Alcuni dipendenti di un grande complesso di uffici hi-tech svedese si stanno facendo impiantare dei chip RFID nella mano, che permettono loro di accedere automaticamente agli ingressi della struttura e a servizi come le fotocopiatrici senza inserire alcun codice o tessere da strisciare negli appositi lettori.

I dipendenti che lavorano a Epicenter, un grande complesso di Stoccolma, possono persino pagarsi il pranzo utilizzando il chip impiantato sottopelle, proprio come farebbero con una carta di credito senza però la scomodità di tirarla fuori dal portafoglio e strisciarla.

“Il fatto che alcuni dipendenti di Epicenter abbiano scelto di rimpiazzare i loro portachiavi con impianti NFC è una scelta personale” afferma Hannes Sjöblad, fondatore dell’associazione svedese di biohacker Bionyfiken. “È una frangia piccola, ma in continuo aumento, che ha deciso di sperimentare questa tecnologia”.

Secondo Sjöblad ci sono anche diversi altri uffici, aziende, palestre e istituti d’istruzione a Stoccolma a cui alcune persone accedono sfruttando i chip RFID/NFC impiantati sottopelle. Un chip RFID è leggermente più grande di un chicco di riso e il team di Sjöblad ha testato i chip lo scorso anno, lanciando poco dopo una ricerca nazionale proprio su questo tipo di impianti.

Un chip RFID è poco più grande di un chicco di riso

Un chip RFID è poco più grande di un chicco di riso

Lo scopo del progetto di Bionyfiken è quello di creare una comunità di utenti di almeno 100 persone con impianti NFC, in modo da studiarne tutti i possibili utilizzi e da sperimentarne gli effetti. Un’applicazione possibile potrebbe essere ad esempio l’identificazione dei dipendenti o il tracciamento della loro posizione. I partecipanti a questo progetto si pagano i propri impianti e ci sono persino degli “impianti party” con 10-15 persone che socializzano e si scambiano opinioni su questa loro particolare condizione. Bionyfiken, la cui comunità di “impiantati” si autodefinisce come persone che sperimentano con la tecnologia come uno stile di vita, si sta inoltre impegnando a cambiare la percezione pubblica per convincere la gente che gli impianti sottopelle non solo sono innocui, ma che possono rivelarsi molto utili nella vita di tutti i giorni.

“I chip sono semplici tanto da inserire quanto da rimuovere e il loro funzionamento è estremamente longevo e durevole. Mi aspetto che il mio duri più di una decina di anni e, giunti a quel punto, ne vorrò sicuramente un modello più nuovo e tecnicamente avanzato” continua Sjöblad, convinto anche che quella di farsi impiantare un chip RFID sia una scelta fortemente personale “che riguarda profondamente l’integrità individuale, un aspetto ritenuto molto importante da me e dai miei connazionali”.

I chip RFID sono già utilizzati come chiavi per la macchina e come tessere, ma anche come password e codici per accedere a smartphone, tablet e computer

Se Sjöblad crede che questi impianti “smart” siano la tecnologia del futuro, non tutti sono però convinti che inserire sotto la pelle un chip a trasmissione radio con le proprie informazioni personali sia una buona idea.

John Kindervag, analista ed esperto di sicurezza di Forrester Research, afferma che gli impianti RFID sono semplicemente spaventosi e li considera come una minaccia prioritaria alla privacy e alla sicurezza. Infatti, anche se questi chip rimangono passivi e non si attivano fino a quando non si trovano vicinissimi a un lettore elettronico, questo lettore può essere manomesso per ottenere dati sensibili impersonando il chip RFID di un’altra persona.

“La differenza tra questi impianti sottocutanei e le tecnologie di pagamento mobile come Apple Pay è che un impianto NFC non è tipicamente schermato. Un chip RFID esterno invece può essere protetto inserendolo ad esempio nel portafoglio per bloccare il segnale NFC quando non vogliamo utilizzarlo”, dice sempre Kindervag.

Nonostante ciò, Sjöblad continua a sostenere il grande potenziale di questi impianti per aumentare l’efficienza e semplificare diversi compiti nell’attività quotidiana. D’altronde i chip RFID sono già utilizzati come chiavi per la macchina e come tessere, ma anche come password e codici per accedere a smartphone, tablet e computer.

“Questo però è solo l’inizio. Penso che tra un anno o due serviranno anche per prendere i mezzi pubblici e per semplificare i pagamenti”, afferma Sjöblad. “Penso anche che fra tre anni saranno in grado di rimpiazzare i tracker per il fitness. E anche questo sarà ancora solo l’inizio”.

Kindervag però è convinto che i chip RFID potrebbero essere sfruttatu anche per attività di controllo. Se uno di questi chip è utilizzato come chiave della propria auto e se si è in ritardo con le rate della macchina, la banca potrebbe disabilitare il chip e impedire così di mettere in moto l’auto. “Penso sia davvero spaventoso che le persone vogliano farsi impiantare questi chip; anzi la reputo una visione apocalittica e agghiacciante”, conclude sempre Kindervag.