Alexa conquista le classifiche dell’App Store

La rapida ascesa di Alexa nelle classifiche dell'Apple App Store dovrebbe essere la prova che aspettavate per ufficializzare l’inizio di una nova era della voce.

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Mentre la maggior parte della stampa tecnologica si impegnava nei giorni scorsi a scrivere liste infinite di acquisti per l’Amazon Prime Day, c’era chi invece stava guardando cosa stava succedendo nel mondo tech. Si è reso conto che molti dei prodotti venduti su Amazon negli ultimi giorni erano sistemi che funzionano con l’app Alexa di Amazon. Per avere un’idea di quanti ne siano stati venduti, ha visto come i download dell’app Alexa abbiano scalato le classifiche delle app più scaricate dell’App Store.

Sebbene la posizione vari da Paese e Paese, negli Stati Uniti l’app Alexa si trova in queste ore al numero 16, ovvero due punti dietro l’app di Facebook e uno in più rispetto a Google Maps. Non è necessario essere un assistente intelligente per capire cosa stia succedendo. Ciò non solo suggerisce che decine di migliaia di consumatori hanno acquistato prodotti compatibili con Alexa negli ultimi giorni, ma mostra anche che le interazioni vocali con le macchine intelligenti stanno diventando la norma.

Lo stiamo facendo tutti. Usiamo tutti Siri, Alexa, Cortana e tutti gli altri e proprio Amazon ha un grande vantaggio in termini di distribuzione, in quanto si è mossa molto bene nell’approcciare questo settore tecnologico. L’introduzione delle Skill di Alexa significa che l’assistente di Amazon non deve necessariamente essere definito come uno strumento per lo shopping o l’accesso ai contenuti (chiedendo ad esempio di riprodurre un film o una canzone), ma che può essere esteso anche in molti altri ambiti.

Questo è un vantaggio nell’attuale fase dell’interazione voce/macchina, ma con la scalabilità di queste interfacce tale vantaggio iniziale potrebbe scomparire. Perché? Semplicemente perché Amazon non ha ancora una piattaforma (ancora). Può crearne una ma ci vorrebbe un grande sforzo per consentire agli sviluppatori di costruire un mondo di app per decine di migliaia di casi d’uso. Richiederebbe anche lo sviluppo di un sistema operativo unico ed è un’altra cosa difficile da realizzare.

Prendete Photoshop come esempio: abilitare Photoshop per il controllo vocale su un Mac è qualcosa che è già successo grazie alla tecnologia Voice Control di Apple, che è un vero gioiello in questa era contrassegnata dal binomio macchina/voce. Amazon non può arrivare a questi livelli senza un enorme investimento in tecnologia, sviluppo e tempo, il che significa che Alexa non può scalare.

La caratteristica di queste interfacce è che, almeno in superficie, sono limitate. I comandi che potete pronunciare si limitano infatti a semplici “prendi nota”, “riproduci un brano”, “spegni la luce”… o almeno così sembra. In realtà le macchine stanno diventando più intelligenti e più capaci di analisi contestuali. Ciò le aiuta a prevedere ciò che vogliamo, a capire cosa intendiamo dire e quindi a fornire un risultato adatto a quel contesto.

Logaritmi di intelligenza artificiale IA come KNN, LVQ, SVM e Random Forest significano che l’intelligenza della macchina sta diventando più capace di fare previsioni basate su più input di dati. Questi sono i tipi di tecnologie che i computer utilizzano già per rilevare la posta indesiderata o per capire la differenza tra le nostre playlist preferite generate al mattino o alla sera.

Questa comprensione in evoluzione intorno all’IA contestuale implica che la tecnologia diventa inevitabilmente più capace di soddisfare richieste più complesse prevedendo ciò di cui abbiamo bisogno. Persino Siri sta migliorando in questo ambito e Apple ha molti vantaggi in tal senso. La sua attenzione alla privacy è estremamente attraente per gli sviluppatori di IA, che ora comprendono l’importanza di ciò che stanno costruendo e il pericolo di permettere all’IA di diventare un guardiano di visioni distopiche.

Che ci crediate o no, la maggior parte degli sviluppatori di IA vuole solo rendere il mondo un posto migliore e, come se non bastasse, Apple ha anche una piattaforma esistente, milioni di sviluppatori, una gamma di applicazioni essenziali (sia proprie che di terze parti) e relative tecnologie hardware; quei processori della serie A e i loro chip neurali integrati sono veri e propri passaporti per l’intelligenza artificiale mobile.

I processori Apple tra l’altro sono fondamentali per il futuro dell’azienda e mentre il Power Mac G4 del ’99 si spingeva a un gigaflop di prestazioni, l’iPhone XS che alcuni di voi hanno in tasca raggiunge circa 5 teraflop. Si tratta di un’enorme quantità di potenza di elaborazione, più che sufficiente per gestire calcoli di quantizzazione vettoriale di apprendimento, come gli iPhone già fanno ogni volta che assemblano e consigliano una nuova raccolta di immagini nel vostro album fotografico.

Ne risulta che grazie alla capacità di sfruttare l’hardware e il software sui dispositivi Apple per le implementazioni di intelligenza artificiale i vostri dispositivi saranno in grado di affrontare una serie sempre più complessa di attività. Il miglior modo per spiegare tutto ciò è pensare ai Comandi Rapidi di Siri all’ennesima potenza.

Immaginatevi un comando di una sola parola per invocare una serie di modifiche complesse di Photoshop, o una serie di comandi per prendere un testo, unirlo a delle immagini e creare un giornale, un sito web o una rivista. Il tutto usando una parola o due sul vostro iPhone. Parole che l’IA contestualizza automaticamente usando più criteri per le vostre esigenze, rimuovendo la complessità attraverso una comprensione simbiotica accelerata.

Anche Alexa però ha un vantaggio. In termini di dispiegamento e familiarità l’assistente di Amazon sta chiaramente conquistando i portafogli dei consumatori, nonostante gli ultimi dati risalenti a maggio affermino che Siri sia assieme a Google Assistant l’assistente vocale più utilizzato al mondo. Il problema per Alexa è di scala, sebbene una partnership possa essere anche un’opportunità.

Se c’è un punto critico per una partnership più profonda tra Apple e Amazon sulla voce, riguarderà soprattutto la privacy degli utenti. Dopotutto non è impossibile capire come creare Comandi Rapidi in Siri per avviare azioni in Alexa o Google (per quanto possa sembrare complicato), ma la privacy dell’utente non può essere erosa di conseguenza.

È possibile che le due aziende possano trovare un modo per risolvere questa e altre sfide aziendali. Forse tutto ciò che devono fare è rispettare i reciproci domini: le piattaforme per Apple e le vendite retail per Amazon. Perché le interfacce vocali non spariranno, né saranno definite per sempre da ciò che possono fare oggi, ma diventeranno anzi sempre più contestualizzate e la voce sarà uno dei molteplici modi in cui possono essere invocate.

Ma avranno bisogno di piattaforme per prosperare e di sviluppatori preparati a fornire soluzioni per compiti reali oltre la mondanità dello shopping. La rapida scalata di Alexa nelle classifiche dell’App Store dimostra una volta per tutte che la guerra per prevalere nel settore delle interfacce vocale è davvero iniziato.

Cosa ne pensi, Siri?