Nonostante Apple si sia mossa meglio rispetto a Microsoft nel combattere la frammentazione del suo sistema operativo per desktop, non è ancora riuscita a eliminare del tutto questa situazione anche con la recente politica degli aggiornamenti annuali e soprattutto gratuiti.

Secondo un nuovo rapporto di Net Applications, tre versioni di OS X risalenti a più di tre anni fa mantengono una quota di installato sui Mac di tutto il mondo di oltre il 5% ciascuna. Queste edizioni sono Snow Leopard (2009), Lion (2011) e Mountain Lion (2012) e, nello scorso mese di aprile, hanno rappresentato insieme il 20% dell’installato globale. Quando alcuni mesi fa compariva nella classifica anche Leopard (2007), questa percentuale era salita quasi al 22%.

Non c’è dubbio che la decisione di Apple di rilasciare gratuitamente gli aggiornamenti annuali di OS X abbia ridotto fortemente la frammentazione dell’installato, spingendo gli utenti Mac ad aggiornare molto più velocemente di quanto non succedesse prima quando gli upgrade erano a pagamento. Attualmente la versione più recente di OS X (Yosemite) rappresenta infatti il 57,5% dell’installato totale a sei mesi dalla sua uscita, ovvero il 23% in più rispetto allo stesso periodo post-uscita di Mountain Lion (ultimo upgrade di OS X a pagamento).

Eppure questa politica di Apple non ha impedito che i “ritardatari” siano oggi ancora molto numerosi; basti pensare che su più di 4 Mac su 10 nel mese scorso era installata una versione non recente di OS X, partendo da Mavericks (21%) e continuando con Lion (6%), Mountain Lion (6%), Snow Leopard (8%) e Leopard (2%).

Si osserva poi come queste edizioni con più anni alle spalle vengano aggiornate a quella più recente a velocità molto ridotta. Basti pensare che negli ultimi sei mesi le percentuali di adozione di Snow Leopard, Lion e Mountain Lion (upgrade pubblicati tra il 2009 e il 2012) sono calate solo dello 0,5% ogni mese. Colpisce anche sapere che da qui al rilascio del successore di Yosemite (atteso sempre in autunno), il 25% dell’installato globale di OS X sarà ancora rappresentato da Mavericks o da versioni precedenti.

Ridurre la frammentazione è uno degli obiettivi principali dei produttori di sistemi operativi

Numeri che tra l’altro sono in netto contrasto con quelli di iOS. Dai dati forniti dalla stessa Apple risulta infatti che l’82% di tutti i dispositivi iOS al mondo hanno iOS 8, la versione al momento più recente del sistema operativo mobile di Apple rilasciata sul mercato qualche settimana prima rispetto a Yosemite. IOS 7 è invece presente solo sul 17% di tutti i device iOS, mentre le versioni precedenti rappresentano solo il 2% dell’installato totale.

Ridurre la frammentazione è uno degli obiettivi principali dei produttori di sistemi operativi. In questo modo infatti c’è più omogeneità tra la base utenti e gli sviluppatori possono realizzare applicazioni contando sulle feature e le API più recenti. Inoltre più utenti installano la versione più recenti di un OS, meno costi ci sono a livello di supporto, senza contare che gli aggiornamenti rendono i sistemi operativi più sicuri.

Microsoft, che fino ad ora ha avuto non pochi problemi di frammentazione (si pensi solo al caso Windows XP), punta a ridurre fortemente questo fenomeno con l’arrivo di Windows 10. Lo stesso Terry Myerson di Microsoft ha ammesso che oggi l’installato di Windows è frammentato in numerose versioni e ciò rende difficile per gli sviluppatori creare applicazioni che possano accontentare allo stesso tempi utenti di XP, Vista, 7 e 8.

Non è un caso che Microsoft, con un piano a dir poco ambizioso, punti a portare Windows 10 su un miliardo di dispositivi entro la metà del 2018, cifra che equivarrebbe ai due terzi dell’installato attuale di Windows. Un’altra mossa di Redmond per combattere la frammentazione è quella di considerare Windows 10 come un “servizio”; ciò significa che nei prossimi anni non vedremo un Windows 11 o un Windows 12, ma che Windows 10 sarà potenziato, aggiornato e arricchito con upgrade costanti.

Frenesia da anti-frammentazione? Non proprio, visto che i numeri dimostrano chiaramente come il mercato di Windows sia molto parcellizzato. Ad aprile il 17% dei PC Windows ha ancora installato Windows XP (che ricordiamo risalire al 2001), percentuale addirittura più elevata rispetto ai PC con Windows 8/8.1, mentre Windows 7, risalente ormai a sei anni fa, rappresenta il 64% dell’installato globale. Insomma, se è vero che Apple non scherza in quanto a frammentazione e a persistenza degli OS meno recenti, Microsoft è un vero campione del genere.