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Solo un’azienda italiana su cinque conosce nel dettaglio le implicazioni del GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. E sono pochissime, il 9%, quelle che hanno già strutturato un progetto per adeguarsi. Mentre molte, ma non abbastanza (il 46%) hanno in corso un’analisi dei requisiti richiesti.

È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Security & Privacy del Politecnico di Milano presentati ieri nel corso del convegno Il Nuovo Regolamento europeo in materia di trattamento dati personali: gli elementi di maggiore rilevanza tenutosi a Milano. Risulta insomma come ci sia ancora una grave mancanza di attenzione alla protezione dei dati personali delineato dalla nuova normativa del GDPR, che sarà applicata da maggio 2018.

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“Per poter realizzare le modifiche organizzative richieste dal regolamento europeo, occorre coinvolgere il management delle aziende, sfruttando il tempo a disposizione per compiere tutte le analisi necessarie e per non giungere impreparati alla scadenza prefissata, evitando il rischio di commettere un illecito ed essere sanzionati da un’autorità amministrativa” ha commentato Gabriele Faggioli, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di Milano.

Il GDPR è già realtà per gli Stati membri, ma si applicherà dopo due anni dalla data dell’entrata in vigore, in modo che i soggetti destinatari possano compiere tutte le azioni necessarie per mettersi in regola. Ma nel frattempo cosa stanno facendo le aziende italiane?

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Dalla ricerca risulta che la consapevolezza delle imprese sul GDPR è ancora limitata. Per il 23% del campione le implicazioni non sono note in dettaglio nell’organizzazione, per il 22% sono note solo nelle funzioni specialistiche, ma non è ancora un tema all’attenzione del vertice.

Solo in pochi casi inoltre esiste un budget dedicato (nel 7% con orizzonte pluriennale, nel 8% con orizzonte annuale) e, nel 35% dei casi, sarà stanziato a breve, mentre nel restante 50% non è presente e non lo sarà neanche in futuro.

I cambiamenti organizzativi sono ancora limitati, tanto che nel solo nel 12% dei casi è stata decisa la definizione di nuovi ruoli, mentre solo il 9% del campione intervistato ha già identificato un team di lavoro trasversale. Nel 34% dei casi non ci è ancora stato alcun cambiamento, ma sarà attuato nei prossimi 6 mesi, mentre nel restante 45% non sono previste modifiche in futuro.

Tra le principali azioni già avviate dalle organizzazioni vi sono l’assessment sui rischi privacy (42%), il coinvolgimento di consulenti esterni (39%), la definizione di responsabilità e owner di processo (26%), azioni informative verso Board e Top Management (25%), revisione profonda degli attuali sistemi di IT security (22%), ricerche e corsi di formazione (20%) e definizione di nuovi processi decisionali e comportamentali (12%).

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