digitale in vari Paesi del mondo, mettendo in luce le difficoltà e le aspettative sul tema dei vari business leader globali.

Dallo studio emergono dati significativi relativi all’Italia, dove il 52% delle aziende medio-grandi ha in programma di investire sull’Intelligenza Artificiale nel corso dei prossimi 3 anni. Una tendenza che migliora in modo notevole rispetto all’edizione 2016 dello studio, dove il dato fece registrare un 24,5%. Una percentuale che diventa del 71%, se si guarda agli investimenti legati alla cybersecurity, sempre più irrinunciabili nell’attuale scenario digitale per erigere solide barriere contro gli attacchi informatici e le minacce esterne.

Seppure in Italia appena il 10% (2% nel 2016) delle aziende medio-grandi possa essere inserito all’interno della categoria leader digitale, si registra ottimismo per il futuro. Solo il 17% delle aziende italiane pensa infatti che non riuscirà a soddisfare la domanda di clienti sempre più evoluti da qui a 5 anni, mentre il 18% dei manager intervistati crede che la propria azienda rimarrà indietro a causa dell’avanzare della trasformazione digitale.

Tuttavia, persistono ancora diverse barriere alla piena attuazione della trasformazione digitale delle medie-grandi aziende italiane. Ostacoli come la mancanza di collaborazione e di cultura digitale all’interno forza-lavoro (28%), l’assenza di una strategia e di una visione digitale coerente (13%), un ambiente informatico frammentato (13%).

Dallo studio, però, emerge una chiara volontà di porre rimedio a questi impedimenti. In Italia, infatti, ben il 50% delle aziende sta implementando azioni per ridurre il gap di competenze dei propri dipendenti sul tema della digitalizzazione.

IoT, Interlligenza Artificiale, robotica e automazione avranno un impatto sempre più determinante nel mondo del lavoro e porteranno cambiamenti favorevoli per il nostro Paese a forte vocazione artigianale, capacità creativa e manifattura di alta qualità. In questo senso, è molto positiva la notizia dell’assegnazione della gara per il 5G indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico. La maggior ampiezza di banda portata dalla tecnologia 5G sarà un vero e proprio volano per tutte le tecnologie legate alla trasformazione digitale, che necessitano di alta velocità di trasmissione di grandi volumi di dati e di edge computing” ha dichiarato Marco Fanizzi, VP & GM Enterprise Sales di Dell EMC Italia.

“Adesso è necessario continuare a concentrarsi su alcuni aspetti chiave, quali le risorse per costruire le nuove infrastrutture essenziali di base, come reti adeguate, neutrali, 5G, che possano supportare il traffico, infinitamente superiore, prodotto dalle macchine collegate tra loro, dal cosiddetto Internet delle Cose. Non si può rinunciare agli investimenti sui nostri giovani, nella creazione delle competenze necessarie. Serve un grande investimento nel supportare l’adeguamento ‘accelerato’, un piano di re-skilling, dei lavoratori di oggi, che indirizzi il significativo gap di competenze tecnologiche che abbiamo nella forza lavoro. E qui è lo Stato che si deve fare parte attiva di questo processo” conclude Filippo Ligresti, VP & General Manager Commercial Sales di Dell EMC Italia.