Samsung vuole rendere il lavoro divertente e produttivo con i suoi dispositivi indossabili e il suo visore di realtà virtuale e, nei suoi piani a breve termine, questi device sono destinati a giocare un ruolo sempre più importante anche nelle aziende.

Al momento il colosso sudcoreano sta vendendo i suoi smartwatch e il Gear VR principalmente a clienti consumer, ma sta esplorando i modi di utilizzo ottimale che questi prodotti potrebbero avere nelle attività di diverse aziende, oltre a lavorare con molti sviluppatori per creare nuove applicazioni indispensabili per gli smartwatch e sviluppare contenuti esclusivi per la realtà virtuale.

Le aziende sono interessate agli smartwatch per gli avvisi e le notifiche e per l’accesso immediato a informazioni critiche, mentre i visori VR stanno diventando sempre più attraenti per la loro capacità di presentare contenuti multimediali in un modo unico e coinvolgente. Entrambi questi prodotti presentano però al momento alcune sfide ancora da superare. Per quanto riguarda gli smartwatch, bisogna infatti considerare elementi cruciali come la sicurezza e il loro ingresso nei programmi aziendali BYOD (Bring Your Own Device).

Su questo versante Samsung potrebbe aggiungere uno “strato” di sicurezza in un ipotetico wearable rivolto proprio alle aziende, come d’altronde già fatto in ambito smartphone e tablet con i modelli Galaxy che si appoggiano sulla piattaforma Knox. Per i visori VR le sfide da superare riguardano più che altro lo sviluppo di nuovi contenuti, che saranno unici per diversi tipi di aziende e attività ma che al momento latitano pericolosamente.

Il Gear VR di Samsung potrebbe invece trovare un utilizzo specifico per videocorsi aziendali o nel campo immobiliare

Samsung comunque ha già suggerito alcuni possibili utilizzi business dei suoi smartwatch, dicendo che c’è già molto interesse nel settore finanziario e ospedaliero. Gli operatori di borsa ad esempio potrebbero usare gli smartwatch per ricevere avvisi e aggiornamenti sull’andamento delle azioni o per fare trading a orari prestabiliti.

In altri ambiti gli smartwatch potrebbero servire anche nei ristoranti per inviare notifiche di servizio allo staff tramite Bluetooth o 3G. Samsung tra l’altro vende già uno smartwatch con connettività 3G (il Gear S), che quindi non avrebbe bisogno di essere connesso a uno smartphone e funziona perfettamente in completa autonomia.

Il Gear VR invece potrebbe trovare un utilizzo specifico per videocorsi aziendali o nel campo immobiliare, per far vedere a potenziali clienti come potrebbe diventare una casa una volta ristrutturata o mostrare loro un tour virtuale di un appartamento senza dover per forza vederlo di persona. Non dimentichiamo poi lo scenario di questi visori come possibili mezzi di intrattenimento sugli aerei, anche se l’ambito forse più promettente per la realtà virtuale rimane quello dell’automotive.

Secondo l’analista di Technalysis Research Bob O’Donnell ci vorranno anni di sperimentazione per capire come questi dispositivi indossabili si potranno integrare nelle aziende. L’aspetto più evidente già da ora, sempre secondo O’Donnell, è comunque lo sfruttamento di questi dispositivi per chi preferisce lavorare a mani libere. Un elettricista ad esempio potrebbe trovare molto più comodo accedere a informazioni da uno smartwatch mentre sta lavorando, invece di posare gli attrezzi che sta utilizzando per impugnare uno smartphone o un tablet.

Inoltre i wearable per lavoro dovrebbero essere particolarmente robusti e avere caratteristiche rugged, mentre i modelli attuali di stampo consumer si adatterebbero male a queste necessità. O’Donnell afferma infine che i produttori di questi dispositivi potrebbero creare dispositivi indossabili apposta per le aziende, alzandone probabilmente il prezzo, producendone in quantità limitata e inserendovi caratteristiche personalizzate per il tipo di attività a cui sono rivolti.