Coinhive è ancora il malware più diffuso in Italia e nel mondo

Per il quinto mese consecutivo Conhive è in cima ai malware più diffusi a livello globale, mentre tra le vulnerabilità più sfruttate spiccano quelle di Microsoft Windows Server 2003 e Oracle Web Logic.

coinhive

Secondo i dati del Global Threat Index di Check Point Software Technologies, a maggio il malware di cryptominer Coinhive ha attaccato il 22% delle aziende a livello internazionale, con un aumento di quasi il 50% rispetto al mese di aprile. A livello internazionale il mese di maggio è stato il quinto mese consecutivo che ha visto il predominio dei malware di cryptomining nelle classifiche mensili dei top ten malware di Check Point.

Coinhive mantiene così il primato di malware più diffuso insieme a Cryptoloot, un altro malware di cryptomining, presente sempre al secondo posto nella classifica mondiale con un tasso d’impatto del 11%. Per il secondo mese consecutivo si registra ancora al terzo posto la presenza di Roughted, malware malvertising che ha colpito quasi l’8% delle aziende a livello mondiale. In Italia la classifica si mantiene invariata rispetto al mese precedente, con Coinhive e Cryptoloot che occupano le prime due posizioni, seguiti da Conficker, warm che punta ai sistemi operativi Windows.

I ricercatori di Check Point hanno inoltre segnalato come i criminali informatici, nei loro attacchi alle reti aziendali, stiano continuando a prendere di mira le vulnerabilità dei server privi di patch quali Microsoft Windows Server 2003 (CVE-2017-7269) e Oracle Web Logic (CVE-2017-10271). A livello mondiale il 44% delle organizzazioni è stato colpito dalla vulnerabilità di Microsoft Windows Server 2003, mentre la vulnerabilità di Oracle Web Logic, che si è posizionata appena dopo avendo interessato il 40% delle organizzazioni, è seguita da SQL injection, che ha interessato il 17% delle aziende.

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  • Microsoft IIS WebDAV ScStoragePathFromUrl Buffer Overflow (CVE-2017-7269). Inviando una richiesta a una rete Microsoft Windows Server 2003 R2 tramite Microsoft Internet Information Services 6.0, un hacker potrebbe eseguire un codice arbitrario o causare una negazione delle condizioni del servizio sul server di destinazione. Ciò è dovuto principalmente a una vulnerabilità di overflow del buffer causata da una errata convalida di un header lungo nella richiesta HTTP. La patch è disponibile da marzo 2017.
  • Oracle WebLogic WLS Security Component Remote Code Execution (CVE-2017-10271). All’interno di Oracle WebLogic WLS esiste una vulnerabilità legata all’esecuzione di un codice in modalità remota. Ciò è dovuto al modo in cui Oracle WebLogic gestisce i decodificatori xml. Un attacco ben riuscito potrebbe portare a un’esecuzione di codice in modalità remota. La patch è disponibile da ottobre 2017.
  • SQL Injection. Consiste nell’inserimento di query SQL, in input, dal client all’applicazione, sfruttando al contempo una vulnerabilità di sicurezza nel software di un’applicazione.

“I criminali informatici, che puntano a sviluppare nuovi vettori d’attacco, tendono a utilizzare vulnerabilità già conosciute, sicuri che le organizzazioni non abbiano ancora adottato misure per affrontarle. Gli hacker sono sempre alla ricerca del modo più semplice per entrare in una rete” ha commentato Maya Horowitz, Threat Intelligence Group Manager di Check Point. “Per questo motivo, è preoccupante notare come così tante organizzazioni continuino a subire queste vulnerabilità, nonostante le patch siano disponibili da tempo. Questo fatto sottolinea che gli elementi base della sicurezza, tra cui le patch, sono fondamentali per garantire che le reti rimangano sicure”.

La Horowitz ha poi aggiunto: “Il cryptomining è una tecnica molto diffusa, che colpisce quasi il 40% delle organizzazioni in tutto il mondo e per questo motivo, gli hacker la considerano molto redditizia. Per impedire che le reti vengano sfruttate per fini di cryptominin e altri tipi di attacchi, è fondamentale che le aziende adottino una strategia di sicurezza informatica multilivello che protegga sia da famiglie di malware già note, sia dalle nuove minacce”.

I tre malware per dispositivi mobile più diffusi a maggio 2018 sono stati invece Lokibot, trojan bancario che colpisce i sistemi Android e che ruba informazioni, Triada, malware modulare per Android che sferra l’attacco tramite una backdoor, e Lotoor, strumento di hacking in grado di sfruttare le vulnerabilità dei sistemi Android con lo scopo di ottenere i permessi di root sui dispositivi mobile infettati.

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