Password manager: le migliori soluzioni gratuite

La propria sicurezza online può essere migliorata con un software per la gestione delle password. Ecco le migliori offerte adatte alle vostre esigenze

Le violazioni dei dati sono all’ordine del giorno e una soluzione di password manager permette di tenere al sicuro le proprie password da occhi indiscreti. Le soluzioni a pagamento offrono ottimi extra, ma anche un gestore di password gratuito protegge dai rischi derivanti dall’utilizzo di password deboli (o peggio, dall’uso della stessa password ovunque). L’utente deve ricordare solo una password per accedere a un unico luogo sicuro in cui sono archiviate tutte le altre password.

Sul mercato sono disponibili diverse soluzioni gratuite, che rispondono alle diverse esigenze di ogni utente e permettono di passare a un servizio a pagamento qualora fosse necessaria una protezione maggiore.

In generale un password manager, gratuito o a pagamento, deve offrire la generazione di password, il riempimento automatico dei moduli, l’autenticazione a due fattori e la possibilità di spostarsi tra diversi dispositivi. Ecco le migliori soluzioni gratuite.

1Per tutte le esigenze: Bitwarden

Come molti altri servizi, Bitwarden offre un livello gratuito e uno a pagamento, ma le funzionalità offerte dal livello gratuito soddisfano le esigenze della maggior parte degli utenti. E’ possibile accedere al servizio da un numero illimitato di dispositivi e una moltitudine di tipi di dispositivi, abilitare l’autenticazione a due fattori TOTP di base e memorizzare un numero illimitato di password. Il piano personale gratuito consente inoltre agli utenti attenti alla privacy di evitare l’hosting nel cloud dell’azienda e scegliere l’hosting in locale.

L’unica cosa che il piano personale gratuito non offre è la condivisione della password, problema in parte risolvibile con il piano aziendale gratuito. Include due postazioni con condivisione illimitata di password tra di loro, ma non consente il self-hosting.

Infine, se si decide di passare a un altro servizio, Bitwarden consente di esportare le password, anche come file crittografato.

2KeePass

KeePass non attira l’attenzione, ma questo gestore di password basato su applicazioni desktop ha tutte le funzionalità che si possono desiderare, in particolare per chi è attento alla privacy e alla sicurezza.

Poiché il programma e i suoi file di database crittografati sono archiviati localmente di default, l’utente mantiene il pieno controllo su chi può accedervi. Inoltre non è nemmeno necessario installarlo sul sistema, perché basta eseguirlo tramite un’applicazione .exe portatile conservata su una chiavetta USB.

KeePass è un programma open source, il che significa che la community può sempre controllarlo per eventuali backdoor nascoste o vecchi bug di sicurezza. E permette di abilitare l’autenticazione a due fattori tramite l’uso di file chiave, potenziando la password principale.

Oltre alla versione ufficiale per Windows, sono disponibili versioni di KeePass create dalla community per MacOS, Android e iOS, insieme a un’ampia gamma di plug-in che consentono la personalizzazione. Con i plug-in si possono ricreare la maggior parte delle funzionalità offerte dai servizi basati su cloud a pagamento, come controllare se una delle proprie password è stata trovata come parte di un pacchetto di dati. KeePass consente una facile esportazione delle password verso un altro servizio.

3I password manager di Google, Apple, Firefox

La sicurezza e le funzionalità dei gestori di password all’interno dei principali browser e sistemi operativi mobili sono molto migliorate rispetto a pochi anni fa.

Se l’utilizzo di un password manager dedicato è troppo impegnativo, si può optare per Google Password Manager, iCloud Keychain di Apple , Firefox Password Manager, che permettono di aggiornare la sicurezza delle password con il minimo sforzo necessario. Gli strumenti di gestione delle password integrati in questi servizi possono svolgere il compito più impegnativo di creare e ricordare password casuali univoche e non è necessario passare a un’app diversa per farli funzionare.

Google probabilmente piacerà alla maggior parte delle persone, poiché Chrome è onnipresente, ma chi è più attento alla privacy può rivolgersi a Firefox, che si impegna a non vendere i dati degli utenti. Anche Apple protegge la privacy degli utenti, ma è più difficile da abbandonare, poiché non fornisce un metodo semplice per esportare le password. Consigliamo di scegliere Google o Firefox per la più ampia copertura sui dispositivi e Apple se si possiedono sia dispositivi MacOS che iOS.

L’unico svantaggio nell’utilizzo dell’account Google, Apple o Firefox per memorizzare le password è che non sono protette come con un servizio di terze parti. Anche se il proprio account è protetto con l’autenticazione a due fattori, Google, Apple o Firefox tendono ad essere più permissivi riguardo all’accesso alle password da un dispositivo che ha effettuato il login. Spesso non chiedono la riautenticazione per utilizzare una password memorizzata, a differenza della maggior parte dei gestori di password dedicati, e questo può essere un rischio per la sicurezza su un dispositivo condiviso.

4Password manager gratuiti vs a pagamento

Perché scegliere un servizio a pagamento se si può scegliere uno gratuito? I servizi a pagamento forniscono funzionalità premium che consentono maggiore controllo e protezione delle password.

Sono utili quando le password vengono condivise (per esempio se tutti i membri della famiglia accedono a Netflix) e offrono forme più avanzate di autenticatori 2FA e avvisi che informano l’utente se la sua password è stata modificata in un dump di dati.

Alcuni servizi a pagamento hanno anche funzioni che li distinguono dalla concorrenza. Per esempio 1Password ha una funzione “travel vault” che nasconde alcune password quando si è in viaggio, come misura di sicurezza aggiuntiva quando si potrebbero incontrare controlli aggressivi in aeroporto o semplicemente perdere l’accesso ai propri dispositivi a causa di furto o smarrimento del bagaglio.

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AUTOREAlaina Yee
FONTEPCWorld
CWI.it
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