Secondo Carolina Milanesi, analista presso Creative Strategies, Microsoft ha compiuto un errore quando, nella Build 2016 dei giorni scorsi, non ha colto l’opportunità per spingere all’acquisto di nuovi PC con Windows 10. Alla conferenza Microsoft infatti Terry Myerson ha concentrato il suo discorso più sui numeri fatti registrare da Windows 10 grazie agli utenti che hanno compiuto l’aggiornamento al nuovo sistema operativo, senza però soffermarsi più di tanto sull’invogliare all’acquisto di nuovi dispositivi con Windows 10.

Myerson si è infatti limitato a dire che i partner hardware di Microsoft hanno già lanciato sul mercato 500 nuovi dispositivi con Windows 10, senza però affondare più di tanto il colpo e soprattutto senza spingere all’upgrade non solo software (Windows 10) ma anche hardware. Secondo la Milanesi questa è una vera e propria fissazione di Microsoft, più preoccupata che gli utenti con vecchi PC si aggiornino a Windows 10 piuttosto che acquistino nuovi device.

La differenza non è da poco e questo atteggiamento di Redmond rischia di far diventare Windows 10 un sistema operativo di minor valore. Chi infatti utilizza un PC vecchio di quattro o cinque anni (come ha dichiarato Myerson alla Build 2016) trarrà sicuramente benefici dall’aggiornamento a Windows 10, ma si limiterà a utilizzare il nuovo OS solo per operazioni basilari, senza vederne tutto il potenziale.

Microsoft deve spingere di più all’acquisto di nuovi PC piuttosto che continuare a insistere sul solo upgrade software a Windows 10

Questo perché gli utenti che ancora utilizzano vecchi PC hanno spostato gran parte delle loro attività su tablet o smartphone e perché, senza un hardware adeguato, non possono sfruttare Windows 10 per operazioni che richiedono una certa potenza di calcolo (si pensi solo ai videogiochi o a certi software di produttività).

Microsoft, secondo la Milanesi, deve insomma spingere di più all’acquisto di nuovi PC piuttosto che continuare a insistere sul solo upgrade software a Windows 10. Così facendo infatti, l’utente che cambia PC ha più probabilità di sentirsi maggiormente legato a Windows 10 e non solo di “utilizzarlo”. Microsoft dovrebbe fare in modo di creare un legame più stretto tra utente e sistema operativo, cosa molto più difficile da instaurare quando si passa al nuovo sistema operativo gratuitamente utilizzando un PC vecchio di anni.

Questo vale soprattutto sul lungo periodo, anche se va detto che la grande attenzione di Microsoft sull’update software potrebbe cominciare scemare a fine luglio, quando scadrà l’anno di aggiornamento gratuito per chi proviene da Windows 7 e Windows 8.1. Almeno di vedere un’estensione della durata di questa offerta (già vociferata da alcuni analisti), Microsoft potrebbe quindi iniziare già da agosto-settembre a calcare di più la mano sull’acquisto di nuovi dispositivi (soprattutto PC) in grado di sfruttare al meglio Windows 10.

Tale scelta, se affrontata con campagne marketing efficaci, potrebbe portare anche a una ripresa del mercato PC in calo ormai da diversi anni, sebbene su questo versante difficilmente il fattore Windows 10 potrebbe da solo contribuire a una decisa inversione di tendenza. Se però Microsoft continua a non battere su questo tasto come ha fatto dallo scorso luglio a oggi, le conseguenze potrebbero rivelarsi negative.