Il sistema per il monitoraggio dei passeggeri aerei europei, è a soli due voti – e due anni – dalla realizzazione. Venerdì scorso infatti i governi nazionali hanno raggiunto l’accordo su un testo a proposto dal Parlamento europeo. Ma anche se il testo verrà ratificato tempestivamente, la normativa sul PNR (Passenger Name Record) non avrà effetto per altri due anni.

Non c’è alcun piano per creare un unico database centralizzato sui passeggeri che volano da e verso l’Unione Europea. Piuttosto, ogni Stato membro istituirà una propria unità per raccogliere informazioni sui passeggeri attraversi i dati forniti dalle compagnie aeree che utilizzano i suoi aeroporti. Le compagnie aeree dovranno consegnare i dati sui passeggeri a bordo di voli in entrata o in uscita dalla UE, e i Paesi possono scegliere di raccogliere i dati sui voli intra-europei.

L’obiettivo della direttiva PNR è individuare e prevenire attacchi terroristici e reati gravi. I legislatori della UE sono diventati più impazienti di raggiungere un accordo in seguito ai recenti attentati a Parigi, anche se nessuno degli attentatori ha raggiunto la città in aereo.

Il compromesso raggiunto venerdì tra i ministri nazionali e il Comitato per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento stabilisce le modalità con cui i dati possono essere utilizzati, per esempio per determinare il rischio presentato dai passeggeri prima del loro arrivo e il periodo di tempo in cui i dati possono essere conservati.

Le informazioni raccolte comprendono nome del passeggero, numero del posto occupato, date di viaggio, itinerari, informazioni sul biglietto, modalità di prenotazione e di pagamento, informazioni relative al bagaglio. Questi dati saranno disponibili in chiaro per sei mesi, dopo di che verranno criptati e conservati per altri quattro anni e mezzo.

La polizia già utilizza tali informazioni nelle proprie indagini, ma le procedure sono diverse da Paese a Paese. I legislatori vogliono armonizzare tali norme in tutta l’Europa.

Timothy Kirkhope, membro del LIBE e tra gli autori del testo sul PNR, ha detto che preferiva vedere un unico sistema che include la tutela della privacy, piuttosto che il “patchwork” di regole già esistenti. “La scelta non è tra un sistema PNR europeo e nessun sistema PNR, è tra un sistema PNR della UE e 28 sistemi PNR nazionali che avranno standard notevolmente differenti, o assenti, per la protezione dei dati dei passeggeri”, ha commentato Kirkhope.

La commissione voterà il prossimo 10 dicembre per accettare formalmente il testo proposto, che sarà presentato al Parlamento all’inizio del prossimo anno per una votazione finale.

Ma le regole non entreranno in vigore velocemente: le direttive UE non sono leggi in sé, ma istruzioni ai governi nazionali, che devono adeguare le proprie leggi in modo che vengano rispettate le direttive. Hanno due anni per farlo.