Stalkerware, l’Italia al secondo posto in Europa per numero di vittime

In occasione della giornata contro la violenza sulle donne Kaspersky ha presentato in Senato un report sul digital stalking nelle relazioni, un fenomeno che può essere contrastato puntando su formazione, sistemi di monitoraggio e provvedimenti

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, si è tenuta in Senato, la conferenza stampa Violenza Informatica di Genere: regolare lo Stalkerware e proteggere le vittime, organizzata su iniziativa del Senatore Tommaso Nannicini.

Nell’occasione, Kaspersky ha presentato il report Digital Stalking in Relationships, un sondaggio globale che coinvolge più di 21.000 persone in 21 paesi, inclusa l’Italia, con l’obiettivo di indagare sul loro atteggiamento in merito a privacy e stalking digitale nelle relazioni intime e per fare il punto sul fenomeno degli stalkerware.

Gli stalkerware sono dei software disponibili in commercio e che vengono installati sui dispositivi di un utente senza il suo consenso fornendo l’accesso 24 ore su 24 a tutta una serie di dati personali, come la posizione del dispositivo, la cronologia del browser, i messaggi di testo, le chat dei social media e, in alcuni casi, anche a quanto catturato dal microfono e della doppia fotocamera. Gli stalkerware sono una forma di cyberviolenza in quanto spesso vengono utilizzati per spiare il partner nelle relazioni in cui avvengono abusi.

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Non è difficile acquistare e installare programmi simili. Funzionano in background, senza che l’interessato se ne renda conto, né dia il suo consenso. Il fatto che gli stalkerware siano a portata di mano non sminuisce però la responsabilità dei perpetratori nell’utilizzarli come strumento, commettendo un crimine.

Digital Stalkerware, informare e proteggere le vittime

Dall’indagine, condotta online da Sapio Research, è emerso che il 6% degli italiani ha ammesso di aver installato uno stalkerware sul dispositivo del proprio partner mentre l’8% ha sfruttato funzionalità di smart home per monitorare il partner senza il suo consenso. Seppure il 74% degli italiani non sia d’accordo all’idea di installare un software di monitoraggio per spiare il partner, in alcune circostanze un allarmante 26% lo ritiene normale oltre che accettabile. Secondo gli intervistati, le situazioni che potrebbero giustificare questo comportamento sono il sospetto di infedeltà da parte del partner (70%), possibili coinvolgimenti del partner in attività criminali (59%) e motivi legati alla sicurezza del partner (52%). In cima alla classifica dei Paesi che ritengono il monitoraggio segreto una pratica accettabile troviamo la regione dell’Asia-Pacifico (24%), meno praticata invece in Europa (10%) e in America (8%).

Il report mostra che l’8% degli italiani è stato obbligato dal proprio partner a installare un’applicazione di monitoraggio. Purtroppo, il 27% di quelli che hanno risposto positivamente a questa domanda hanno anche già subito abusi da parte del partner.

“Quando è stato chiesto agli intervistati se fosse giusto monitorare “consensualmente” le attività online del proprio partner”, ha spiegato Alessandra Venneri, Head of Communications and Public Affairs di Kaspersky, “quasi la metà degli italiani (44%) si è dichiarato favorevole: il 25% lo farebbe per motivi di trasparenza all’interno della coppia mentre il 19% solo per tutelare la sicurezza fisica del partner o se il monitoraggio è reciproco”.

“Questi dati fanno riflettere su come il fenomeno potrebbe evolvere” ha detto Venneri. “La cosa grave”, ha continuato la manager di Kaspersky, “è che oggi scaricare uno stalkerware dal web è alla portata di tutti oltre che perfettamente legale”.

La cyberviolenza è un fenomeno reale

L’11% degli italiani intervistati ha ammesso di essere stato perseguitato tramite dispositivi tecnologici mentre il 24% sospetta che il proprio partner violi la sua privacy digitale. Molte preoccupazioni su come potrebbe manifestarsi una tale invasione della privacy ruotano intorno alle informazioni accessibili tramite smartphone, esposte quindi al rischio di stalkerware. Guardando alle informazioni personali che gli italiani non vorrebbero mai finissero nelle mani del partner troviamo i messaggi di testo (38%), gli account dei social media (36%) e le e-mail (34%). Questi dati sono particolarmente allarmanti se si tiene conto che quasi la metà delle vittime italiane di stalking tecnologico è stata monitorata tramite un’applicazione per telefono (36%).

I dati mettono in evidenzia l’impegno necessario per formare, educare e assistere le persone in merito ai rischi degli stalkerware: confrontarsi direttamente con il partner, infatti, in alcune situazioni può essere davvero pericoloso. Spesso tra coloro che scoprono applicazioni di stalkerware sui propri dispositivi ci sono anche persone che hanno già subito violenza domestica e che potrebbero esporsi a gravi conseguenze.

Per gli utenti che sospettano di essere vittima di stalkerware, si raccomanda di:

  • Non affrettarsi a rimuovere gli stalkerware trovati sul dispositivo poiché il persecutore potrebbe notarlo e intensificare i suoi comportamenti abusivi, che da digitali si potrebbero trasformare in fisici.
  • Contattare le autorità locali e le organizzazioni che si occupano di supportare le vittime di violenza domestica.
  • Utilizzare una protezione di sicurezza informatica affidabile, in grado di eseguire un controllo sul dispositivo e scoprire la presenza di stalkerware. Tuttavia, questo dovrebbe essere fatto solo dopo aver valutato il rischio potenziale per la vittima, in quanto l’autore del reato potrebbe notare l’uso di una soluzione di cybersicurezza.

Supporto alle vittime

Per contrastare questa crescente minaccia, nel Novembre del 2019 è stata fondata la Coalition Against Stalkerware (coalizione contro lo stalkerware), con lo scopo di combattere ogni abuso facilitato dalla trasformazione tecnologica e digitale, l’iniziativa mira a unire le organizzazioni che lavorano per combattere la violenza domestica e la comunità che si occupa di sicurezza informatica.

Due interventi di rilievo anche da parte dellAssociazione Differenza Donna, che detiene il numero nazionale antiviolenza (1522) e di Telefono Rosa, fondata nel 1988 dalla giornalista Giuliana Massari Dal Pozzo.

“C’è ancora troppa ignoranza e minimizzazione del problema anche da parte delle forze pubbliche, dobbiamo insegnare ed educare l’opinione pubblica e tutti gli utenti del processo. Ricordiamo che la violenza informatica è a tutti gli effetti una violenza di genere, una violenza forte, si entra in modo invasivo e devastante nella vita delle vittime“.

A questo link sono disponibili tutti i numeri di telefono dei centri antiviolenza D.i.Re, città per città in ordine alfabetico.

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Arianna Narciso
Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche, decide di conseguire i suoi studi magistrali in Teoria e Tecnologica della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Nel 2019 inizia il suo percorso nel mondo della comunicazione digitale, prima come Graphic Designer e successivamente come Content Editor. Nel 2021 si specializza nelle strategie di marketing digitale con un Master in Data Analytics e Marketing Intelligence presso la Business School de IlSole24Ore. La trovate su Linkedin