Come la pandemia ha trasformato le PMI italiane

Secondo l’ultimo Osservatorio piccole imprese di GoDaddy, il 20% ha sviluppato nuove aree di business per far fronte alla pandemia e molte hanno sviluppato ulteriormente il proprio e-commerce o i canali di vendita online.

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Il perdurare della pandemia da più di un anno ha avuto effetti notevoli sulle modalità di business delle PMI italiane, modificando considerevolmente il loro modus operandi e il loro approccio agli affari. È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio di GoDaddy condotto dalla società di ricerca Kantar, che ha preso in esame circa 5.100 piccole e medie imprese con un numero di addetti tra 1 e 49, distribuite equamente tra Italia, Germania, Francia e Spagna, con un focus particolare sull’impatto che la pandemia ha avuto sul business di queste imprese.

L’indagine rivela che il Covid-19 ha avuto effetti negativi sul business della maggior parte delle imprese analizzate, anche se ha accelerato il processo di digitalizzazione e spinto alcune aziende alla ricerca di nuovi modelli di vendita e di interazione con i clienti.

In Italia il 51% delle PMI ha subito perdite a causa della pandemia, peggio di noi la Francia con il 54% di PMI penalizzate dalla crisi, di poco sotto la Spagna con il 47%. La Germania, grazie a un’economia più solida e una presenza industriale rilevante, è riuscita invece ad attutire maggiormente il colpo: il 40% delle piccole e medie imprese ha infatti dichiarato impatto zero e “solo” il 39% ha avuto ripercussioni negative. A guidare le scelte strategiche delle PMI italiane per far fronte alla crisi in atto è il tema dell’ottimizzazione dei costi: il 15% degli intervistati ritiene che questa sia una priorità per il proprio business, contro solo il 6% e 7% dei nostri vicini europei.

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L’Osservatorio GoDaddy rivela inoltre che il 46% delle PMI italiane sono riuscite a modificare il proprio modello di business e addirittura nel 20% dei casi a sviluppare nuove aree, con una percentuale migliore rispetto al 17% della Germania e al 14% della Francia, per adeguare il business alle nuove esigenze imposte dalla pandemia e dalle limitazioni messe in atto. Le imprese hanno implementato nuovi prodotti e servizi per rispondere alla crisi economica, espandendo soprattutto le proprie competenze tecnologiche e incrementando l’utilizzo di soluzioni digitali.

Buona la risposta anche nel segmento del commercio online: secondo l’Osservatorio il 34% delle piccole imprese italiane che hanno partecipato all’indagine utilizza i propri canali social per promuovere online i propri prodotti e servizi, mentre solo il 12% delle piccole aziende si affida a marketplace. Si tratta di un trend recente: un terzo delle aziende prese in esame ha infatti iniziato a vendere online sono negli ultimi due anni.

Sotto la spinta della pandemia il 13% delle piccole aziende italiane ha aperto o sviluppato ulteriormente il proprio e-commerce o i propri canali di vendita online, contro il 7% della Germania e l’8% della Francia, e con la Spagna che si assesta al 12%.

“Durante il lockdown abbiamo assistito auna accelerazione dell’utilizzo degli strumenti digitali a tutti livelli – per lo svolgimento dello smart working, la didattica a distanza, l’e-commerce – che ha permesso all’Italia di recuperare un gap tecnologico che scontava da anni, soprattutto nei confronti di altri paesi europei. Sebbene i dati mostrino che le chiusure forzate hanno danneggiato il fatturato di molte imprese, l’Italia è stato il mercato in cui abbiamo notato una risposta più proattiva da parte degli imprenditori per trovare nuove aree di business ancora inesplorate” spiega Gianluca Stamerra, Regional Director di GoDaddy per Italia, Spagna e Francia.

“I dati in nostro possesso evidenziano un progressivo miglioramento nell’adozione di strategie digitali da parte delle piccole imprese e degli imprenditori italiani, sebbene ci siano ancora ulteriori margini di miglioramento che potrebbero offrire nuove opportunità di rilancio alle piccole imprese italiane. Bisogna rendersi conto che la digitalizzazione non è mai una moda transitoria, che scomparirà dopo l’emergenza pandemica. Ma al contrario, le tendenze a cui assistiamo oggi andranno sempre più a consolidarsi nella nostra quotidianità, diventando irreversibili”.

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