Google: addio password con le lenti a contatto che leggono l’iride

  Cosa ci sarà dietro l’ossessione di Google per i nostri occhi?

La notizia del giorno è il riconoscimento di un brevetto di Google da parte dell’USPTO, l’Ufficio Marchi e Brevetti americano, riguardante un metodo per autenticare l’identità di una persona analizzando le reazioni della retina a un fascio di luce o un’immagine proposta, attraverso l’utilizzo di una lente a contatto intelligente, dotata di sensori, chip per l’elaborazione e mezzi di comunicazione con il computer su cui ci si desidera autenticare.

Letta così, sembra uno di quei tanti brevetti registrati giusto per mettere una bandierina in un campo specifico, anche se la realizzazione pratica dell’applicazione appartiene più al campo della fantascienza che della realtà (sul serio, Google, pensi di poter inserire una batteria in uno spazio così piccolo quando ancora i nostri cellulari non arrivano alla fine della giornata lavorativa nonostante batterie che rappresentano l’80% del peso del dispositivo?).

C’è però qualcosa di intrigante nella strana ossessione di Google per i nostri occhi: dai quasi defunti Google Glass a Cardboard, il modellino in cartone per trasformare uno smartphone in un visore per realtà virtuale, a un precedente brevetto sviluppato in collaborazione con Novartis e che riguardava sempre lenti a contatto, in questo caso capaci di leggere parametri vitali come il tasso di glicemia, il colosso di Mountain View sembra davvero molto interessato ad acquisire una posizione di primo piano, è il caso di dirlo, di fronte ai nostri bulbi oculari.

Leggi anche: Tre bugie sui Google Glass

Del resto, gran parte del business di Google è determinato da quel che passa davanti ai nostri occhi: la pubblicità. Sapere su quali immagini o testi si focalizza il nostro sguardo, e poter addirittura analizzare la nostra reazione biologica a questi stimoli potrebbe essere uno stimolo molto forte alle ricerche in questo campo.

Patent Images Google Lenti a Contatto

Per il momento, il brevetto US009047512 non fa presupporre, e per fortuna, niente di tutto ciò. Viene presentato infatti come un metodo di autenticazione che permette di leggere l’impronta dell’iride attraverso una specifica lente a contatto, e di confrontarla con una scansione archiviata in un computer. Il tutto senza bisogno di inserire nome utente e password. Vista la quantità di credenziali di accesso che usiamo ogni giorno, chi trovasse un metodo valido per l’autenticazione “trasparente”, meriterebbe come minimo un premio Nobel.

CWI.it
Con 12 milioni di lettori in 47 paesi, Computerworld è la fonte di informazione e aggiornamento per tutti coloro che progettano, implementano o utilizzano la tecnologia in azienda.