Un Apple Watch può aiutare a gestire il “long COVID”?

Alcuni ricercatori affermano che i dispositivi indossabili possono aiutare a monitorare e gestire il trattamento per le persone sopravvissute al COVID-19.

Apple Watch

La sanità digitale è centrata sulla persona e utilizza sensori e tecnologie indossabili per consentire un nuovo approccio alle cure primarie. Una nuova ricerca che ha coinvolto 37.000 persone ci offre un’altra visione di come dovrebbe funzionare.

Sensori, smartwatch e sintomi

Gli scienziati dello Scripps Research Translational Institute in California hanno recentemente pubblicato uno studio — Digital Engagement and Tracking for Early Control and Treatment (DETECT) condotto su 37.000 persone che indossavano un Apple Watch, un device Fitbit o altri dispositivi indossabili. La ricerca ha mostrato che Apple Watch aiuta a rilevare in modo più accurato i sintomi del COVID-19 e sembra che possa anche aiutare a gestire la condizione chiamata “long COVID”, ovvero gli strascichi che possono trascinarsi anche per mesi dopo che si è ufficialmente guariti dal virus.

“I dispositivi indossabili forniscono un modo per monitorare continuamente le metriche fisiologiche e comportamentali di un individuo a partire da quando è sano (cioè prima dell’infezione), durante il corso dell’infezione e il recupero”, hanno scritto gli autori. Si è inoltre scoperto che i dispositivi indossabili potrebbero identificare alcuni dei segni premonitori della condizione, inclusa la tendenza della frequenza cardiaca a rimanere molto più alta del normale dopo essere stati ammalti di COVID.

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Gli scienziati hanno poi notato che le persone che soffrono di long-COVID hanno sviluppato problemi di sonno misurabili e hanno visto un declino a lungo termine dei livelli di attività motoria. “I ricercatori hanno identificato un piccolo sottogruppo di persone con COVID la cui frequenza cardiaca è rimasta più di cinque battiti al minuto al di sopra del normale da uno a due mesi dopo l’infezione”, ha riferito il New York Times. “Quasi il 14% di quelli con la malattia rientra in questa categoria e in media la frequenza cardiaca non è tornata alla normalità per più di 133 giorni”.

Implicazioni nell’assistenza sanitaria

La ricerca non è definitiva e non significa che chi soffre di condizioni croniche come il long COVID possa aspettarsi di ricevere dispositivi indossabili per monitorare le proprie condizioni. Ma sembra ragionevolmente credibile credere che i sensori su questi device possano svolgere un ruolo importante nella cura del paziente a lungo termine per qualsiasi malattia.

Nel Regno Unito, un ospedale del servizio sanitario nazionale della Wirral University ha iniziato a lavorare con una società chiamata Enovacom sul trattamento del COVID-19 subito dopo lo scoppio della pandemia. Il problema che doveva essere risolto erano i dati dei pazienti e, più precisamente, quelli relativi ai pazienti attaccati ai respiratori mentre combattevano contro il COVID-19. Inizialmente questi dati sono stati raccolti utilizzando processi cartacei, ma ciò si è rivelato soggetto a errori umani.

La tecnologia di Enovacom ha automatizzato la raccolta dei dati dei pazienti, aggiungendoli al sistema di cartelle cliniche elettroniche (EMR) dell’ospedale. Questo ha permesso al personale di risparmiare tempo prezioso e ha garantito dati accurati sui pazienti a cui il personale poteva accedere su un dispositivo mobile. L’idea intrinseca è che i sensori raccolgano i dati dei pazienti, li inseriscano nei sistemi di registrazione dei pazienti e forniscano tali informazioni agli operatori sanitari.

Verso l’assistenza e la diagnosi a distanza

Una volta che i dati sono disponibili internamente, è solo questione di tempo prima che sia possibile accedervi dall’esterno. Questo è ciò che apre le porte all’assistenza e alla diagnosi a distanza del paziente e può dare alle persone che altrimenti avrebbero bisogno di rimanere in ospedale più autonomia e la possibilità di curarsi a casa.

“I prodotti che cercano di fornire informazioni più approfondite sulla salute, come l’Apple Watch, possono rivelarsi molto importanti per i nuovi modelli di assistenza clinica e per il processo decisionale condiviso tra le persone e gli operatori sanitari” ha affermato il dott. Ivor Benjamin, ex presidente dell’American Heart Association.

Oltre a prendersi cura delle condizioni esistenti, i dispositivi indossabili possono anche aprire nuove frontiere nella diagnosi sanitaria. Le notifiche sulla frequenza cardiaca e il lettore ECG integrato nell’Apple Watch salvano già oggi delle vite. Si pensi ad esempio al recente caso di Diane Feenstra, una donna del Michigan il cui Apple Watch la ha avvisata di complicazioni a seguito di un lieve infarto salvandole di fatto la vita.

Poiché questi dispositivi raccolgono dati più ampi e approfonditi su chi li sua, creano un ecosistema in grado di supportare la diagnosi e l’assistenza remota e di persona e la mitigazione dell’errore umano. Offrono anche l’opportunità di identificare i sintomi molto più rapidamente rispetto all’attuale sistema di cure primarie, poiché il machine learning può avvisare di anomalie prima che chi lo indossa sappia che c’è qualcosa che non va.

“La maggior parte del denaro nell’assistenza sanitaria viene speso per i casi che non sono stati identificati con sufficiente anticipo”, ha affermato il CEO di Apple Tim Cook. “Ci vorrà del tempo, ma le cose che stiamo facendo ora mi danno molti motivi di speranza”.

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AUTOREJonny Evans
FONTEComputerworld.com
Jonny Evans
Collaboratore di Computerworld.com Jonny è un freelance che scrive di tecnologia dal 1999, in particolare riguardo a Apple e la digital transformation. Cura su Computerworld.com il blog Apple Holic, con post a volte interessanti e a volte provocatori su tutto quel che succede a Cupertino. Le traduzioni dei suoi articoli appaiono su Computerworld in virtù dell'accordo di licenza con l'editore americano IDG Communications. Lo potete trovare su Twitter come @jonnyevans_cw