Come Apple ha gettato alle ortiche il progetto originale di Siri

Alcuni ex dipendenti di Apple intervistati da The Information raccontano cosa ci sia dietro al declino di Siri e come il progetto iniziale sia stato notevolmente ridimensionato nel corso degli anni.

Un nuovo report di The Information descrive lo sviluppo di Siri basandosi su interviste a ex dipendenti di Apple (che hanno preferito rimanere anonimi) responsabili dello sviluppo e dell’integrazione di Siri, che dipingono un’immagine (alquanto imbarazzante) di cattiva gestione che ha portato nel corso degli anni al declino dell’assistente virtuale made in Cupertino.

Nel 2011, quando fu introdotto in iPhone 4S, Siri fu un punto di svolta. Nessun altro smartphone infatti aveva qualcosa del genere e Apple lo sapeva bene. Non a caso la promozione per iPhone 4S si era concentrata in larga parte proprio su Siri, con celebrità come Martin Scorsese e Zooey Deschanel che parlavano al telefono… e il tutto sembrava in effetti qualcosa di magico e fantascientifico.

Oggi i numerosi fallimenti di Siri sono però diventati una sorta di meme, mentre Alexa e Google Assistant hanno dimostrato di essere molto più intelligenti e attendibili e di integrarsi meglio con altri servizi e prodotti (si pensi solo all’ondata di smart speaker). Peggio ancora, le prestazioni deludenti di Siri stanno trascinando verso il basso un nuovo dispositivo come l’HomePod.

Perché Siri è andato incontro a questo destino?

Siri ha iniziato la sua vita come app per iPhone di terze parti, quando nel 2010 Apple acquistò questo software intelligente per una cifra mai rivelata ufficialmente (alcuni rapporti parlavano allora di oltre 200 milioni di dollari). Le fonti intervistate da The Information dicono che i problemi di Siri risalgono ai primordi, quando Apple volle a tutti i costi inserire Siri in iPhone 4S prima che la tecnologia fosse davvero pronta, dando così vita a un dibattito interno sull’opportunità di continuare a rattoppare una build imperfetta o cancellarla e ricominciare da capo.

All’inizio Apple pensava a Siri come a una piattaforma a cui gli sviluppatori potevano liberamente attingere, una sorta di App store per l’intelligenza artificiale che avrebbe consentito agli utenti di “orchestrare Internet attraverso la conversazione“. Per lanciare Siri in tempo utile, Apple dovette mettere in pausa questa più ampia visione strategica e concentrarsi su alcune funzionalità chiave su cui avrebbe avuto il controllo completo. Ma Steve Jobs era apparentemente un grande sostenitore della missione principale e promise che la visione App Store for AI sarebbe stata realizzata in un secondo tempo.

speaker casalingo con Siri

Jobs però morì proprio il giorno dopo la presentazione di Siri e, da quel momento, il progetto iniziale non è mai decollato. Dopo il lancio però Siri si rivelò più popolare del previsto, con molte più richieste in arrivo di quante Apple si aspettasse inizialmente. Il software di back-end faticò infatti a tenere il passo e il team di sviluppo di Siri si impegnò non poco per migliorare il codice pieno di bug e poco ottimizzato in modo da farlo funzionare su larga scala.

Questi problemi sono stati aggravati da una serie di cambi di leadership che non hanno certo contribuito a cementare una visione chiara per Siri, compresa la perdita di Scott Forstall e Richard Williamson dopo il disastroso lancio di Apple Maps in iOS 6.

Speranza all’orizzonte

Il rapporto di The Information dipinge un quadro sicuramente fosco, ma l’esperienza di utilizzo di Siri nel corso degli anni lo fa sembrare autentico, suggerendo come dietro al declino di questo assistente virtuale molto meno smart dei suoi diretti rivali ci sia stato in effetti un problema di leadership. Non è però detta l’ultima parola sul futuro di Siri, anche perché gli ex dipendenti di Apple intervistati da The Information hanno parlato più del passato e molto meno del presente.

A metà del 2017 ad esempio si è venuto a sapere che Siri si era trasferito dal team Internet software and services guidato da Eddy Cue a quello Software Engineering di Craig Federighi. In altre parole è passato da Apple Maps e Apple Music a macOS e iOS. Ed è un cambiamento significativo, che segna una svolta fondamentale nel modo in cui l’azienda ha iniziato a ripensare a Siri.

Sembra infatti che Apple stia considerando Siri meno come una feature e più come una parte fondamentale dei suoi sistemi operativi. Questa è certamente una buona notizia perché si allinea con la visione originale di Siri e perché potrebbe rappresentare una sorta di reingegnerizzazione olistica di cui Siri ha bisogno per fornire risposte e informazioni migliori, insieme a un’architettura più adatta all’integrazione di app e servizi di terze parti. Non sappiamo ancora cosa ci aspetti per Siri nell’immediato futuro, ma nutriamo grandi speranze che quest’anno iOS 12 apporti miglioramenti radicali.

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