Panda Security: malware stabili nel terzo trimestre 2015

Secondo Panda Security nel terzo trimestre 2015 il numero di malware è rimasto stabile, con una media di 230.000 nuovi esemplari creati ogni giorno.

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PandaLabs, i laboratori di Panda Security, hanno pubblicato un nuovo report di sicurezza relativo al terzo trimestre 2015, nel quale segnalano l’ondata di cyber attacchi rivolti verso agenzie ed enti governativi di tutto il mondo. Una cyberwar tra stati è già in corso da qualche anno, ma i laboratori di Panda Security hanno rilevato un interesse crescente nella compromissione della sicurezza e delle informazioni dei differenti governi. Uno dei più significativi attacchi di questo periodo è stato quello contro Hacking Team, che controlla una moltitudine di strumenti di cyber spionaggio e cyber attacco per numerosi governi mondiali.

“Questo caso è particolarmente preoccupante, in quanto i cyber criminali sono riusciti a decifrare le password dei sistemi più protetti. Non si sono accontentati solo di scoprire quali clienti utilizzassero servizi di cyber spionaggio, tra cui agenzie di intelligence e governative, ma sono riusciti a conoscere la tipologia di prodotto implementato” spiega Luis Corrons, direttore tecnico dei PandaLabs.

In questa ondata di attacchi anche il sistema di posta elettronica non classificato del Pentagono è stato compromesso attraverso un’azione molto sofisticata che aveva alle spalle l’appoggio di un governo. Inoltre, l’FBI ha rilevato un interesse crescente da parte dei terroristi verso le strategie di lancio di attacchi informatici contro gli Stati Uniti, che sembrano essere in fase di progettazione.

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Il report trimestrale dei PandaLabs, disponibile in formato PDF a questo indirizzo, include anche dettagli sulla quantità di nuovi codici creati in questo arco temporale. Generalmente il periodo estivo registra un calo nel numero di malware, ma quest’anno sono stati creati 21 milioni di nuove minacce, con una media di 230.000 codici al giorno. Per realizzare gli attacchi, gli hacker utilizzano i Trojan, che restano ancora una volta la tipologia di malware più comune (69,15%) in grado di causare il maggior numero di infezioni (77,64%). Sono seguiti da virus tradizionali (11,34%) e dai Potentially Unwanted Program (PUP), inclusi nella categoria Altro con il 7,96%.

Il trimestre luglio/settembre ha inoltre confermato che l’Internet of Things è ormai parte integrante delle nostre vite digitali. Questo comporta nuovi rischi e accresce le possibilità di diventare vittime di attacchi. Non a caso aziende come Jeep e Land Rover hanno subito attacchi alla sicurezza dei propri veicoli. Quest’ultima ha dovuto avvisare i propri clienti di un difetto nel software di 65.000 automobili, in vendita dal 2013, che ha consentito ai cyber criminali di aprire le portiere via Internet.

Il report dei PandaLabs illustra infine le percentuali di infezione nel mondo, con una media del 32,12%. Ancora una volta, la Cina è sul gradino più alto del podio, con il 45.35%, seguita da Perù (42,89%) e Turchia (40,99%). I tassi di infezione sono stati più alti della media anche in Polonia (34,54%), Brasile (34,32%), Slovenia (33,98%), Colombia (33,11%), Spagna (32,05) e Costa Rica (32,22%). Le nazioni meno colpite sono invece Norvegia (20,12%), Svezia (21,33%) e Giappone (22,75%).