La gestione delle applicazioni in un futuro multi-cloud

Le aziende guardano al multi cloud con interesse e qualche timore, tra aumento della complessità operativa, necessità di sicurezza e gap di competenze. Parliamo con Maurizio Desiderio di F5 Networks del recente report "Future of Multi Cloud"

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“Le aziende che non adotteranno rapidamente più cloud saranno meno rilevanti sul mercato; l’intelligenza artificiale sarà fondamentale per l’automazione della transizione al multi-cloud; le questioni di compliance non sono più trascurabili o differibili; l’alfabetizzazione nel cloud è ormai un prerequisito operativo e  il divario di competenze deve essere colmato”.

Sono queste le opinioni e le esigenze delle aziende raccolte nel report The Future of Multi-cloud elaborato da Foresight Factory per F5 Networks e basato su oltre 100 trend e ricerche proprietarie condotte in 25 Paesi e interviste qualitative con influenti esperti di cloud a livello globale.

Abbiamo discusso dei temi del report e del multi-cloud in generale con Maurizio Desiderio, Country Manager per l’Italia di F5 Networks, azienda che fornisce dispositivi e servizi per assicurare la disponibilità e la sicurezza delle applicazioni in rete.

Computerworld: Il multi cloud viene spesso visto come un modo per risparmiare, scegliendo da ciascun provider il servizio più conveniente, e il report punta l’accento sulla possibilità di realizzare servizi di trasformazione finora inediti. Il prezzo da pagare però è un aumento della complessità dell’infrastruttura. Come è possibile riconciliare le diverse esigenze?

Maurizio Desiderio, Country Manager
Italia di F5 Networks.

Maurizio Desiderio: Un’infrastruttura di application delivery basata su un’architettura multi-cloud permette di ottimizzare i costi a patto che vi siano soluzioni in grado di gestire in maniera omogenea i servizi applicativi necessari all’erogazione delle applicazioni. I provider di cloud pubblici possono garantire un livello di sicurezza fino al livello di rete, ma non dobbiamo dimenticare che i servizi di delivery e le policy di sicurezza applicativa sono di responsabilità dell’azienda proprietaria dell’applicazione.

Controllare le modalità di accesso degli utenti al servizio, definire le policy di sicurezza, gestire le funzionalità dell’applicazione hanno un impatto sui costi di gestione, che, in un contesto multi-cloud, potrebbero crescere in maniera esponenziale dato che ciascuna piattaforma cloud ha degli strumenti proprietari. F5 consente alle aziende di poter gestire l’applicazione in maniera omogenea, rendendo l’applicazione indipendente dalla piattaforma su cui essa è ubicata. Le funzionalità di orchestrazione e automatismo fanno sì che l’azienda possa scegliere di spostare un servizio da un ambiente all’altro velocemente, senza creare disservizi agli utenti.

Con l’ausilio di una piattaforma di delivery e sicurezza applicativa come quella fornita da F5 Networks le aziende sono in grado di poter decidere da che ambiente cloud erogare l’applicazione, sfruttando al massimo servizi specifici di quel cloud provider, senza rinunciare ad un set omogeneo di policy di security e di application delivery.

È proprio questa flessibilità, che previene il cloud lock-in, a spingere i cloud provider a essere sempre più innovativi non solo a livello di servizi offerti, ma anche in termini commerciali. Tale dinamismo influenzerà profondamente le dinamiche del mercato agevolando fortemente le start-up che, al contrario di quanto succedeva in passato, non necessitano più di investimenti infrastrutturali importanti per potersi posizionare. Tutti questi aspetti contribuiranno a migliorare notevolmente anche l’offerta per i consumatori finali e di conseguenza l’economia di mercato.

CWI: Esiste nella funzione IT una certa resistenza all’automazione, vista da un lato come perdita di controllo e possibile fonte di problemi di sicurezza, e dall’altro come possibile causa di una riduzione della forza lavoro. Che opinioni avete a riguardo? Quali sono invece i fattori che spingono le aziende ad adottare o potenziare l’automazione?

M.D.: In un contesto dove i processi sono stati implementati e testati correttamente, automazione non vuol dire perdita di controllo. Certo, l’uomo non è esente da commettere errori e qualsiasi tipologia di cambiamento deve essere preso in esame e analizzato nella sua interezza. L’utilizzo di processi automatizzati non riduce il livello di sicurezza ma, al contrario, può accrescerlo.

Detto questo, l’implementazione di cambiamenti procedurali necessita anche di una rivisitazione delle policy di sicurezza, in quanto i potenziali rischi da affrontare potrebbero essere significatamene diversi.

Rispetto alla forza lavoro, in base alla mia esperienza, tra i principali fattori che rallentano nelle aziende l’adozione del multi-cloud e dell’automazione vi è sicuramente la carenza di competenze tecniche specialistiche al proprio interno. Non parlerei quindi di automazione e multi-cloud come “possibile causa di una riduzione della forza lavoro” ma come un’enorme opportunità da sfruttare, anche dal punto di vista professionale.