Ieri Microsoft ha dichiarato che offrirà l’upgrade gratuito a Windows 10 anche agli utenti in possesso di versioni pirata di Windows 7, 8 e 8.1 (XP e Vista rimangono invece esclusi), aggiungendo che il nuovo sistema operativo sarà disponibile non in autunno come si prevedeva (molti analisti avevano previsto l’uscita per ottobre), bensì in estate.

L’annuncio di Terry Myerson di Microsoft è stato riportato da Reuters e parla in modo specifico di copie “non genuine” di Windows, ovvero piratate. Una simile mossa non ha precedenti nella storia del gigante di Redmond, che ha infatti speso anni e ingenti risorse per sviluppar sempre nuove tecnologie contro la pirateria soprattutto per l’enorme mercato cinese, dove si stima che tre quarti delle installazioni software siano piratate.

L’analista di Gartner Michael Silver ricorda che già in precedenza Microsoft aveva lanciato dei piani di “legalità” (come quello del 2007) per spingere gli utenti a mettersi in regola, ma in quei casi si trattava comunque di operazioni a pagamento e non certo gratuite. In un comunicato stampa Microsoft ha precisato che “chiunque con un dispositivo qualificato può aggiornarsi a Windows 10, inclusi quelli utenti con un una copia pirata di Windows”. Resta però da capire cosa Microsoft intenda quando parla di “dispositivo qualificato” e se ci saranno delle limitazioni per chi esegue l’upgrade provenendo da una copia pirata di Windows.

Visto che il passaggio gratuito a Windows 10 spetta solo a chi possiede Windows 7, 8 e 8.1, molti utenti cinesi rimarranno a mani vuote. Secondo un recente rapporto di Net Applications infatti sul 38% dei PC in Cina sono installati XP e Vista, mentre il 52% degli utenti PC utilizza Windows 7 e il restante 10% si affida a Windows 8 e 8.1.

Microsoft sta abbracciando sempre più un modello freemium per la distribuzione del suo software

Quel 52% rappresenta però una cifra importantissima per Microsoft se pensiamo alla popolazione cinese e la decisione di non penalizzare le copie di Windows pirata, presa proprio considerando il mercato della Cina, si spiega appunto con la volontà di raggiungere quanti più utenti possibili con Windows 10. D’altronde Microsoft sta abbracciando sempre più un modello freemium per la distribuzione del suo software. Almeno per quanto riguarda il mercato consumer la volontà è infatti quella di distribuire gratuitamente il software, per poi ricavare denaro dalla sottoscrizione da parte degli utenti di servizi premium a pagamento in grado di offrire un più elevato livello di funzionalità.

Le cose per Windows 10 potrebbero inoltre migliorare ulteriormente se Microsoft riuscirà a fornire agli OEM il suo nuovo sistema operativo in tempo per il ritorno sui banchi di scuola, da sempre il secondo periodo più importante dell’anno per le vendite di PC. L’annuncio dell’uscita estiva di Windows 10 potrebbe essere visto proprio in questa ottica e si tratterebbe di un’ulteriore novità nella storia di Microsoft, che tradizionalmente ha rilasciato le nuove versioni di Windows in autunno e non prima dell’inizio dell’attività scolastica.

Tornando invece alla questione Cina, Microsoft ha già stretto accordi con diverse aziende cinesi come Lenovo, Tencent e Qihu 360 per distribuire gli upgrade a Windows 10. Lenovo si occuperà dell’upgrade al nuovo sistema operativo per i suoi 2.500 centri di assistenza in Cina, mentre Tencent e Qihu 360 faranno lo stesso direttamente per i loro clienti, che stando a Microsoft ammontano a centinaia di milioni.

Tutto questo nonostante i recenti rapporti tra Microsoft e Cina non siano stati dei migliori. Prima lo scontro con le autorità antitrust cinesi nel 2014 e in seguito, nel quarto trimestre dello scorso anno, i ricavi dal mercato cinese inferiori alle aspettative. Che Windows 10 e l’accordo con questi grandi player cinesi possano dare nuovo slancio all’attività di Microsoft nel Paese più popoloso del mondo?