A gennaio Windows 10 ha sfiorato il 41% di diffusione

Per il secondo mese consecutivo la quota utenti di Windows 10 è aumentata di oltre un punto percentuale, il che indica che la scadenza del supporto a Windows 7 sta stimolando il passaggio a Win 10.

windows 10

La quota di utenti di Windows 10 il mese scorso è aumentata ulteriormente, facendo segnare la crescita mensile maggiore in più di due anni e mezzo. Un forte segnale che indica come i clienti che utilizzano sistemi operativi meno recenti potrebbero aver preso seriamente in considerazione l’imminente scadenza della fine del supporto per Windows 7.

Secondo le nove stime di Net Applications, la quota di Windows 10 è infatti salita di 1,7 punti percentuali in gennaio, chiudendo il mese al 40,9% di tutti i personal computer e al 47,4% di tutti i PC Windows. Ricordiamo che il secondo numero è sempre più grande del primo perché Windows non è installato su tutti i personal computer del mondo, ma (a gennaio) su circa l’86%.

Anche Windows 7 (stranamente) ha aumentato la propria quota di user share il mese scorso, guadagnando tre decimi di punto percentuale per raggiungere il 37,2% di tutti i PC e il 43,1% di quelli che eseguono Windows. Nel frattempo l’ormai obsoleto Windows XP ha perso 1,8 punti percentuali, scendendo al 2,8% di tutti i PC e al 3,2% dei sistemi basati su Windows.

Dalle misurazioni di Net Applications Windows 7 ha perso 2 punti percentuali nel solo mese di dicembre (il calo maggiore da luglio 2016) e quindi il leggero aumento di gennaio potrebbe essere un modesto aggiustamento rispetto a quella che prima era stata una stima eccessivamente ottimistica. Ancor più probabilmente il drammatico calo di Windows XP potrebbe non aver davvero significato che milioni di persone hanno improvvisamente abbandonato questo sistema operativo non più supportato ormai da anni.

Durante i tre mesi da ottobre a dicembre Net Applications ha affermato che XP ha ottenuto “illogicamente” 1,3 punti percentuali. Il declino di 1,8 punti di gennaio ha completamente annullato tali aumenti, per poi aggiungersi a un crollo che ha eguagliato le perdite medie di diversi mesi negli ultimi tre anni.

Credit: Dan Masaoka/IDG

La crescita di Windows 10 di gennaio di 1,7 punti è stato il più grande aumento da agosto 2016 e, cosa altrettanto importante, si è trattato del secondo mese consecutivo di crescita maggiore di un punto percentuale. L’aumento così sostenuto della quota degli utenti potrebbe indicare uno slancio crescente verso Windows 10 da parte dei clienti commerciali intenti ad aggiornare la maggior parte dei loro PC da Windows 7 prima del 14 gennaio 2020, data in cui Microsoft interromperà il supporto di Win 7. Almeno, questo è ciò che Microsoft deve sperare.

Quando il supporto terminerà tra circa un anno, Windows 7 dovrebbe essere installato ancora su circa il 38% di tutti i PC Windows contro il 56% di Windows 10. La prima percentuale è superiore alle previsioni fatte a dicembre a causa dell’aumento di user share a gennaio e lo stesso dicasi per la previsione di Windows 10, anch’essa superiore alle stime di dicembre.

Anche se la quota di Windows 7 diminuisse di un punto percentuale ogni mese per i successivi 11 mesi, il sistema operativo del 2009 alimenterebbe quasi il 30% di tutti i PC Windows al momento del ritiro del supporto da parte di Microsoft. Sarebbe comunque una porzione maggiore rispetto a quella di Windows XP quando questo OS uscì dal supporto di Microsoft nel 2014. Allo stesso modo, se Windows 10 registrasse incrementi medi di un punto percentuale al mese per gli 11 successivi, raggiungerebbe il 63% entro gennaio 2020.

Con simili numeri il piano post-pensionamento Windows 7 Extended Security Updates (ESU) annunciato lo scorso anno da Microsoft appare sempre più appetibile per certe aziende. Per un costo crescente ogni anno, con un limite di tre anni, le organizzazioni che si affidano ancora a Windows 7 Professional o Windows 7 Enterprise continueranno a ricevere aggiornamenti di sicurezza per tali edizioni.

Microsoft non ha reso pubblici i prezzi per ESU, anche se la società ha ammesso che il costo raddoppierà ogni anno. In altre parole, se il prezzo fosse di 100 euro per PC per il primo anno, sarebbe pari a 200 euro nel secondo e a 400 dollari al terzo anno. “Riteniamo che la stragrande maggioranza dei clienti che hanno bisogno di acquistare Windows 7 ESU avrà bisogno di un solo anno di copertura”, ha detto recentemente Microsoft, giustificando così i forti aumenti. “Gli aumenti dei prezzi annuali aiutano a coprire i nostri costi di ingegneria aggiuntivi per fornire il supporto e sono intesi a incentivare i clienti a continuare il loro slancio verso Windows 10”.

Sempre dai risultati di gennaio la quota di utenti complessiva di PC Windows risulta pressoché invariata all’86%. Anche la quota combinata di tutte le edizioni macOS e OS X è rimasta stagnante (10,7%), mentre la quota di utenti di Linux è scivolata di tre decimi di punto (2,5%) e Chrome OS di Google è leggermente aumentato raggiungendo lo 0,4%.