Blockchain: in tre anni sono partiti 579 progetti a livello globale

La capitalizzazione delle criptovalute è crollata, ma nonostante ciò l’attenzione delle aziende e dei governi nei confronti della Blockchain continua a suscitare molto interesse.

Blockchain

Nonostante il crollo delle criptovalute in termini di capitalizzazione, nel 2018 la Blockchain continua a suscitare grande interesse da parte delle imprese. Sono infatti 579 i progetti di Blockchain nel mondo di aziende e governi nel triennio 2016-2018, di cui 328 negli ultimi dodici mesi (+76% rispetto al 2017). La grande attenzione mediatica attorno alla tecnologia della “catena dei blocchi” ha spinto la crescita degli annunci (il 59% del totale dei casi del 2018, +94%), ma sono in aumento anche i prototipi (27%) e i progetti già operativi (14%), che insieme hanno registrato un incremento del +56%, segno di una crescente maturità.

adv
Investimenti Oracle NetSuite

Prendere decisioni strategiche informate grazie a Business Intelligence e Analytics

Una piattaforma di BI e Analytics deve offrire ai decision maker tutti gli strumenti necessari per migliorare l'efficienza e individuare nuove opportunità prima della concorrenza. Presentiamo una serie di preziose risorse e ricerche in Pdf per approfondire questo argomento da un punto di vista tecnico e strategico. SCARICA LE GUIDE >>

Le aziende più attive nell’ultimo triennio sono gli attori finanziari (48% dei progetti), le pubbliche amministrazioni (10%) e gli operatori logistici (8%), mentre i principali processi di applicazione sono la gestione dei pagamenti (24%), la gestione documentale (24%) e la tracciabilità di filiera (22%).

L’Italia è il terzo Paese europeo per numero di progetti, ma il mercato è ancora agli albori. Da un sondaggio su 61 Chief Innovation Officer di grandi imprese italiane emerge che ben il 59% delle aziende ha avviato sperimentazioni o è in procinto di avviarne, ma gli investimenti sono ancora limitati (15 milioni di euro in formazione, progetti e consulenze) e il 59% non ha un budget dedicato.

Le aziende italiane, inoltre, conoscono ancora poco le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger e non le ritengono rivoluzionarie per il futuro: se il 26% dichiara una conoscenza elevata della “catena dei blocchi”, il 31% non sa ancora cosa sia; soltanto per il 32% sarà una rivoluzione e appena il 2% dei CIO la considera una priorità.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, che è stata presentata nei giorni scorsi al convegno L’Universo dell’Internet of Value, tra le galassie della Blockchain al Campus Bovisa, a cui hanno partecipato i principali protagonisti del mercato italiano e internazionale.

“Il crollo del valore delle criptovalute non ha rallentato l’evoluzione e la diffusione della Blockchain tra le aziende, che anzi ha registrato una forte crescita nel numero degli annunci e dei progetti operativi” afferma Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger. “In Italia soltanto il 3% delle grandi imprese ha progetti già operativi e gli investimenti sono ancora limitati, anche perché la maggior parte delle aziende ha una conoscenza scarsa di questa tecnologia, ma è prevista una crescita nei prossimi anni. Per cogliere i vantaggi di questa rivoluzione sarà necessario lavorare sulle barriere che in questo momento ne stanno limitando l’uso: la mancanza di competenze, la scarsità delle risorse a disposizione e la difficoltà nel valutare i benefici attesi”.

“La tecnologia Blockchain è molto maturata in questo ultimo anno, grazie anche agli sforzi della community di sviluppatori per far evolvere le piattaforme di Distributed Ledger che compongono l’Internet of Value, un sistema che permette lo scambio di beni di valore senza intermediari e in modo programmabile attraverso i cosiddetti smart contract” le ha fatto eco Francesco Bruschi, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger. “Oltre al Bitcoin ve ne sono oltre 800 con caratteristiche differenti. Lo sviluppo di una moltitudine di piattaforme può suscitare una domanda: quale di queste prevarrà, nel lungo termine? In questo scenario, molte piattaforme di scambio di valore coesisteranno, insieme ai rispettivi token, che verranno utilizzati per finalità diverse (ad esempio, bitcoin per lo store of value, ether per gli smart contract, monero per le transazioni private)”.

blockchain

A seconda del livello di diffusione e d’introduzione prevista raggiunti, è possibile identificare come “emergenti” le soluzioni di Language Processing, Demand Forecast, Predictive Maintenance, Image Processing, Fraud Detection, Recommendation e infine Virtual Assistant/Chatbot, che spicca in entrambe le dimensioni. Sono invece mature le soluzioni di Intelligent RPA e Pattern Discovery, mentre vengono definite incognite le soluzioni di Churn Prediction, Dynamic Pricing, Autonomous Robot, Intelligent Object, Content Design e Autonomous Vehicle.

Le aziende che hanno attivato sperimentazioni di Blockchain preferiscono affidarsi a piattaforme private (90% dei 448 casi in cui viene dichiarata la tipologia di soluzione utilizzata) piuttosto che a piattaforme pubbliche (10%). Fra i 318 casi in cui viene indicata la piattaforma impiegata, le più diffuse sono Hyperledger (75 progetti, 24%) e nuove piattaforme Blockchain sviluppate appositamente (altri 75 casi, 24%), seguite da Ethereum (49 casi, 15%), Corda (35 casi, 11%), Ripple (22 casi, 7%) e Bitcoin (7 casi, 2%). I restanti 55 progetti si affidano a piattaforme minori (17%).

Le imprese del settore finanziario continuano a essere le più attive nelle sperimentazioni della “catena dei blocchi” con 280 progetti nel triennio, ma il loro peso sul totale è passato dall’80% del 2016 al 55% del 2017 e al 48% del 2018, segno che sono partite prima degli altri ma che stanno anche crescendo i progetti portati avanti in altri settori. Seguono le pubbliche amministrazioni (59 casi, 10%), gli operatori logistici (44 casi, 8%), le aziende dell’agroalimentare (31 casi, 5%), i media (29 casi, 5%), le utility (25 casi, 4%) e le imprese di altri settori (111 casi, 20%).

La Blockchain trova applicazione soprattutto nella gestione dei pagamenti (138 casi, 24%), nella gestione documentale (137 casi, 24%), nella tracciabilità di filiera (126 casi, 22%) e nel mercato dei capitali (82 casi, 14%). L’incidenza di questi quattro processi rimane costantemente attorno all’80% del totale nei diversi anni (l’80% nel 2016, l’83% nel 2017 e l’84% nel 2018).

La Blockchain in Italia

Nel 2018 il 59% delle aziende italiane ha avviato progetti di blockchain o è pronto a farlo, fra cui il 3% ha già progetti operativi, il 35% ha delle sperimentazioni iniziate e il 21% ha intenzione di attivarle nei prossimi 12 mesi. Il restante 41% non ha ancora lanciato progetti, ma il 31% di queste si sta informando per capire cosa fare.

Le principali barriere all’adozione della tecnologia Blockchain sono la mancanza di competenze, la difficoltà nel valutare i benefici attesi e la scarsità delle risorse a disposizione. La maggior parte delle aziende, infatti, non ha né un budget né un team dedicato alla Blockchain. Il 59% delle imprese non ha stanziato risorse per questa tecnologia nel 2018, il 30% ha un budget inferiore a 100mila euro, il 7% ha preventivato risorse comprese tra 100mila e 500mila euro e solo il 4% ha investito più di 500mila euro. Oltre un’impresa su tre non ha nessuna figura in organico impegnata sul tema (36%), il 17% ha più persone ma non in modalità strutturata, il 39% delle aziende ha affidato il compito al team innovazione e solo l’8% ha un delle figure dedicate.

Anche le aspettative sull’impatto della Blockchain sono per ora ridotte. Solo un’azienda su tre (32%) ritiene infatti che sarà una rivoluzione, per il 61% si limiterà a migliorare alcuni processi e per il 7% non ci sarà alcuna influenza. Se si restringe il campo al proprio settore, solo il 16% del campione prevede un forte impatto, per il 54% l’effetto sarà medio, mentre il 30% ritiene che avrà un’influenza limitata. I settori che saranno più trasformati sono la finanza (secondo il 36% dei rispondenti), la logistica (30%) e la gestione dei diritti di proprietà (18%).