Blockchain: perché rimane ancora un enigma corporate?

Mentre i vantaggi della blockchain sembrano chiari, le sfumature intorno alla sua attuazione, inclusa l'aggiunta di partner commerciali a una rete, rendono incerto il suo futuro.

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Mentre in alcuni settori la blockchain si sta muovendo oltre i progetti pilota e le prove di test concettuali, le aziende continuano a lottare per giustificare la spesa per lo sviluppo di questa tecnologia e continuano a nutrire dubbi sulla sicurezza, l’interoperabilità, la larghezza di banda e le normative. All’inizio di questo mese la società di ricerca IDC ha pubblicato la sua guida semestrale alla spesa in blockchain che quest’anno è prevista in 2,7 miliardi di dollari, in crescita dell’80% rispetto al 2018.

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Entro il 2023 inoltre, sempre secondo IDC, la spesa per hardware, software e servizi blockchain dovrebbe raggiungere i 15,9 miliardi di dollari. L’adozione della blockchain per servizi finanziari, identità, commercio e altri mercati “è incoraggiante”, ha affermato IDC. La spesa globale per la blockchain sarà guidata dal settore bancario, che rappresenterà circa il 30% del totale mondiale nelle previsioni quinquennali di IDC (dal 2018 al 2023). La produzione discreta e la produzione di processo saranno i prossimi settori più grandi, con una quota combinata di oltre il 20% della spesa complessiva.

La produzione di processo vedrà anche il tasso più rapido di crescita della spesa (68,8% tasso di crescita annuale combinato), rendendolo il secondo settore più grande per la spesa blockchain entro la fine del 2023. In un recente sondaggio condotto da IDC sui dirigenti aziendali, i cui risultati non sono ancora stati pubblicati, il 62% degli intervistati ha inoltre indicato che sta prendendo in considerazione la blockchain a lungo termine, la sta implementando nella fase di produzione o la sta comunque valutando. Questa percentuale è leggermente aumentata rispetto allo scorso anno, quando il 55% indicava di essere stato coinvolto in progetti blockchain, o rispetto al 2017, quando la percentuale era del 51%.

La blockchain, secondo IDC, ha raggiunto un “punto di svolta” in molteplici casi d’uso, come i pagamenti transfrontalieri e la gestione e il monitoraggio della catena di approvvigionamento e molte aziende in quelle aree stanno rapidamente passando dai progetti piloti alla produzione. Tuttavia, durante un webinar la scorsa settimana, il responsabile della ricerca di IDC Stacey Soohoo ha affermato che l’incertezza sui vantaggi della tecnologia è giustificata, in particolare per quanto riguarda la regolamentazione e la governance.

“Penso che la blockchain si stia ancora sviluppando. C’è ancora molto che non sappiamo su come si svilupperà. Il potenziale dirompente della blockchain è che cambierà completamente il modo in cui il software aziendale viene sviluppato e distribuito. Una piccola incertezza deve essere prevista. Si devono inoltre affrontare preoccupazioni normative, problemi di interoperabilità con altre organizzazioni e persino all’interno delle proprie tecnologie. E la domanda che tutte queste aziende si pongono di fronte alla blockchain è: quando vedrò i benefici?”, ha dichiarato la Soohoo.

Anche se molte aziende sono “profondamente coinvolte in questi progetti”, si stanno rendendo conto che su gran parte di ciò che inizialmente avevano intenzione di fare non hanno riflettuto al 100%. Oppure, anche se hanno riflettuto a fondo sui loro progetti, solo ora si stanno rendendo conto di aver bisogno di più tempo per trovare i giusti partner commerciali e assicurarsi che le reti blockchain si integrino perfettamente con i sistemi legacy in uso.

La blockchain dopotutto non è un middleware pensato per legarsi a sistemi legacy esistenti, ma ci sono modi per automatizzare il flusso di dati dai sistemi ERP a una tecnologia di contabilità distribuita. In genere, le API e gli standard di condivisione dei dati, come il GS1 (meglio noto per il protocollo con codice a barre leggibile dalla macchina), sono stati utilizzati per consentire l’interoperabilità con i sistemi di dati legacy.

L’IBM Food Trust, utilizzato da Walmart e da altri rivenditori per tracciare gli alimenti dalla fattoria allo scaffale, evita l’inserimento manuale di dati sfruttando gli investimenti tecnologici legacy attraverso lo standard GS1 e automatizza il trasferimento e la comprensione dei dati tra diverse parti sul libro mastro elettronico.

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“Indipendentemente da come viene implementata la blockchain, la maggior parte dei costi per implementarla richiede la partecipazione dei partner commerciali alla rete e comporta la stipula di accordi commerciali e regole di governance” ha affermato Kevin McMahon, direttore delle tecnologie emergenti presso la società di consulenza SPR di Chicago. “Mettere insieme il modello di governance e impegnare gli sforzi, il tempo e l’energia per costruire un consorzio e risolvere le sfide del business è sempre stata una sorpresa per i nostri clienti. Penso che la gente si stia accorgendo proprio ora che non sarà una strada facile e scorrevole”.

Anche trovare un ritorno sull’investimento nella blockchain non è facile. A differenza dei progetti pilota e di test di tecnologia collaudata, la natura amorfa della blockchain, poiché è una piattaforma abilitante sottostante e non un’applicazione aziendale che offre valore, può renderla qualcosa di difficile da vendere agli occhi dei dirigenti aziendali. Attualmente un’azienda in genere guarda a un investimento tecnologico e calcola guadagni di efficienza o potenziale di entrate: un calcolo relativamente semplice.

Quando però si inizia a distribuire tale investimento tra i partecipanti in una rete, tale costo potrebbe non essere distribuito uniformemente. Oppure i benefici maturati per i partecipanti potrebbero non essere distribuiti uniformemente. Inoltre, tali costi e benefici possono cambiare quando i partecipanti entrano nella rete e ciò potrebbe non essere evidente all’inizio.

La blockchain, tuttavia, ha il potenziale per cambiare il modo in cui i consumatori acquistano, in cui le aziende tengono traccia e scambiano dati e persino in cui il software viene distribuito tra i partner commerciali. Attualmente, il software aziendale viene fornito come modello concesso in licenza o as-a-service, il che significa che le singole aziende utilizzano software (ERP ad esempio) per modificare, gestire e caricare dati in una database.

Una società potrebbe avere un sistema ERP che si occupa dei suoi dati sui suoi prodotti. Invia quindi quel prodotto a una società partner che ha anch’essa un sistema ERP che registra l’input di quel prodotto nel proprio database. Sono gli stessi dati ma sono anche database diversi e in molti settori la soluzione ERP è probabilmente fornita dallo stesso vendor. Pertanto la società A e la società B stanno esaminando gli stessi dati ma utilizzando le proprie licenze o l’accesso a soluzioni ERP simili. Ciò non è molto efficiente e significa che le aziende spesso inseriscono e verificano dati che sono già stato caricati e verificati innumerevoli volte in precedenza.

Con la blockchain, se due società partner e tutti gli altri membri della catena di valore stanno aggiornando i loro nodi di server basati su blockchain per tenere traccia dei dati, improvvisamente si ha un modo molto diverso di guardare al software aziendale per la gestione di un database.

“Ogni transazione o cambio di stato viene replicato automaticamente su ciascun nodo, tanto che ciò che una soluzione ERP fa nel caricamento e nella modifica dei dati diventa ridondante”, ha aggiunto la Soohoo. “Invece, tutto ciò che serve è un’applicazione simile a un browser in grado di vedere cosa sta succedendo nella blockchain. Questo è lo stesso problema con molti altri software aziendali che tengono traccia dell’inventario o dei debiti/crediti. Pertanto la blockchain cambia il modello di consegna per software aziendale”.

La Soohoo ha indicato esempi in cui la blockchain sta cambiando il settore della vendita al dettaglio consentendo ai consumatori di scansionare un codice QR con il proprio smartphone e leggere dove e come sono fatti i loro vestiti, cibo o altri prodotti. Walmart sta già testando un’applicazione che consentirebbe a un consumatore di scansionare un codice QR su un’etichetta di un prodotto e scoprirne la “storia” completa, dalla fabbrica allo scaffale.

A giugno inoltre la Food and Drug Administration (USFDA) degli Stati Uniti ha annunciato che IBM, KPMG, Merck e Walmart sono partner in un progetto pilota a sostegno del Drug Supply Chain Security Act (DSCSA), che consentirebbe loro di identificare e rintracciare medicinali e vaccini soggetti a prescrizione medica distribuiti negli Stati Uniti.

La capacità della blockchain di creare una registrazione immutabile del percorso di un farmaco dal produttore allo scaffale aiuta a garantire che questo non sia contraffatto o contaminato. “I clienti dichiarano di poter trarre vantaggio dalla possibilità di scansionare un codice QR per vedere da dove proviene un prodotto”, conclude la Soohoo.