Alcuni utenti di Windows 10 hanno lanciato una sottoscrizione di firme digitali sul noto portale Change.org per convincere Microsoft a cambiare principalmente due aspetti del suo nuovo sistema operativo. La petizione, che ha raccolto in poche ore quasi 2.000 firme ed è guidata dalla nota consulente e tech-blogger Susan Bradley, si propone infatti sia di convincere Microsoft a comunicare nel dettaglio i contenuti dei vari aggiornamenti di Windows 10, sia di lasciare libertà all’utente nello scegliere se ritardare il download e l’installazione degli aggiornamenti o addirittura ignorarli, come succedeva con le precedenti versioni di Windows.

“Dobbiamo avere la possibilità di ritardare o di nascondere aggiornamenti dannosi (il tristemente famoso Blue Screen of Death) che potrebbero impattare l’esperienza d’uso dei nostri computer. Capiamo cosa ci sia dietro alle nuove policy di Microsoft per gli update di Windows 10, ma questa nuova “agilità” voluta da Redmond per il suo nuovo sistema operativo non deve introdurre rischi ulteriori per i nostri sistemi”, ha dichiarato la Bradley.

Inoltre nella petizione si chiede che Microsoft fornisca una documentazione precisa e dettagliata su tutti i cambiamenti apportati da ogni singolo aggiornamento, esigenza che la Bradley avverte soprattutto in ambito aziendale per la gestione dei PC con Windows 10. Gli altri commenti dei sottoscrittori sono bene o male sullo stesso tono. Secondo alcuni Windows 10 rischia infatti di non avere il successo sperato se Microsoft continuerà a tenere all’oscuro i suoi utenti, cosa ormai inaccettabile in questa era.

Altri sottolineano il fatto che non avere controllo su quando gli aggiornamenti vengono applicati al sistema operativo e non conoscerne il contenuto esatto è qualcosa di folle, soprattutto per chi deve gestire un’azienda. Non manca poi una parte di utenti di Windows 7 e Windows 8.1 decisa a non aggiornarsi a Windows 10 o a ritardarne l’installazione fino a quando Microsoft non inizierà a fornire informazioni dettagliate sui contenuti degli aggiornamenti.

Naturalmente questa petizione, fermi restando questi numeri, non potrà che fare il solletico a Microsoft, anche perché dagli ultimi dati risulta che Windows 10 sia già installato su 110 milioni di PC in tutto il mondo. Senza poi contare che le petizioni su Change.org raramente sono servite a qualcosa. Si pensi ad esempio che nel 2013 furono raccolte oltre 100.000 firme per far cambiare idea a Google sulla chiusura di Reader e, come c’era da aspettarsi, Google proseguì per la sua strada senza curarsi minimamente della petizione.

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Eppure la “crociata” intrapresa dalla Bradley è significativa all’interno delle tante voci di critica verso il nuovo modello “Windows as a Service”, voluto fortemente da Microsoft proprio per Windows 10. Un modello che punta ad aggiornare il sistema operativo con cadenze accelerate introducendo non solo bug-fix e patch di sicurezza, ma anche nuove funzionalità e modifiche all’interfaccia utente. La petizione non è però rivolta a questa velocità nel rilascio degli aggiornamenti, bensì al fatto che Microsoft rilasci gli aggiornamenti in modo cumulativo, unendo quindi i vari cambiamenti al sistema operativo in un blocco unico senza la possibilità da parte dell’utente di installare singolarmente gli aggiornamenti.

Quello che invece succedeva con le edizioni di Windows precedenti, quando gli amministratori IT potevano non solo scegliere quale aggiornamento far installare e quando farlo, ma anche ignorare singoli update perché magari si era scoperto nel frattempo che fossero dannosi. In effetti Microsoft è venuta incontro a queste esigenze dividendo il rilascio degli aggiornamenti in due rami. Il Current Branch for Business (CBB) offrirà infatti specifici update/upgrade circa quattro mesi dopo gli stessi aggiornamenti rilasciati al Current Brench (CB) per utenti consumer. Inoltre i dispositivi CBB potranno rimandare l’aggiornamento per altri quattro mesi, con quindi un totale di otto mesi di attesa dal rilascio in ambito consumer a quello business.

Microsoft ha inoltre ricordato agli utenti aziendali come qualsiasi aggiornamento sarà rilasciato prima ai partecipanti del programma Insider Beta, poi al ramo CB e infine a quello CBB, con il risultato di aggiornamenti più sicuri e di qualità migliore rispetto a prima proprio perché già testati prima da milioni di utenti.

Il problema è che Microsoft è ancora un po’ indietro con l’adozione di questo modello ramificato e lo è anche nei confronti del Windows Update for Business (WUB), un set di funzionalità e strumenti disponibile per le aziende che hanno adottato il CBB che sarà pronto solo nel corso del prossimo anno. Ci sono poi altre critiche che Microsoft si trova ad affrontare in questo periodo, come per esempio l’aggressiva politica di promozione dell’aggiornamento a Windows 10 nei confronti di chi utilizza Windows 7 o Windows 8.1, o come la decisione di spingere l’adozione di Windows 10 tramite Windows Update.