Come dimostrano nuovi dati emersi nei giorni scorsi, un piccolo incremento nella diffusione di Windows 10 negli ultimi mesi è probabilmente un segnale che le aziende hanno finalmente iniziato a migrare verso il nuovo sistema operativo di Microsoft.

I numeri pubblicati ieri da Net Applications affermano in realtà che a febbraio Windows 10 ha perso lo 0,2% su gennaio, arrivando a fine mese con una user share del 34,1% di tutti i PC a livello globale e del 38,9% se si considerano solo i PC con a bordo una qualsiasi versione di Windows (il secondo numero è più grande del primo perché Windows rappresenta oggi l’87,7% di tutti i sistemi operativi, non il 100%.)

Eppure questo lievissimo calo, il primo da febbraio 2017, si può considerare un incidente isolato visto che Windows 10 è cresciuto costantemente dal suo debutto. Osservando gli aumenti di user share di Windows 10 su base semestrale, diventa chiaro come, dopo un paio di ondate di adozione dell’OS di Microsoft avvenute nel gennaio del 2015 e nell’agosto del 2016, il sistema operativo sia caduto in una “depressione” che ha toccato il fondo a febbraio 2017.

Queste tempistiche tra l’altro non sono casuali. La prima ondata di adozione di Windows 10 infatti era alimentata dagli early adopter che passavano a Windows 10 da Windows 7 e 8.1 sfruttando l’aggiornamento gratuito, mentre la seconda ondata coincideva con la scadenza dell’aggiornamento gratuito a metà 2016.

Nell’ultimo anno però la crescita di Windows 10 è stata tale da far dimenticare il picco negativo dello scorso febbraio. I numeri finali nel corso del 2017 hanno subito un andamento molto incostante tra picchi e crolli, ma ogni volta il calo non era così grave come quello precedente, mentre il picco di recupero superava sempre il precedente.

Windows 10
Dati di Net Applications

Sebbene non sia chiaro quali percentuali di PC aziendali contribuiscano ai dati di Net Applications (alcuni sistemi aziendali infatti raramente navigano su Internet, rimanendo invece nel perimetro intranet dell’azienda), il motivo del rimbalzo della crescita di Windows 10 può essere tranquillamente assegnato ai PC aziendali che migrano verso il sistema operativo più recente. Anche perché da un lato gli acquisti di PC consumer continuano il loro precipitoso declino pluriennale e, dall’altro lato, i consumatori che hanno pianificato di passare da Windows 7 e 8.1 a Windows 10 hanno fatto la migrazione fintanto che è durato l’aggiornamento gratuito.

Poiché le aziende hanno una scadenza da rispettare (il “pensionamento” di Windows 7 a partire dal 14 gennaio 2020), non sorprende che il passaggio a Windows 10 abbia preso slancio. Sarebbe stata una anzi sorpresa se la crescita non fosse aumentata vista la pressione per far uscire Windows 7 dalle reti aziendali.

Nonostante ciò Windows 7 varrà per circa il 35% di tutte le edizioni di Windows attive nel gennaio 2020, periodo in cui Windows 10 dovrebbe invece rappresentare circa il 63% di tutte le installazioni Windows su laptop e desktop PC. Questo 35% previsto seguendo l’andamento di Windows 7 negli ultimi 12 mesi, sarebbe una sorta di fallimento per Microsoft, perché significherebbe che c’erano più PC con Windows 7 rispetto a quando cessò il supporto per Windows XP nell’aprile del 2014, mese in cui XP rappresentava circa il 29% di tutte le versioni di Windows installate a livello globale.

Si prevede che Windows 10 supererà Windows 7 come user base tra tutti i PC Windows nell’agosto di quest’anno, con percentuali del 45% per Windows 10 e del 44,6% per Windows 7, mentre secondo StatCounter il sorpasso sarebbe già avvenuto a gennaio 2018. Tra le altre stime di Net Applications riferite a febbraio, la quota di utenti di macOS è rimasta stabile al 9,9%, andando quindi vicinissima a un traguardo del 10% una volta impensabile se si pensa a quanto poco racimolavano i Mac fino a 10 anni fa.

WHITEPAPER GRATUITI