Blockchain

Blockchain: cos’è, come funziona e quali sono i principali casi d’uso in azienda

La blockchain è pronta a rivoluzionare l’IT nello stesso modo in cui ha fatto il software open source un quarto di secolo fa. E come Linux ha impiegato più di un decennio per diventare una pietra angolare nello sviluppo di applicazioni moderne, la blockchain impiegherà anni per diventare un modo economico e più efficiente per condividere le informazioni tra reti aperte e private.

Il clamore intorno a questo registro elettronico apparentemente nuovo e sicuro è comunque già reale e tangibile. In sostanza la blockchain rappresenta un nuovo paradigma per il modo in cui le informazioni sono condivise e le aziende tecnologiche si stanno affrettando a capire come possono utilizzare la tecnologia di registro distribuito della blockchain per risparmiare tempo e costi di amministrazione. Numerose aziende nel 2017 hanno iniziato a lanciare programmi pilota e progetti reali basati su blockchain in vari settori, dai servizi finanziari all’assistenza sanitaria, ai pagamenti mobile, alla logistica e gestione della filiera e persino alle spedizioni globali.

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L’adozione della blockchain è prevista essere lenta e costante, poiché i cambiamenti che ne derivano non posso essere imminenti, come spiega Karim Lakhani, un ricercatore del Crowd Innovation Lab e del NASA Tournament Lab all’Harvard Institute for Quantitative Social Science. “Dal punto di vista del concept la blockchain è il TCP/IP applicato al mondo degli affari e delle transazioni. Negli anni ’70 e ’80 non si pensava che il protocollo TCP/IP sarebbe stato così robusto e scalabile come invece si è dimostrato nel corso dei decenni. La blockchain ha lo stesso potenziale”.

Cos’è la blockchain?

Innanzitutto la blockchain è un libro mastro elettronico pubblico, simile a un database relazionale, che può essere condiviso apertamente tra gli utenti più disparati e che crea una registrazione immutabile delle loro transazioni, ognuna contrassegnata da una marca temporale e collegata alla precedente. Ogni record o transazione digitale è chiamato blocco e consente a un insieme aperto o controllato di utenti di accedere al libro mastro elettronico. Ogni blocco è collegato a un partecipante specifico.

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La blockchain può essere aggiornata solo con il consenso dei partecipanti al sistema e contiene una registrazione autentica e verificabile di ogni singola transazione effettuata nel sistema. Non si tratta però di una tecnologia singola e a sé stante, ma di un’architettura complessa che consente agli utenti di effettuare transazioni creando una registrazione immutabile di esse. Sebbene abbia un enorme potenziale, la tecnologia blockchain è ancora agli albori e i CIO e le loro controparti commerciali dovrebbero aspettarsi delle battute d’arresto nella sua implementazione, inclusa la possibilità reale di gravi bug nel software.

Ad esempio, una delle piattaforme di blockchain più diffuse, Ethereum, non supporta l’uso di punti decimali nel suo script per i contratti intelligenti. La Linux Foundation ha creato strumenti per costruire reti di collaborazione blockchain e lo scorso luglio ha presentato Hyperledger Fabric 1.0, uno strumento di collaborazione per la creazione di reti aziendali di blockchain distribuite, per esempio per impiegare gli smart contracts, i contratti intelligenti che vengono eseguiti automaticamente in base al verificarsi di certe condizioni.

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Mentre alcuni gruppi industriali stanno lavorando per standardizzare le versioni del software blockchain, ci sono anche oltre 200 startup che lavorano sulle loro versioni di questa tecnologia. Perché allora la blockchain sta ottenendo già ora tutta questa attenzione? In una parola, Bitcoin.

Bitcoin è una criptovaluta che permette di realizzare pagamenti su una rete aperta utilizzando bit e crittografia. È stata la prima criptovaluta decentralizzata in assoluto quando è stata creata nel 2009. Sono poi arrivate (e continuano a farlo) altre forme di criptovaluta o denaro virtuale come Ether (basata sulla piattaforma di applicazione blockchain di ethereum), che hanno aperto nuove strade per gli scambi monetari transfrontalieri.

Il termine bitcoin è stato coniato nel 2008 quando Satoshi Nakamoto (probabilmente uno pseudonimo di uno o più sviluppatori) ha scritto un articolo su una “versione peer-to-peer di denaro elettronico che consentirebbe di inviare direttamente i pagamenti online da un soggetto all’altro senza passare attraverso un istituto finanziario”.

Blockchain non è una singola tecnologia, ma piuttosto un’architettura che permette a utenti non coordinati di effettuare transazioni e tenerne un registro immutabile e sicuro.

Cosa fa la blockchain?

Come rete peer-to-peer, combinata con un server di time stamping distribuito, i database blockchain possono essere gestiti autonomamente per scambiare informazioni tra le diverse parti. Non c’è bisogno di un amministratore visto che gli utenti blockchain sono l’amministratore.

Inoltre, le reti blockchain possono essere utilizzate per i già citati contratti intelligenti o script che vengono eseguiti automaticamente quando vengono soddisfatte determinate condizioni e più utenti blockchain possono creare contratti che richiedono più di un set di input per attivare una transazione.

Per esempio, nel real estate sono necessarie firme incrociate tra chi compra, chi vende e le rispettive istituzioni finanziarie.

Ogni record o transazione digitale nella blockchain è chiamato blocco e quanto questo è completato, crea un codice di sicurezza univoco che lo lega al blocco successivo.

Quanto è sicura la blockchain?

Se è vero che nessun sistema è immune dall’essere hackerato, la semplice topologia della blockchain è la più sicura oggi secondo Alex Tapscott, CEO e fondatore di Northwest Passage Ventures, una società di venture capital che investe in società tecnologiche di blockchain.

“Per spostare qualsiasi cosa di valore su qualsiasi tipo di blockchain, la rete deve prima essere d’accordo sul fatto che quella transazione sia valida, il che significa che nessuna singola entità può entrare e dire in un modo o nell’altro se una transazione è avvenuta o meno. Per hackerare un sistema simile, non dovreste semplicemente hackerare un sistema come fareste per attaccare una banca, ma ogni singolo computer su quella rete”.

Come ogni tecnologia emergente, la blockchain deve fronteggiare sfide e barriere alla sua adozione.

Le opinioni non sono tutte entusiastiche però, e sono diversi gli analisti che si interrogano sulla sicurezza della blockchain.

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Le risorse di calcolo per maggior parte delle blockchain sono enormi, perché non si tratta solo un computer ma di molti, moltissimi. Ad esempio, la blockchain di bitcoin sfrutta tra 10 e 100 volte la potenza di calcolo di tutte le serving farm di Google messe insieme. “Come per qualsiasi tecnologia emergente, la blockchain affronta sfide e ostacoli in fase di adozione, ma resta il fatto che pur non essendo immune ad attacchi, è significativamente meglio di tutto ciò che abbiamo inventato oggi a livello di sicurezza”, conclude Tapscott.

I calcoli necessari a validare le transazioni e produrre un nuovo blocco da unire alla blockchain possono essere velocizzati grazie all’uso di schede grafiche accelerate (GPU). Questo ha contribuito negli scorsi mesi a una fortissima richiesta di questo tipo di componente, cosa che ha fatto impennare i prezzi.

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Blockchain pubbliche e private

Ci sono diversi tipi di permutazioni blockchain, ma ricadono principalmente in due categorie: pubblica o privata. Le blockchain pubbliche consentono a chiunque di vedere o inviare transazioni purché facciano parte del processo di consenso. Esistono anche blockchain consortili dove solo un numero preselezionato di nodi è autorizzato a utilizzare il libro mastro. Le blockchain private, al contrario, limitano a un’unica organizzazione (un gruppo di impiegati di una grande azienda, una rete di banche) la possibilità di scrivere su un libro mastro distribuito.

Quali settori industriali usano la blockchain?

Spedizioni, FinTech, sanità, energia. Le blockchain vengono impiegate in un’ampia varietà di usi in diversi settori. In quello delle spedizioni ad esempio, una bolla di accompagnamento è tradizionalmente basata sulla carta e richiede più controlli da parte di più soggetti prima che le merci possano essere consegnate. Anche quando il sistema è elettronico questa trafila non cambia e dà vita a un lungo e complesso iter amministrativo.

Per cercare di semplificare questo processo, Maersk, il più grande operatore mondiale di spedizioni di container, ha annunciato già nel marzo 2017 di utilizzare un libro mastro basato sulla blockchain per gestire e tracciare decine di milioni di container digitalizzando la supply chain. Da inizio 2018 Maersk ha inoltre iniziato a collaborare con IBM su una nuova piattaforma di spedizione elettronica basata su blockchain che dovrebbe diventare operativa nel corso dell’anno.

Ogni partecipante alla catena delle spedizioni può visualizzare sia lo stato di avanzamento delle merci attraverso il registro blockchain, capendo così dove stia transitando un container, sia lo stato dei documenti doganali e altri dati in tempo reale. E poiché la blockchain crea un record immutabile, nessuna parte in gioco può modificare, eliminare o persino aggiungere uno dei blocchi senza il consenso degli altri sulla rete.

La blockchain nel settore FinTech

Accenture ha recentemente pubblicato un rapporto in cui si afferma che la tecnologia blockchain potrebbe ridurre in media del 30% i costi di infrastruttura per otto delle dieci maggiori banche di investimento mondiali, permettendo far risparmiare a esse tra gli 8 e i 12 miliardi di dollari sui costi annuali. Nel caso dei pagamenti transfrontalieri, l’intero processo da compiere è spesso complesso e comprende più livelli di comunicazione per verificare le transazioni (un’operazione nota come pagamento e regolamento).

I pagamenti, le autorizzazioni e i regolamenti nel settore dei servizi finanziari (compresi i mercati azionari) sono pieni di inefficienze perché ogni organizzazione coinvolta nel processo conserva i propri dati e deve comunicare con gli altri dove si trova nell’iter della transazione. Questi accordi richiedono in genere due giorni e costringono le banche a mettere da parte denaro che altrimenti potrebbe essere investito.

Poiché è in grado di condividere istantaneamente i dati con ciascuna organizzazione coinvolta in una transazione, la blockchain riduce o elimina la necessità di riconciliazione, conferma e analisi. Secondo Accenture ciò consente di ottenere un processo di autorizzazione e accordo più efficiente, rapido ed efficace.

J.P. Morgan ha creato quella che è probabilmente una delle più grandi reti di pagamenti blockchain fino ad oggi: la Interbank Information Network (IIN). La società di servizi finanziari ha annunciato che la Royal Bank of Canada e l’Australia e la Australia and New Zealand Banking Group Ltd. hanno aderito alla INN e ciò significa un notevole volume di pagamenti transfrontalieri.

J.P. Morgan ha creato questa rete blockchain per ridurre significativamente il numero di partecipanti necessari a rispondere alla conformità e ad altre richieste relative ai dati che possono ritardare i pagamenti. “IIN migliorerà l’esperienza del cliente, diminuendo la quantità di tempo (da settimane a ore) e i costi associati alla risoluzione dei ritardi di pagamento” ha affermato Emma Loftus, responsabile Global Payments presso J.P. Morgan Treasury Services. “Le capacità della blockchain ci hanno permesso di ripensare a come le informazioni critiche possono essere reperite e scambiate tra banche globali”.

La blockchain nel settore energetico

I residenti di Park Slope a Brooklyn sono in grado di vendere energia generata da pannelli solari tramite una microrete di distribuzione abilitata da una blockchain che registra ogni transazione effettuata con una utility locale. La microrete, creata dalla divisione Digital Grid di Siemens, comprende sistemi di controllo di rete, convertitori, accumulatori di batterie agli ioni di litio e contatori elettrici smart. Il database blockchain di Brooklyn Microgrid è un sistema di contabilità basato sul web che utilizza la tecnologia crittografica per salvare i dati energetici in un modo sia economico, sia a prova di falsificazione.

Sun Pacific Holding Corp. ha invece svelato i piani per acquistare 60 acri di terra per costruire un parco eolico e solare che utilizzerà una blockchain per monitorare la nuova rete, gestire il bilanciamento del carico e aumentare la vita delle apparecchiature elettriche affrontando eventuali problemi in tempo reale.

La compagnia Manalapan vuole collegare le sue numerose microreti fisiche, incluso il nuovo sistema di energia rinnovabile, al sistema di rete nazionale e gestirlo attraverso una blockchain. Nel lungo termine ciò potrebbe consentire ai clienti di rivendere energia alla rete, evitare blackout attraverso la condivisione dell’energia e cambiare fornitore di energia senza problemi.

Per poter partecipare a questa blockchain, sarà necessario acquistare un nodo o un computer. I nodi verranno utilizzati per convalidare e condividere le informazioni attraverso la microrete, riducendo al minimo la quantità di interazione umana necessaria per far funzionare l’intero sistema. Nel complesso un sistema bilanciato sulla blockchain ha tutto il potenziale per essere molto più efficiente dell’attuale sistema energetico. “Riteniamo che il futuro dell’energia si baserà sulla blockchain e siamo entusiasti di utilizzare questa tecnologia per rendere più efficiente la gestione della rete”, ha dichiarato il CEO di Sun Pacific Holdings Nicholas Campanella.

Come evolverà la blockchain?

Indipendentemente da chi l’ha sviluppata, le aziende dovrebbero sempre optare per un approccio pragmatico quando adottano qualsiasi nuova tecnologia, non integrandola ciecamente ma capendo se mai se abbia senso adottarla per risolvere un problema o migliorare ciò che non funziona.

Al momento ci sono più di 15 piattaforme blockchain sviluppate in parallelo e quindi si sentirà presto il bisogno di un’ulteriore standardizzazione per incoraggiare un’adozione diffusa della tecnologia. Una sfida da risolvere tipica di ogni nuova tecnologia e nonostante ciò la blockchain sta vedendo attorno a sé sempre più interesse.

Secondo Angus Champion de Crespigny di Ernst & Young, la blockchain è adatta per propagare policy di sicurezza e gestione dell’accesso all’identità, pratiche che possono interessare una miriade di mercati. “Il fatto che ogni record della blockchain contenga un hash crittografico unico utilizzato per tracciare quel blocco, così come altri nella catena associata, significa che i dati non possono essere modificati. Ciò rende la blockchain perfetta per scopi di conservazione di dati e auditing”.

Blockchain nel mondo del lavoro

Gli sviluppatori di blockchain sono ora al secondo posto tra le 20 competenze lavorative in più rapida crescita e le offerte di lavoro per questo ruolo sono più che raddoppiate quest’anno. Secondi solo agli specialisti in robotica, gli esperti in blockchain chiedono anche 115 dollari all’ora secondo Upwork, un marketplace specializzato per lavoratori freelance. Questo articolo offre alcuni utili consigli alle aziende che vogliono formare competenze su blockchain al proprio interno, così come a chi intende diventare un esperto di blockchain. Subito dopo nella lista dei lavori in più rapida crescita c’è un’altra occupazione legata sempre alla blockchain: gli sviluppatori di criptovaluta.

L’evoluzione nel tempo del numero di annunci per la selezione di personale esperto nella tecnologia blockchain.

La cosa che rende così attraente la blockchain (la sua natura distribuita) è anche una potenziale minaccia alla sicurezza. In un’azienda infatti il controllo centralizzato può tradursi in sicurezza. Essendo la blockchain intrinsecamente decentralizzata, la tecnologia funziona al meglio quando la condivisione delle informazioni avviene attraverso più parti e soggetti.

Serguei Beloussov, CEO di Acronis, crede che la blockchain sia sicura, ma ha nel suo staff diversi tecnici che credono non lo sia e sono convinti che possa essere violata. Le domande sulla sicurezza della blockchain di solito puntano direttamente al già citato Satoshi Nakamoto. Nessuno sembra conoscere con certezza la sua identità, ma sta di fatto che Nakamoto possiede al momento 1 milione di bitcoin, l’equivalente di 8 miliardi di dollari, che non ha mai utilizzato fin dal 2009. Ciò ha portato alcuni nella società di Beloussov a speculare sul fatto che l’intera faccenda potrebbe essere un gigantesco schema Ponzi, senza però prove a dimostrarlo.

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