Nei giorni scorsi abbiamo sentito molto parlare di intelligenza artificiale e machine learning al keynote della conferenza degli sviluppatori I/O di Google, ma c’era una parola che non appariva in nessuna slide o in nessun video mostrato all’evento: privacy. A differenza infatti dei suoi “colleghi” (Facebook in primis), Google non ha sfruttato il suo evento annuale per annunciare eventuali modifiche al modo in cui tiene traccia e raccoglie i dati dei suoi utenti. Anzi, si appresta ad aumentare la raccolta dei dati con novità come Google Duplex, che usa lo smartphone per fare chiamate nel mondo reale utilizzando Assistant al posto dell’utente.

Mentre Facebook sta cercando di salvare la propria immagine sulla scia dello scandalo di Cambridge Analytica e Apple considera la privacy come un diritto umano fondamentale, Google continua a camminare su una linea sottile tra la protezione e la profilazione dei nostri dati e non fa mistero dell’importanza dei dati nei suoi progetti basati su machine learning e intelligenza artificiale.

A differenza di Apple, che pone una barriera rigorosa tra i propri clienti e l’azienda, Google non fa mistero di quanti dati utilizza. Quasi tutti i prodotti e le funzionalità mostrate da Google alla conferenza I/O di quest’anno sono il risultato diretto del modo in cui i consumatori utilizzano già i prodotti e i servizi della grande G. Quindi, almeno che non vogliate bandire completamente Google dalla vostra vita (nel qual caso probabilmente non dovreste comprare uno smartphone Android), dovrete rinunciare a un certo grado della vostra privacy.

Google e privacy

Potreste aver ricevuto un’email da Google la scorsa settimana in cui si legge “è migliorato il modo in cui descriviamo le nostre pratiche e il modo in cui spieghiamo le opzioni che dovete aggiornare, gestire, esportare per eliminare i vostri dati”. Ciò è dovuto al regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE (il GDPR) che entrerà in vigore tra pochi giorni, ma non esultate troppo presto. Google infatti non sta apportando modifiche reali alle sue pratiche sulla privacy, ma sta solo spostando l’onere di questo processo su noi utenti.

Privacy come diritto e scelta

Ci sono stati parecchi commenti (tra il sorpreso e lo spaventato) dopo la demo di Google Duplex durante il keynote di I/O 2018… e per una buona ragione. Per la prima volta infatti in un contesto non “sceneggiato”, le persone presenti (e quelle che assistevano in streaming all’evento) hanno visto e sentito un’intelligenza artificiale (Google Assistant) telefonare in autonomia, interagendo in modo assolutamente fluido e naturale con una persona in carne e ossa e portando a termine un compito assegnatole dall’utente (prendere un appuntamento da un parrucchiere per un taglio di capelli).

Si è trattato, in breve, di una conversazione vera e umana e non c’è niente a questo livello di IA e di interazione uomo-macchina che potrà uscire in tempi brevi dai laboratori di Apple o Microsoft. Mettendo da parte per un attimo il potenziale uso distorto che una simile tecnologia si porterebbe dietro, Duplex non sarebbe possibile senza tutti i dati che Google raccoglie dai suoi utenti.

Ma questa funzionalità richiede anche una disposizione “aperta” sulla privacy da parte dell’utente stesso. Per prima cosa Duplex ha bisogno che la condivisione della posizione sia attivata in modo che possa trovare un numero di telefono da comporre. Ha poi bisogno di accedere al calendario dell’utente per verificare eventuali conflitti con altri impegni già presi e, cosa non da poco, vi rappresenterà nel mondo reale e imparerà dettagli di ogni genere sulla vostra vita personale; anche qualcosa di apparentemente innocuo come la frequenza con cui vi tagliate i capelli ha un valore.

Allo stato attuale si tratta di autorizzazioni che la maggior parte degli utenti non penserebbe di disattivare. Aiutano infatti a rendere esperienze come quelle di Maps e Assistant così utili ed efficaci e ovviamente non si limitano solo agli smartphone Android. È vero che anche Apple chiede ai suoi utenti di attivare la condivisione della posizione e le autorizzazioni su iPhone, ma la differenza in questo caso è che la maggior parte dei dati rimane sul vostro dispositivo, mentre Google non promette le stesse cose.

Man mano che l’intelligenza artificiale diventa più efficace e matura, sempre più utenti cercheranno modi per limitare quanto Google possa vedere, comprendere e imparare. Ma mentre troveranno diverse opzioni per gestire la propria privacy, rinunciare a farsi tracciare da Google nel modo in cui avviene già ora potrebbe avere un costo troppo alto e far rinunciare a troppe comodità alle quali siamo abituati.

Valore basato sui dati

Poiché la raccolta dei dati è fondamentale per l’intelligenza artificiale di Google, le cose non funzionano altrettanto bene senza il tracciamento delle attività sul web, delle app e della condivisione della posizione. Alcune cose infatti non funzionano affatto quando provate a limitare il vostro account di Google. Disattivate i servizi di localizzazione e Maps non si avvierà nemmeno; fate lo stesso con l’Attività vocale e potete dire addio ad Assistant.

Google ci sta quindi mettendo di fronte a una scelta molto difficile. Dove Apple ha sostanzialmente deciso che la privacy è più importante dell’intelligenza artificiale per i suoi utenti, Google ha preso una decisione diversa. Se rinunciate alla sua intelligenza artificiale e al suo machine learning così avanzato, la vostra esperienza smart non sarà più la stessa. Non gradite che Gmail scriva le vostre e-mail fornendovi suggerimenti automatici? Bene, disattivate questa funzione. Non vi piacciono i consigli sui ristoranti basati sulla vostra posizione? Potete benissimo rinunciarvi, ma in questo modo non potrete ottenere la migliore esperienza possibile che Google è in grado di offrire.

Tutto ciò fa parte del gioco strategico di Google sulla privacy. È l’utente che deve trovare e implementare i propri controlli sulla privacy. La privacy su un dispositivo Google può essere tanto robusta quanto quella di Apple, ma se poi bisogna disattivare quasi tutto quello che Google offre con i suoi servizi e con la sua IA per mantenere un briciolo di privacy, è facile capire come tale scelta non sia affatto semplice per l’utente.

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