Pronti o no, siamo sulla buona strada per Windows Virtual Desktop

Con il coronavirus che ha portato un cambiamento epocale per il telelavoro, Microsoft ha rilasciato il suo ultimo e miglior programma desktop-as-a-service (DaaS): Windows Virtual Desktop (WVD).

Windows Virtual Desktop

Quando si parla di tempismo! Con il coronavirus che ha portato un cambiamento epocale per il telelavoro (siamo passati da essere lavoratori aziendali che chiedevano, di solito senza successo, di essere autorizzati a lavorare da casa ad aziende che ci hanno obbligati a farlo), Microsoft ha rilasciato il suo ultimo e miglior programma desktop-as-a-service (DaaS): Windows Virtual Desktop (WVD).

Da un po’ di tempo ho previsto il passaggio dal client desktop vecchio stile a una formula DaaS. Quello che non avevo previsto era una pandemia che, in poche settimane, avrebbe spinto il DaaS sotto una luce completamente nuova e il fatto che molte aziende si sarebbero aggrappate a WVD come un modo per risolvere le loro improvvise difficoltà in ambito smart working. Simon Binder, endpoint manager di Microsoft, ha recentemente twittato che ci sono “6 volte più utenti WVD attivi oggi del previsto”.

Certo, la maggior parte delle aziende sta affrontando l’ascesa astronomica del telelavoro cercando di gestire gli utenti di Windows 10 da remoto. Ma non è stata una grande mossa. Per citare un mio amico amministratore di sistema, “ho ricevuto circa un miliardo di chiamate su come utilizzare la VPN, per non parlare delle richieste su come proteggere e patchare Windows 10 da remoto”. Come ex amministratore di sistema, lo capisco benissimo.

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Anche se non sono un fan dei desktop virtuali senza se e senza ma (in fondo mi piace che il mio computer sia il mio computer), ne vedo la necessità. Potete chiedere agli utenti di stare attenti alla sicurezza anche quando sono a casa, ma, ammettiamolo, la maggior parte delle persone è pessima nel gestire sicurezza. SplashData riporta che le prime due terribili password sono ancora “123456” e “password”. Con più persone mai prima d’ora così impegnate a lavorare da casa e con la forte possibilità che lo faranno per gli anni a venire, è davvero arrivato il momento del DaaS.

Non deve essere per forza Windows, ovviamente. Sono un fan dei Chromebook da anni. I Chromebook sono stati creati sin dal primo giorno come dispositivi DaaS. Mentre i Chromebook non hanno mai avuto il successo che credevo, le loro virtù come i dispositivi DaaS economici, veloci e potenti, se associati a G Suite, brillano più che mai. A causa della pandemia le aziende hanno avuto più che sufficienti cambiamenti in ambito IT per le mani per pensare a una nuova piattaforma. Ed è qui che entra in gioco WVD. Potrebbe essere in qualche modo diverso, ma per quanto riguarda gli utenti finali è ancora il Windows che conosciamo.

Con l’ultimo aggiornamento Windows Virtual Desktop Spring 2020, si esegue Windows 10 VM da Azure. Inoltre l’update supporta Windows 10 in multisessione, il desktop e le app RDS (Windows Desktop Remote Desktop Services) precedenti, le app enterprise di Microsoft 365 (ad esempio app Office 365 ProPlus) e altre applicazioni di terze parti. E per quelli di voi che non riescono ad abbandonare Windows 7, WVD supporta persino i desktop virtuali di Windows 7 con aggiornamenti di sicurezza estesi gratuiti.

La versione WVD di primavera è ancora in fase di anteprima pubblica, ma conosco già alcune aziende che la gestiscono in produzione, nonostante non sia qualcosa di facile e immediato se siete un amministratore di sistema. Non esiste infatti un corpus di conoscenze integrato che potete googlare. Ci sono tonnellate di guide su come implementare WVD, ma molto poco in termini di prestazioni e affidabilità. Tuttavia, alcune aziende hanno già deciso che è meglio gestire gli utenti che lavorano in remoto con WVD piuttosto che cercare di mantenerli sicuri ed efficaci utilizzando Windows come si è sempre fatto.

Vedo che questa tendenza si sta diffondendo rapidamente. Recentemente ho previsto che entro il 2025 la maggior parte dei PC “da ufficio” avrebbe eseguito Windows as a service. Sostituite “ufficio” con “lavoro da casa” e vedrete che il risultato sarà lo stesso.