L’apprezzamento di Windows 10, con le sue tante novità (spesso anche criticabili come nel caso degli aggiornamenti obbligatori), è ormai sotto gli occhi di tutti e l’impressione condivisa da moltissimi osservatori e analisti è che l’era post-Ballmer abbia portato in Microsoft una ventata d’aria fresca non indifferente. Dopo cinque mesi di utilizzo di Windows 10 come sistema operativo principale per i nostri PC, abbiamo voluto capire come Apple potrebbe trarre giovamento per OS X e iOS dal nuovo sistema operativo di Redmond.

Cortana su Desktop

Anche se Siri è apparso su iPhone 4S più di quattro anni fa, per sbarcare poi su tutti i modelli successivi, sugli iPad, su Apple Watch e su Apple TV, manca ancora una sua versione desktop. Una mossa davvero strana da parte di Apple, che infatti ha già integrato strumenti per la comprensione e la dettatura vocale in OS X, oltre ad altre feature più o meno evolute da tipico assistente virtuale.

Con Windows 10 Microsoft ha invece ha portato Cortana in ambiente desktop, mettendolo molto in risalto a livello di interfaccia e offrendo una duplice interazione con esso (voce o classica tastiera). Un modo intelligente per sfruttare questo assistente virtuale e Apple dovrebbe fare lo stesso con Siri, portando anche su Mac tutte le funzioni viste sui dispositivi iOS.

Un setup più granulare

Un altro aspetto che Apple potrebbe imparare da Windows 10 a livello desktop e mobile è rendere più chiare le funzionalità durante il processo di setup. Apple ha fatto un gran lavoro nel fornire all’utente un’esperienza guidata alla prima accensione di un Mac o di un device iOS, richiedendo non solo informazioni basilari, ma anche l’attivazione o meno di servizi e funzionalità come Siri, l’accesso a iCloud o la localizzazione. In questo modo si è pronti a utilizzare il dispositivi in pochissimo tempo, ma a mancare è un processo che permetta di configurare molte altre preferenze del sistema operativo e delle app preinstallate.

Per gli utenti più esperti questo non è un grande problema dal momento che già sanno dove trovare queste impostazioni in iOS e OS X, ma può diventarlo per gli utenti meno informati, che di fatto vengono lasciati “al buio”. Ciò vale soprattutto per OS X, visto che ci sono molte feature non facilmente accessibili per chi non sa dove cercare, come nel caso delle estensioni, del centro notifiche, delle opzioni per il trackpad o degli elementi che Spotlight è in grado di cercare e trovare.

Windows 10 invece accompagna l’utente lungo un’ampia serie di impostazioni nel corso del setup iniziale, cosa che se da un lato rallenta la prima configurazione, dall’altro permette di conoscere meglio e fin da subito alcune importanti funzionalità. Visto che una buona percentuale di nuovi utenti Apple arriva da altri sistemi operativi (Windows o Android), sarebbe utile trovare uno strumento di questo tipo in iOS e OS X, magari rendendolo facoltativo per gli utenti più esperti che possono accedere alle varie impostazioni anche dopo il setup iniziale.

Mattonelle anche per iOS e OS X

Anche se molti hanno odiato l’introduzione delle Live Tiles in Windows 8, che in effetti rivoluzionavano completamente l’interfaccia di Windows così come conosciuta fino a quel momento, in ambito mobile queste “mattonelle” quadrate e colorate funzionano molto bene e sono un’alternativa più che valida all’interfaccia molto più statica e ormai un po’ sorpassata di iOS.

In Windows 10 Microsoft ha mantenuto le Live Tiles, affiancandole però a un’interfaccia più tradizionale fortemente richiesta dagli utenti e riuscendo così a prendere due piccioni con una fava. In realtà anche OS X nel centro notifiche offre una simile interfaccia, ma le Live Tiles di Microsoft sono più flessibili e semplici da utilizzare.

Su smartphone le Live Tiles fungono da interfaccia dinamica che può essere modificata facilmente e in un attimo, eliminando il bisogno di creare più pagine per accedere alle app. Questo sistema di Windows Phone (e ora di Windows 10 Mobile) si pone con successo a metà strada tra la lista di icone di iOS e i widget di Android.

Difficilmente Apple potrebbe intraprendere una strada simile, ma sarebbe davvero utile e positivo trovare in iOS e OS X la possibilità di organizzare meglio le liste di app e contenuti, in modo molto più flessibile e completo di quanto già si possa fare ora tramite il centro notifiche.

Continuum e il computing sempre e ovunque

Con la funzionalità Continuity Apple, tra le altre cose, offre ai suoi utenti la possibilità di accedere a dati e di continuare a lavorare sullo stesso documento passando da iOS a OS X e viceversa. Questa visione di un computing trasversale e sempre disponibile trova un accento ancora più marcato nella modalità Continuum di Windows 10 Mobile.

Per ora disponibile solo sui recenti Lumia 950 e 950 XL, Continuum permette di collegare lo smartphone a un monitor o a un TV e di avere così un’esperienza desktop pressoché completa, con tanto di mouse tastiera. Al momento le app che supportano Continuum sono ancora poche e non si hanno tutte le funzionalità che si avrebbero su un vero e proprio PC con Windows 10, ma la strada intrapresa da Microsoft è quella giusta

Apple ha chiaramente escluso una simile convergenza (anche hardware) tra iOS e OS X, ma non è detto che in futuro non possa muoversi verso questa direzione. D’altronde già ora iPhone e iPad supportano le tastiere Bluetooth e possono eseguire il mirroring del display su un monitor esterno tramite AirPlay, senza poi contare le novità introdotte di iPad Pro con la cover-tastiera e l’Apple Pencil come strumento avanzato di input.

Non ci vorrebbe insomma molto per vedere un iPhone utilizzato come strumento di computing principale, magari in grado di collegarsi a un monitor esterno senza per forza utilizzare AirPlay come unica modalità e di utillizzare il Magic Mouse o il Magic Trackpad. Se Apple si muovesse in questa direzione, potrebbe davvero trasformare iPhone e iPad in vere e proprie soluzioni di computing mobile e ciò avrebbe un impatto non indifferente sui suoi clienti professionali.

A quando i Mac con display touch?

Quella dello schermo touch non è certo una prerogativa di Windows 10 visto che display simili sono sul mercato da diversi anni. Eppure il controllo touch di uno schermo su un PC desktop o un notebook non è una questione da sottovalutare. Si pensa erroneamente che interagire con un display touch al di fuori della sfera mobile non sia naturale o conveniente, ma visto che ormai siamo circondati da dispositivi touch anche al di fuori degli smartphone e dei tablet (si pensi solo agli sportelli bancomat o alle biglietterie elettroniche), il touchscreen su dekstop e notebook è diventato oggi molto più comune e tutt’altro che scomodo.

Certo, ci sono poi operazioni che per forza di cose richiedono ancora l’utilizzo di un mouse o di un trackpad, ma per compiti più semplici e basilari anche il touch in ambito desktop si sta rivelando una modalità di input efficace e naturale, anche solo per lanciare un’applicazione o per chiudere o ridimensionare una finestra.

Nonostante ciò, Apple, che ha preferito puntare sulla risoluzione dei suoi display Retina, non ha ancora introdotto schermi touch nei Mac, ma non c’è un vero motivo per cui non possa farlo nell’immediato futuro, magari passando direttamente al supporto per l’Apple Pencil. Il motivo principale di questa ritrosia di Apple è chiaramente il rischio di far avvicinare troppo la sfera dell’iPad a quella dei MacBook. Cupertino insomma non vuole ancora fondere mobile e desktop in un unico calderone azzerando (o quasi) le differenze tra i due settori, ma una mossa in senso opposto potrebbe anche dare vita a conseguenze positive.

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