Secondo centinaia di amministratori IT Microsoft dovrebbe ripensare il suo aggressivo programma di rilascio di aggiornamenti per Windows 10, passando a un ritmo più lento con un solo aggiornamento di funzionalità all’anno (i cosiddetti feature update), o anche uno ogni due anni. Circa il 78% di oltre 1.100 professionisti aziendali incaricati della manutenzione di Windows per le proprie aziende ha dichiarato che gli aggiornamenti delle funzionalità di Windows 10, ora pubblicati due volte l’anno, dovrebbero essere rilasciati con una minor frequenza.

Di questo 78,5% il 39,2% vorrebbe un aggiornamento all’anno, mentre il 39,3% ne vorrebbe solo uno ogni due anni. Solo l’11% ha sostenuto l’attuale cadenza di due update all’anno e un misero 1% vorrebbe un piano di feature update ancora più rapido.

I risultati provengono da un questionario diffuso lo scorso mese da Susan Bradley, consulente per la sicurezza che modera la mailing list di PatchMangement.org, dove gli amministratori IT discutono proprio di aggiornamenti e update software. La Bradley scrive anche per AskWoody.com, il sito di punta di Windows gestito da Woody Leonard, un blogger di Computerworld.

Il questionario chiedeva agli amministratori quanto fossero soddisfatti con le patch di Windows in generale e con Windows 10 in particolare (la loro risposta? Non molto), ma includeva anche domande sull’utilità degli aggiornamenti delle funzionalità per le loro attività e se Windows 10 soddisfaceva le esigenze delle loro aziende. La Bradley ha utilizzato queste risposte per far notare ai massimi dirigenti di Microsoft ciò che lei e i suoi colleghi ritengono sia un deterioramento continuo della qualità degli aggiornamenti mensili per Windows 10.

La Bradley, come già accennato sopra, ha però sollevato anche il problema della cadenza dei feature update di Windows 10. “Se non capisce che i suoi clienti aziendali stanno avendo problemi con le tempistiche di lancio degli aggiornamenti delle funzionalità, Microsoft non sta ascoltando i suoi clienti aziendali”, ha detto la Bradley in una risposta via email alle domande di Computerworld, riferendosi al voto schiacciante a favore di un rallentamento della cadenza di rilascio.

I commenti degli amministratori IT hanno dipinto vividamente la frustrazione che provano a causa di ciò. “La maggior parte degli aggiornamenti delle funzionalità presenta tanti bug e problemi”, ha affermato un intervistato. “Con l’attuale ritmo di rilascio di nuovi aggiornamenti delle funzionalità, l’intero dipartimento IT è impegnato a gestire costantemente tutti i problemi che seguono, invece di dedicare tempo ad attività che creano effettivamente valore per gli utenti.”

“Questo può essere uno shock per la gestione di Microsoft, ma i nostri bonus non sono allineati alle stesse matrici dei bonus di Microsoft”, ha detto un altro partecipante al sondaggio. “Abbiamo cose migliori da fare con il nostro tempo che correre sul tapis roulant del loro ciclo economico”.

I tempi di aggiornamento di Windows 10 hanno subito diverse modifiche da metà 2015, quando il sistema operativo di Microsoft è arrivato sul mercato. Inizialmente infatti erano previsti quattro aggiornamenti all’anno. Nel 2015 Microsoft ha rilasciato il primo aggiornamento (1511) circa tre mesi e mezzo dopo l’originale 1507, per poi distribuire un solo aggiornamento nel 2016 (1607).

Poco dopo, Microsoft annunciava un nuovo piano di due feature update all’anno, con marzo e settembre come obiettivi di rilascio. Da allora sono arrivati gli aggiornamenti 1703 (aprile 2017), 1709 (ottobre 2017) e 1803 (aprile 2018), mentre il 1809 dovrebbe essere disponibile a partire da settembre.

Per complicare le cose, per un certo periodo Microsoft ha esteso il supporto dai soliti 18 mesi a 24 mesi per Windows 10 Enterprise e Windows 10 Education. Microsoft ha giustificato l’estensione temporale, che si è conclusa con la versione 1803, come necessaria perché alcuni clienti chiedevano più tempo per migrare da un upgrade di funzionalità a un altro.

Con 24 mesi di supporto è stato possibile per l’IT saltare un upgrade di funzionalità in un dato anno. Ma con il ritorno di 18 mesi di supporto sarà ancora più difficile per le aziende spostare tutti i PC in una versione supportata prima che quella installata in quel momento sulle macchine smetta di ricevere le patch. Questa è una delle ragioni per cui Gartner ha esortato le aziende a fare pressione su Microsoft perché renda permanente il periodo di supporto di 24 mesi.

Gartner ha ipotizzato che Microsoft non rinuncerà alla cadenza di due volte l’anno, ma che sarà costretta, probabilmente entro la fine del 2020, a rendere permanenti i 24 mesi di supporto. Anche se questo non cambierà la frequenza di rilascio, secondo Gartner permetterà almeno di adottare solo un aggiornamento all’anno.

La Bradley e gli altri partecipanti al sondaggio, tuttavia, preferirebbero vedere Microsoft ridurre il numero di aggiornamenti delle funzionalità. “La schedule di due volte all’anno sta causando un’interruzione eccessiva nella gestione tecnologica delle aziende”, ha scritto a diversi dirigenti Microsoft in un’e-mail del 3 agosto. “Questa tempistica fa sì che troppe aziende considerino LTSB (il ramo di assistenza a lungo termine) come un mezzo per rallentare la cadenza. Pensiamo invece che il rilascio debba essere annuale. Nel momento in cui l’aggiornamento diventa stabile e pronto all’uso, siamo già vicini al prossimo aggiornamento e questo ciclo di update non finisce mai”.

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