La blockchain è un potenziale alleato contro le fake news

La tecnologia blockchain promette interessanti sviluppi come metodo per distinguere i contenuti autentici da quelli falsi o manipolati

Fake news blockchain

Nel 2018 venne diffuso un video su YouTube in cui l’ex presidente Barack Obama spiegava che la tecnologia poteva essere facilmente utilizzata per manipolare i video e creare notizie false. Il video ha realizzato oltre 7,2 milioni di visualizzazioni. Nel video, Obama affermava che viviamo in tempi pericolosi in cui i “nemici” possono indurre chiunque a dire qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Pochi istanti dopo veniva rivelato che il video stesso era falso.

Che si tratti di notizie, immagini o video, la diffusione su Internet di contenuti falsi e fuorvianti si è moltiplicata negli ultimi cinque anni circa. Una possibile soluzione al problema è standardizzare il modo in cui un contenuto viene distribuito online. Ciò che non rispetta gli standard stabiliti risulterebbe quindi non attendibile.

In questo contesto può essere utile la tecnologie blockchain. Come parte di un’evoluzione del Web 3.0, la blockchain viene utilizzata per creare un web decentralizzato, in cui un registro immutabile memorizza informazioni sul contenuto e viene indissolubilmente legato ad esso per garantirne l’autenticità. Gli archivi di dati personali consentirebbero inoltre alle aziende e agli individui di mantenere il controllo sui contenuti che producono o consumano.

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Secondo il report Gartner 2020 Predicts, pubblicato a dicembre, entro il 2023 fino al 30% delle notizie e dei contenuti video in tutto il mondo potrebbe essere autenticato come reale dalla blockchain, contrastando efficacemente la tecnologia Deep Fake.

La blockchain può tracciare la provenienza dei contenuti (di testo o video) in modo che gli utenti sappiano da dove provengono e abbiano la certezza che non siano stati alterati”, ha spiegato in un post Avivah Litan, vicepresidente alla ricerca di Gartner. “Mettere social media e social network su blockchain consentirà agli utenti di controllare non solo le proprie informazioni, ma anche gli algoritmi e i filtri che gestiscono i loro flussi di informazioni”.

Lo scorso dicembre il CEO di Twitter Jack Dorsey ha annunciato che Twitter sta “finanziando un piccolo team indipendente composto da un massimo di cinque esperti open source, tra cui ingegneri e designer, per sviluppare uno standard aperto e decentralizzato per i social media”.

L’obiettivo di Twitter è consentire agli utenti di leggere ciò che vogliono, offrendo filtri basati sulla blockchain per autenticare i contenuti. “Gli utenti rimarrebbero liberi di applicare o meno i filtri”, ha sottolineato Litan.

Tre progetti che usano la blockchain per riconoscere fake news

Negli ultimi due anni sono stati presentati diversi progetti di alto profilo che utilizzano blockchain per contrastare le notizie false. Tra questi ci sono il News Provenance Project, la Deep Trust Alliance e Po.et, il cui obiettivo è standardizzare il modo in cui notizie, immagini e video vengono pubblicati online, tracciando il percorso dei contenuti dalla fonte al consumatore finale.

Con il suo News Provenance Project il New York Times ha collaborato con Garage di IBM per sviluppare un proof of concept che utilizza la blockchain di Hyperledger Fabric per archiviare metadati contestuali su foto e video di notizie. I metadati comprendono chi ha girato i filmati, dove e quando sono stati girati, quando sono stati pubblicati e modificati. La blockchain registra anche le origini di una foto: dove, quando e da chi è stata scattata, chi l’ha pubblicata e come è stata utilizzata in una rete di agenzie giornalistiche.

La Deep Trust Alliance è stata fondata da Kathryn Harrison, che era precedentemente direttore della gestione globale dei prodotti per IBM Blockchain, dove ha contribuito allo sviluppo di Hyperledger Fabric e del servizio gestito attraverso cui si usa.

Po.et sta sviluppando un sistema decentralizzato basato sulla blockchain Bitcoin come record immutabile che registra il contenuto e utilizza gli attuali standard di interoperabilità del settore dei media.

“La maggior parte dei progetti partono da video e immagini falsi realizzati con la tecnologia Deep Fake, perché sono i più facili da individuare”, ha dichiarato Litan.

A differenza dei contenuti manipolati manualmente, come una notizia creata o modificata con cattive intenzioni, i contenuti Deep Fake sono immagini o video generati con tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning note come reti generative avversarie (GAN, generative adversarial networks).

L’ostacolo principale? La mentalità degli utenti

Nonostante le possibilità offerte dalla blockchain, qualcuno dubita della sua efficacia nel combattere le fake news. Danny O’Brien, direttore della strategia della Electronic Frontier Foundation (EFF), ha affermato che l’uso della tecnologia per risolvere un problema sociale raramente funziona.

Scommetterei volentieri 10 bitcoin sulle previsioni di Gartner”, ha detto O ‘Brrien. “Alcune persone ritengono che la soluzione al problema delle notizie false sia creare un sistema che garantisce le notizie vere. Ma questo ragionamento ha delle falle. Innanzitutto, è difficile creare un sistema che certificata ‘la verità’. In secondo luogo, le persone che accettano e condividono fake news raramente sono motivate a scoprire se sono vere”.

In altre parole, l’utente medio non è interessato a utilizzare il pensiero critico per determinare se le notizie sono reali o meno, fintanto che si adattano a una narrazione che gli piace.

Il progetto del New York Times, tuttavia, non è iniziato con contenuti testuali, ma con le immagini. “Per un software, infatti, è più facile esaminare i pixel e determinare se sono stati modificati”, ha affermato Litan.

Al contrario, il metodo migliore per autenticare un testo scritto sarebbe stabilire un consenso di settore intorno alle fonti che lo hanno prodotto. Per questo sarebbe necessario creare un algoritmo di consenso nativo della blockchain per consentire ai produttori di contenuti di concordare quando qualcosa è autentico prima che venga pubblicato.

L’uso migliore della blockchain è la gestione dei contenuti. Se tutti adottassero un sistema di gestione dei contenuti che firma le notizie (attraverso la crittografia) e ogni modifica apportata, le registra e le autentica usando la blockchain, le probabilità di diffondere false sarebbero pari a zero”, ha dichiarato Litan.

Vi sono, tuttavia, notizie false e dannose create per scopi politici. “E possono essere autenticate da un sistema di consenso, perché nessun sistema sarà mai universale”, ha sottolineato O’Brien.

Litan è d’accordo, in quanto “non c’è alcuna possibilità che tutti i media concordino su un unico sistema di gestione dei contenuti”. Tuttavia l’analista ritiene che, oltre a essere utilizzata per creare una white list di fonti di notizie, la blockchain possa essere esplorata come metodo per gli usi specifici riassunti qui di seguito.

Autenticazione: uso di altre tecnologie, come il test elettronico degli impulsi o l’imaging spettrale, per garantire che l’autenticità di un prodotto (per esempio una notizia, un dispositivo elettronico, un bene alimentare) venga registrata e tracciata sulla blockchain.

Black list o rilevamento delle anomalie: utilizzo di AI e modelli di machine learning per rilevare anomalie comportamentali o di dati per asset/informazioni/attività che si alimentano nella blockchain.

Coerenza tra verità fisica e verità virtuale: sensori IoT/reti/gemelli digitali per collegare la “verità” fisica all’evento virtuale registrato sulla blockchain.

Una piattaforma di social network decentralizzata potrebbe ancora fornire notizie sensazionali e assolutamente false, ma solo se è quello che l’utente sceglie di leggere”, ha concluso Litan. “La blockchain potrebbe garantire la fonte della notizia. Alla fine, sarà l’utente a scegliere deliberatamente di leggere notizie provenienti da fonti non garantite”.

Lucas Mearian
Senior Reporter a Computerworld.com Lucas scrive per Computerworld riguardo le tecnologie per i servizi finanziari (tra cui la blockchain), l'utilizzo dell'informatica nella sanità e sull'utilizzo enterprise delle tecnologie mobile, per quanto riguarda hardware, softweare, la gestione centralizzata dei dispositivi mobili aziendali e le problematiche relative alla cybersecurity. Pubblichiamo le traduzioni dei suoi articoli in virtù dell'accordo di licenza con l'editore americano IDG Communications. E' su Twitter come @LucasMearian