Lavoro agile e flessibilità alla base dell’aumento di produttività

Secondo una recente ricerca di Polycom il 98% dei lavoratori intervistati concorda sul fatto che il lavoro agile aumenti la produttività.

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“Avevamo previsto che il 2016 sarebbe stato l'”anno del video” e siamo lieti di vedere come le persone stiano davvero traendo vantaggio nel lavorare in questo modo. I risultati della ricerca mettono in luce quanto le aziende abbiano bisogno di strumenti di video collaboration per abilitare il contatto umano che le persone tanto desiderano”.

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Così si è espresso Jim Kruger, CMO di Polycom, nel commentare una ricerca che la compagnia americana ha realizzato intervistando oltre 24.000 lavoratori a livello globale sul tema del lavoro agile. L’indagine ha rivelato i principali vantaggi e le sfide per i datori di lavoro e i dipendenti quando si tratta di adottare la cultura del lavoro flessibile. Anche se i risultati variano a seconda del Paese, ci sono tre tendenze chiave che rimangono costanti.

La stragrande maggioranza degli intervistati (il 98%) concorda sul fatto che il lavoro agile aumenti la produttività, dal momento che le persone possono scegliere di lavorare dove si sentono più efficienti. Il 92% degli intervistati è d’accordo anche che la tecnologia di video collaboration migliori il lavoro di gruppo.

Organizzare meeting coi colleghi via video aiuta a mantenere l’elemento di interazione umana che a volte può mancare quando si lavora in remoto, consentendo quindi ai dipendenti di sviluppare relazioni migliori. Il sondaggio rivela inoltre che il 62% della popolazione attiva mondiale lavora in modo flessibile, oggi più che mai.

La trasformazione digitale è in parte responsabile, in quanto spinge le aziende a esplorare nuovi modi di lavorare a ritmi crescenti. Le imprese infatti si mettono in competizione per essere innovative e sviluppare una migliore cultura del lavoro per trattenere i migliori talenti ed essere, quindi, vincenti.

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In Europa oltre la metà dei lavoratori intervistati lavora spesso in modo flessibile. Ciò che è interessante notare è che i due terzi degli intervistati hanno colleghi basati in altri uffici o location (il 78%). Considerando il numero di lingue diffuse in tutta Europa, è chiaro che l’adozione di tecnologie di collaboration sta facendo grandi progressi nel far sentire colleghi fisicamente distanti tra loro più “vicini”, con il 91% che dichiara come risultato positivo, di conoscersi meglio, e questa tendenza è vera in tutto il mondo.

“C’è una falsa credenza per cui i lavoratori da remoto sono scollegati dal resto del team. Questo studio dimostra invece che essi sono più socievoli e proattivi nello sviluppare relazioni forti. I nuovi strumenti tecnologici che consentono la comunicazione e la collaboration sono infatti utili per motivare i lavoratori a prendere il telefono, cercare l’incontro vis a vis e creare legami duraturi. Ecco il lato positivo del lavoro a distanza di cui si parla raramente” ha commentato Jeanne Meister, Partner, Future Workplace.

Il 66% dei millennial sottolinea la preoccupazione di non essere percepiti come lavoratori a pieno regime quando non si è in ufficio. Questo timore, diffuso a livello globale, è condiviso anche dal 62% di tutti gli intervistati. Per le aziende, per tenere il passo con il rapido ritmo della trasformazione digitale, sono necessari un cambiamento di atteggiamento e un nuovo approccio al modo in cui le persone lavorano e collaborano.

Ad esempio misurando le prestazioni sulla base del rendimento e non delle ore lavorate, i dipendenti possono essere certi che il management sappia riconoscere che il presenzialismo non corrisponde (necessariamente) a una buona etica del lavoro e, alla base di questo cambiamento nella cultura del lavoro, c’è proprio la tecnologia.