I prezzi di Apple stanno trasformando la privacy in un privilegio

Apple sarà pure il colosso tech più attento e rispettoso dei nostri dati, ma con i prezzi in continua salita di iPhone e MacBook il rischio è che la famosa privacy di Apple diventerà sempre più un lusso per pochi.

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Apple ritiene (giustamente) che la privacy sia un “diritto umano fondamentale”, o almeno così il CEO Tim Cook dichiarava alla CNN sulla scia del WWDC dello scorso anno. In quell’occasione Cook condannava inoltre l’esagerata raccolta dati dei rivali (che poi sarebbero Google e Facebook) vista come fuori controllo e si preoccupava del fatto che la maggior parte delle persone non avesse idea di quanto spesso venissero seguite e tracciate da questa raccolta incontrollata di dati.

Allora è stato facile ammirare Apple. Erano parole che dovevamo e volevamo sentire, in particolare in un decennio scosso dallo scandalo di Cambridge Analytica e dalle violazioni subite da colossi come Uber e Yahoo, per non parlare dell’abitudine di Google di “setacciare” Gmail con lo scopo di migliorare la nostra navigazione web tramite annunci pubblicitari. In un simile scenario in effetti Apple, proprio grazie alle parole di Tim Cook e al suo atteggiamento nei confronti della privacy, sembrava ammantata di un’aurea quasi messianica.

Al tempo stesso però quelle di Cook suonano oggi come parole fin troppo audaci visto che Apple continua gonfiare i prezzi dei suoi dispositivi anno dopo anno, allontanando quindi sempre di più questo suo nobile concetto di privacy dalla portata della maggior parte degli utenti. Parliamo, nel caso dei nuovi iPhone Xs e Xs Max ad esempio, di una crescita media di circa 200 euro rispetto ai modelli dello scorso anno. Tali aumenti di prezzo non sono solo “dolorosi” per il portafoglio, ma anche e soprattutto per chi vuole i dispositivi di Apple perché ritiene che l’unica ragione inconfutabile per preferirli ad altri sia proprio il rispetto della privacy.

Certo, parliamo sempre e comunque di smartphone top di gamma che non sono mai costati poco, ma ormai risulta sempre più difficile classificare ogni caratteristica di un iPhone come superiore a quelle di un top di gamma concorrente. Il Pixel 3 di Google ad esempio ha una fotocamera migliore (per non parlare di altre utili funzioni come l’always-on-display), mentre cambiando genere di device i laptop Windows di fascia medio-bassa forniscono prestazioni migliori nei videogiochi rispetto ai MacBook di fascia alta.

Ma la privacy? Nessuno può toccare Apple su questo punto, anche perché per Cupertino privacy fa rima con business. Il grande pubblico (anche quello meno avvezzo alla tecnologia) ricorda probabilmente l’ormai famosa resistenza di Apple allo sblocco degli iPhone nonostante l’insistenza dell’FBI, ma il binomio Apple-Privacy scende molto più in profondità.

Apple ora include sia in iOS, sia in macOS la tecnologia Intelligent Tracking Prevention, che impedisce ai “collezionisti” di dati di tracciare i vostri movimenti sul web. O si pensi a File Vault 2 installato su tutti i Mac per crittografare i vostri file. È poi vero che anche Apple raccoglie dati dai suoi dispositivi, ma uno studio recente ha rilevato sia che lo fa 10 volte meno rispetto a quanto faccia Google con i dati provenienti dagli smartphone Android, sia che la stessa Apple include protezioni che le impediscono di sapere da quale particolare dispositivo provengano determinati dati.

Peccato, quindi, che questa “superiorità” non ispiri realmente Apple a guidare una rivoluzione nella privacy dei dati portando sul mercato dispositivi di fascia bassa. Non a caso l’ultima trimestrale di Apple ha rivelato come l’aumento dei prezzi dei dispositivi stia causando un aumento del fatturato anche nei periodi in cui le vendite di iPhone sono rimaste invariate. Peccato anche che tutto ciò provenga da una società che una volta affermava di voler “dare un contributo al mondo creando strumenti in grado di far progredire l’umanità”. Il crescente (e a dirla tutta ingiustificato) aumento dei prezzi di Apple sta invece rendendo la privacy un lusso per privilegiati. E questo non sta affatto facendo avanzare l’umanità.

Il problema si intensifica più pesantemente mano a mano che si investe nell’ecosistema Apple. Diciamo che iniziate con un iPhone, che vi porta quindi a comprare un MacBook Pro per godervi la sua maggiore privacy. Inoltre, potreste volete un iPad (e l’Apple Pencil) per vostro figlio e, perché no, anche un HomePod, visto che trasmette molti meno dati rispetto ai più economici smart speaker di Google e Amazon. Tutto ciò può portare a una spesa anche di 4-5000 euro, che però ogni anno aumenta (e non di poco) e sono molti ormai gli analisti convinti che Apple stia avvicinandosi a un tetto massimo oltre al quale gli utenti non saranno più disposti a spendere. Forse non ci siamo ancora arrivati, ma ci stiamo avvicinando a grande velocità.

C’è speranza?

Se Apple fosse davvero focalizzata a garantire a tutti l’accesso alla privacy dei dati, porterebbe sul mercato più prodotti destinati agli acquirenti con poca disponibilità economica. Diciamo “più prodotti” perché Apple sta tentando almeno in parte di non raggiungere quelle esagerazioni del recente passato come l’Apple Watch Edition che poteva arrivare anche a 18000 euro.

Per fortuna segnali positivi ci sono e ci riferiamo principalmente all’iPad da 9,7’’ che parte da 359 euro e che include anche il supporto per Apple Pencil (prima esclusiva per il ben più costoso iPad Pro). Pensiamo poi all’iPhone Xr, decisamente meno costoso del Xs pur se ancora poco avvicinabile dalla stragrande maggioranza delle persone. Poi purtroppo si ritorna alla “cara Apple” se pensiamo al nuovo MacBook Air, un laptop che parte da 1379 euro e che è ben lontano dall’essere quel portatile low-cost per gli studenti in cui molti speravano.

Di fronte a un prezzo simile molti sarebbero tentati (e giustamente) a investire poco più della metà per un Dell XPS 13, un Asus Zenbook e, perché no, per un Chromebook Acer R3, spendendo in quest’ultimo caso circa un terzo. Tutte ottime alternative e, in alcuni casi, persino migliori del nuovo MacBook Air, ma nessuna di queste offre la stessa sicurezza dei dati che può offrire un MacBook. Ecco perché abbiamo bisogno di più esempi da parte dio Apple come l’iPad da 9,7’’. Tim Cook ha detto di vedere Apple come una “forza per il bene” e ammiriamo anche le iniziative ambientali dell’azienda, così come i suoi tentativi di rendere i suoi dispositivi utili per l’assistenza sanitaria senza tentare di monetizzare i servizi associati.

Ma in un’epoca in cui vediamo gli effetti negativi delle aziende che gestiscono male i dati degli utenti, in cui i nostri dati personali vengono utilizzati per manipolarci e in cui le password concedono troppo facilmente l’accesso a tutta la nostra vita, Apple potrebbe fare sforzi maggiori per mantenere i suoi prodotti accessibili a un pubblico più ampio. Così come stanno andando ora le cose non passerà molto tempo prima che questi prezzi siano davvero “fuori controllo” e, quindi, fuori dalla portata della stragrande maggioranza delle persone.