Lavoro da remoto: le cattive abitudini che minacciano la sicurezza

Come e perché delle cattive abitudini di sicurezza potrebbero costringere le aziende a riconsiderare la reale fattibilità del lavoro da remoto a lungo termine.

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Una nuova indagine di CyberArk sul lavoro a distanza ha rivelato che la maggior parte dei dipendenti si sente più produttiva da casa e desidera continuare a lavorare da remoto, nonostante la riapertura degli uffici in sicurezza. Tuttavia, cattive abitudini di sicurezza potrebbero costringere le aziende a riconsiderare la reale fattibilità del lavoro remoto a lungo termine.

La pandemia ha trasformato la maggior parte delle nostre attività in virtuale, e i lavoratori a distanza hanno dovuto superare numerose sfide per bilanciare vita lavorativa e personale.

  • Il 78% dei lavoratori da remoto ha ammesso di avere problemi tecnici con la connessione ai sistemi e alle risorse aziendali, ritenuti il più grande ostacolo.
    • Il 45% ritiene le distrazioni da parte della famiglia e degli animali domestici come la più grande sfida del lavoro a distanza, seguite dall’equilibrio tra lavoro e vita personale (43%) e dalla “stanchezza da Zoom” (34%).
    • Nonostante queste sfide, i dipendenti riconoscono anche i vantaggi del lavoro a distanza tra cui il risparmio di tempo evitando gli spostamenti (32%), la possibilità di fare commissioni (24%) e di occuparsi di faccende domestiche tra una riunione e l’altra (23%).

lavoro a distanza

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Il 67% ammette di trovare scappatoie alle policy di sicurezza aziendali per essere più produttivi, per inviare documenti di lavoro a indirizzi e-mail personali, condividere password e installare applicazioni non autorizzate. Tuttavia, le cattive abitudini di sicurezza vanno ben oltre l’elusione di poche policy di protezione, e una maggiore formazione non sta modificando questi comportamenti. Infatti, oltre la metà dei dipendenti intervistati (54%) ha dichiarato di aver ricevuto una formazione specifica sulla sicurezza per il lavoro a distanza:

  • Il 69% ha dichiarato di utilizzare i dispositivi aziendali per uso privato.
    • Il 57% consente ai propri familiari di utilizzare i dispositivi aziendali per attività extra, come lezioni a distanza, giochi e acquisti online, con un incremento del 185% rispetto all’indagine condotta la scorsa primavera.
    L’82% ha ammesso di riutilizzare le stesse password, il 12% in più rispetto alla precedente indagine.

“La pandemia è stata la più grande occasione di testare il futuro del lavoro distribuito. I dipendenti si sono dimostrati incredibilmente forti nell’affrontare la sfida e superare lo stress e gli ostacoli significativi di unire vita privata e professionale” ha dichiarato Matt Cohen, Chief Operating Officer di CyberArk. “Mentre continuiamo ad adattarci a questo nuovo modo di operare, la responsabilità della sicurezza aziendale va condivisa da personale e organizzazioni. Le aziende devono rafforzare le migliori pratiche di protezione in modo costante e implementare strumenti e policy di facile utilizzo, mentre i dipendenti devono comprenderli e applicarli.”

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