A marzo Windows 7 ha ripreso slancio a causa della pandemia

La pandemia di coronavirus e i suoi innumerevoli sconvolgimenti, dalle chiusure aziendali ai lavoratori in casa, sembrano aver fermato la migrazione da Windows 7 a Windows 10.

windows 7

La quota di utenti Windows 10 è rimasta pressoché invariata a marzo, sebbene gli utenti avessero una scusa per mettere in pausa le migrazioni: la pandemia di COVID-19. Secondo Net Applications, il mese scorso Windows 10 rappresentava il 57,3% della quota globale dei sistemi operativi desktop e il 64,3% dei PC Windows. Sebbene il primo dato fosse quasi identico a quello del mese precedente, il secondo (una migliore indicazione del successo di Windows 10 nel convincere gli utenti ad aggiornare) era leggermente inferiore al 65,1% di febbraio.

Da notare che la percentuale di Windows 10 dei soli PC Windows è sempre maggiore della percentuale di tutti i personal computer perché Windows non è installato su tutti i computer al mondo. A marzo Windows ha infatti rappresentato il sistema operativo dell’89,2% dei personal computer a livello globale, con un aumento di un punto percentuale rispetto a febbraio. Sul restante 10,8% dei PC sono installate versioni di macOS, Linux o Chrome OS in ordine decrescente.

La stabilizzazione della quota di Windows 10, in seguito al rialzo molto lieve di febbraio, ha modificato le previsioni per il sistema operativo di Microsoft. Tutti i segnali indicano ora un avanzamento significativamente più lento. Invece di raggiungere il 75% entro settembre e quasi l’80% entro la fine del 2020 (stime che avevamo fatto il mese scorso), ora sembra che Windows 10 non raggiungerà questi traguardi se non a gennaio 2021 e maggio 2021, rispettivamente.

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È impossibile saperlo con certezza, ovviamente, ma la pandemia e i suoi innumerevoli sconvolgimenti della normalità, dalle chiusure aziendali ai lavoratori che cercano di far funzionare le cose da casa, devono aver messo uno stop alla migrazione da Windows 7 a Windows 10. Con un tale caos, e con il timore che le cose non torneranno alla normalità ancora per molto, è facile credere che molti abbiano deciso che ora non fosse il momento di cambiare sistema operativo, o quantomeno che questo passaggio non fosse da considerarsi come primario.

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Dato che a marzo Windows 10 non si è praticamente mosso, Windows 7 ha aumentato la propria quota di utenti. Net Applications ha infatti posto Windows 7 al 26,2% di tutti i sistemi operativi desktop, in aumento di un punto percentuale rispetto a febbraio. Come porzione dei soli PC Windows, il sistema operativo del 2009 è invece stimato al 29,4%, con un guadagno di otto decimi di punto rispetto al mese precedente. Gli aumenti sono stati i maggiori dal settembre del 2019.

Questi numeri non significano che circa 12 milioni di PC siano tornati magicamente a Windows 7. I dati di Net Applications potrebbero aver semplicemente segnalato che molti hanno rispolverato i loro PC più vecchi e in gran parte inutilizzati quando si sono visti costretti a lavorare da casa, senza quindi poter più usare i PC dell’ufficio più recenti e aggiornati.

Se questa ipotesi fosse attendibile, potremmo aspettarci dai prossimi report di Net Application che Windows 7 rimanga fermo su queste posizioni o aumenti ulteriormente, visto che la crisi causata dal coronavirus si prospetta decisamente lunga. A sua volta, Microsoft potrebbe essere spinta dai clienti, compresi i suoi più importanti clienti enterprise, a ripristinare gli aggiornamenti di sicurezza su Windows 7 per, forse, l’intera durata della pandemia.

Microsoft produce già tali aggiornamenti per il suo programma ESU (Extended Security Updates) a pagamento, che ha fornito alle aziende correzioni per le vulnerabilità contrassegnate come Critiche o Importanti sia a febbraio che a marzo. A questo punto Microsoft potrebbe decidere di distribuire queste patch a tutti i PC Windows 7 e compensare i clienti paganti estendendo gli aggiornamenti a un maggior numero di mesi

Sempre dalle stime di Net Applications risulta che Windows 8/8.1 è salito di un decimo di punto percentuale, concludendo marzo con una quota del 4,2% di tutti i personal computer e con il 4,8% di quelli che eseguono Windows. Nel frattempo, macOS è sceso di mezzo punto percentuale il mese scorso, alimentando l’8,9% di tutti i personal computer di Apple. È stata la prima volta da luglio 2019 che il sistema operativo desktop di Cupertino è sceso al di sotto del 9% e si tratta del suo punteggio più basso in due anni e mezzo.

AUTOREGregg Keizer
FONTEComputerworld.com
Gregg Keizer
Senior Reporter a Computerworld.com Gregg Keizer segue per l'edizione americana di Computerworld i sistemi Windows, Office, l'utilizzo aziendale di tecnologie e prodotti Applei browser e le applicazioni web. Lo trovate su Twitter come @gkeizer. Pubblichiamo le traduzioni dei suoi articoli in virtù dell'accordo di licenza con l'editore americano IDG Communications.