Il riconoscimento facciale minaccia la nostra privacy?

Le tecnologie di Facebook e Google per il riconoscimento facciale (ma non solo) nelle fotografie hanno ormai raggiunto livelli di accuratezza elevatissimi. E ora che si fa?

Facebook e Google hanno lavorato sodo per sviluppare e migliorare algoritmi in grado di identificare le persone in foto ed entrambe sono diventate bravissime a farlo. Non sappiamo ancora bene che risultato intendano ottenere con queste tecnologie, ma prima di fare ipotesi sul futuro dobbiamo capire a che punto è arrivata questa sofisticata forma di identificazione.

Facebook non ha bisogno nemmeno dei volti

Facebook è tra le principale e più avanzate realtà al mondo quando si parla di algoritmi per il riconoscimento facciale e le sue tecnologie, migliorate notevolmente negli ultimi due anni, sono ora in grado di riconoscere una persona in foto con un’accuratezza del 97% grazie al sistema proprietario DeepFace, che ha percentuali di successo persino maggiori del sistema utilizzato per lo stesso scopo dal FBI (il Next Generation Identification System)

DeepFace è in grado di raggiungere simili risultati analizzando i volti, trasformandoli in modelli 3D e passando poi al riconoscimento tramite l’analisi delle angolazioni del volto e delle condizioni di luce. Questa tecnologia utilizza oltre 120 milioni di parametri e si basa sul più ampio e dettagliato database facciale disponibile al mondo.

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Ma tutto ciò non è abbastanza per Facebook, che punta infatti a identificare le persone senza nemmeno basarsi sul loro volto. Ecco perché gli sviluppatori e ricercatori della grande F stanno studiando un sistema che sia in grado di procedere all’identificazione di una persona in foto basandosi sul taglio di capelli, la forma del corpo, la posture, gli abiti e così via. Al momento Facebook può già riconoscere persone in foto senza identificarne il volto con un’accuratezza del 83%. Risultati a dir poco stupefacenti, ma anche Google può ritenersi soddisfatta dei suoi progressi in questo ambito.

Il segreto di Google

Tutti si sono stupiti (in positivo) quando al Google I/O del mese scorso la grande G ha mostrato la funzione di ricerca nella sua nuova offerta di Google Photos. Questo motore di ricerca infatti non solo può capire la differenza tra cani e gatti in una foto, ma è anche in grado di identificarne le razze e cercare altre caratteristiche che fino a poco tempo fa sembravano impossibile da ottenere.

Gli algoritmi creati dagli sviluppatori di Google sono in grado ad esempio di cercare e trovare nella nostra collezione di foto immagini basate anche su un semplice aggettivo. Se per esempio cercate “delizioso” in Google Photos, il motore di ricerca vi restituirà eventuali foto con cibi, piatti e bibite perché capisce che tutti questi elementi si adattano bene all’aggettivo scelto.

Naturalmente Google Photos può anche trovare determinate persone quando le cercate nella vostra collezione di immagini. Quando infatti andate sulla barra di ricerca, vi si presentano tre opzioni (Persone, Luoghi e Cose). Scegliendo Persone, lo strumento di ricerca vi mostrerà tutte le persone presenti nelle vostre foto, iniziando da quelle ritratte più frequentemente. La cosa stupefacente è che Google Photos, una volta che avete scelto il soggetto che cercavate, vi mostrerà tutte le foto in cui il volto di questa persona è chiaramente visibile, ma anche in quelle in cui non lo è perché magari il soggetto è sullo sfondo, ha il volto sfocato o è quasi fuori dall’inquadratura.

è solo questione di tempo prima che i social network, le forze dell’ordine e altre organizzazioni siano in grado di identificare all’istante ognuno di noi tramite una foto

È anche interessare notare come la tecnologia di Facebook, seppur possa sembrare più avanzata, non è ancora stata rilasciata ed è ancora in una fase di sperimentazione. La soluzione di Google invece è già disponibile con Google Photos e si tratta di una tecnologia offerta gratuitamente agli utenti della grande G. Google non ha rilasciato dettagli precisi su come funzioni questo motore di ricerca, ma molto probabilmente i metodi utilizzati sono simili a quelli che usa Facebook.

Inoltre (cosa che farà piacere agli amanti della privacy), il sistema di ricerca di Google Photos non associa il volto di una persona al suo nome o alla sua identità. Se per esempio volete cercare delle foto con vostro figlio (scegliamo Andrea come nome di fantasia), quando ne trovate una e vi cliccate sopra il motore di ricerca vi mostrerà tutte le foto dove Andrea è presente. Se però cercate direttamente il nome, Google Photos non vi restituirà tutte le foto di prima, ma solo quelle in cui Andrea è stato taggato esplicitamente da voi o da altri utenti (amici, familiari ecc.).

E ora che si fa?

Abbiamo capito fin qui che le tecnologie messe in campo da Facebook e Google sono estremamente precise e sofisticate. A questo punto ci sono tre fattori da considerare. Il primo è che la ricerca e lo sviluppo su queste tecnologie di riconoscimento fotografico basato su una vera e propria intelligenza artificiale continueranno a migliorare, con sistemi che anno dopo anno saranno sempre più precisi e infallibili. Bisogna insomma far capire fin da subito cosa sia possibile fare oggi con queste tecnologie e cosa ci aspetti nell’immediato futuro.

Tutte queste tecnologie potrebbero addirittura salvaguardare la vostra privacy

In sostanza è solo questione di tempo prima che i social network, le forze dell’ordine e altre organizzazioni siano in grado di identificare all’istante ognuno di noi tramite una foto, incluse quelle immagini prese da webcam e da telecamere di sicurezza montate ovunque (caselli autostradali, sportelli bancomat ecc.). A oggi la tecnologia di riconoscimento dei volti è disponibile su oltre 28 milioni di dispositivi mobile e questo numero è destinato a salite a 123 milioni nel 2024.

Il secondo importante fattore da considerare è che questa tecnologia non porterà necessariamente a degli abusi a livello di privacy e sicurezza. Certo, l’eventualità che in futuro ciò possa succedere è tutt’altro che remota, ma non bisogna per forza aspettarsi una continua violazione della nostra privacy o continui attentati alla nostra sicurezza. Facebook ad esempio è così preoccupata della reazione dei suoi utenti su questo versante che, per testare la sua nuova tecnologia di riconoscimento, non utilizza le foto caricate su Facebook, bensì quelle di Flickr. Lo stesso vale per Google, che come abbiamo spiegato poco sopra, non associa direttamente i volti con l’identità e i nomi.

La stessa Apple, nel corso del recente WWDC, ha dimostrato come sia possibile offrire un elevato grado di personalizzazione senza sfociare nella violazione della privacy. La nuova funzionalità “proattiva” di Siri raccoglie infatti tantissimi dati da email e da altre fonti, ma tutte queste informazioni non lasciano mai il telefono e non sono mai associate con l’identità di una persona. Non vengono nemmeno caricate sul cloud o inserite in un qualsiasi database permanente e persino Apple non ha accesso a questi dati. Non è insomma detto che tutti questi algoritmi così sofisticati e destinati all’infallibilità diventino uno spauracchio per la nostra privacy. Il rischio naturalmente c’è, ma dare per scontato lo scenario peggiore possibile sarebbe uno sbaglio.

Il terzo fattore da considerare è che tutto questo discorso potrebbe addirittura salvaguardare la vostra privacy. Pensateci bene. In futuro questi motori di ricerca basati sul riconoscimento fotografico potrebbero avvisarvi ogni volta che qualcuno utilizza una foto in cui siete presenti, anche se siete sullo sfondo o persino girati di schiena. In questo modo potreste prendere provvedimenti nel caso si presentino abusi o attività poco lecite legate a questa o ad altre foto nelle quali comparite. Sarà inoltre possibile che queste tecnologie prevengano il furto di identità, fenomeno che sta purtroppo aumentando anche per colpa degli attacchi subiti da sempre più aziende e agenzie.