Fidelio, la startup torinese prima nella categoria Life Sciences-Medtech

Una soluzione tutta italiana per la diagnostica della carenza di ferro. Intanto Patchai, azienda padovana, è stata acquisita da Alira Health

Fidelio Medical ha vinto il premio Nazionale per l’innovazione relativo alla categoria Life Sciences-Medtech. La startup torinese, che si è aggiudicata 25mila euro, propone una soluzione diagnostica innovativa, con tecnologia digitale brevettata in grado di monitorare la carenza di ferro che colpisce una persona su tre, in particolare donne, bambini e persone con malattie croniche: la diagnosi è spesso tardiva e il rischio è di anemia e complicanze gravi.

La carenza di ferro è facile da trattare, ma significativamente sotto diagnosticata fino a quando non si verificano sintomi importanti e anemia. Oltre il 70% delle donne rimane inconsapevole della carenza di ferro, la terza causa di disabilità nella popolazione femminile.

Dispositivo e modello di business

Fidelio ha sfruttato una tecnologia proprietaria unita a una piattaforma digitale per rendere facile e conveniente il trattamento della carenza di ferro. La diagnosi si basa su un esame del sangue e il monitoraggio facile e tempestivo di diversi parametri al “punto di cura”, la chiave per trattare la carenza di ferro. Il dispositivo diagnostico permetterà diagnosi precoce e monitoraggio regolare della carenza di ferro direttamente in ambulatori medici e farmacie.

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La startup vanta un team composto da medici, imprenditori e professionisti del settore sanitario con una profonda esperienza nella diagnostica e su partner come CardioVascularLab; Simona Roggero è la CEO, insieme con Fabiana Arduini (CTO) e Francesco Chiara, CSO. Il prodotto sarà il primo test multimarkers per carenza di ferro disponibile al di fuori dei laboratori analisi e verrà implementato da un servizio digitale di monitoraggio e assistenza costruito a misura degli utenti finali. A oggi la startup ha sviluppato il primo prototipo e ottenuto una validazione molto positiva.

Inoltre possiede un robusto portafoglio di brevetti, un finanziamento pre-seed e può contare su un partner industriale di grande valore per lo sviluppo industriale. Il modello di business della startup torinese è un B2B2C, razor-razorblade Model, basato su materiali di consumo per studi medici e farmacie e servizi digitali per gli utenti finali.

In sostanza si tratta di vendere in perdita (o al costo) un bene bloccando il consumatore su una piattaforma o uno strumento proprietario per un lungo periodo, mentre i beni di consumo connessi generano profitti.

L’intelligenza artificiale di Patchai

Per una startup che sta cercando di farsi largo ce n’è un’altra che ha completato una parte del percorso. Patchai, azienda italiana di digital health è stata infatti acquisita da Alira Health, società di consulenza internazionale specializzata nell’healthcare.

Nata a Padova, Patchai utilizza l’intelligenza artificiale per coinvolgere direttamente i pazienti nella ricerca clinica e nei percorsi terapeutici, favorendo l’autogestione delle condizioni di salute, migliorando l’aderenza ai protocolli degli studi clinici e ai trattamenti e semplificando l’offerta delle cure da parte del personale sanitario grazie ai dati in tempo reale.

Patchai ha sviluppato una piattaforma intelligente che integra un assistente virtuale empatico, per interazioni personalizzate con i pazienti incentrate sull’umanizzazione, e per la raccolta dei real world data in tempo reale. Dati preliminari sui pazienti che utilizzano la tecnologia Patchai dimostrano un’aderenza ai protocolli fino al 95%, un valore fino a nove volte maggiore rispetto alle soluzioni basate sul cartaceo.

Patchai ha ricevuto finanziamenti per l’accelerazione della crescita da Plug and Play Tech Center, nella Silicon Valley ed è stata inserita tra le Global Top 100 Digital Health Companies da The Medical Futurist Institute.

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Luigi Ferro
Collaboratore Giornalista professionista dal 1992, ha cominciato con la cronaca sul quotidiano l’Unità e sul mensile Società Civile, per poi passare al settore informatico scrivendo per testate come Computer dealer& Var, Reseller Weekly e Linea Edp. Si occupa di canale e approfondisce dal punto di vista economico il comparto tecnologico e segue con passione lo sviluppo di Internet e l’avvincente sviluppo della new economy collaborando con la pagina dedicata a Internet del Corriere della sera e con settimanali economici il Mondo, Panorama economy e Affari&finanza. Inoltre collabora, sempre seguendo le vicende del Web, con .Com, il quotidiano della comunicazione oltre che per Espansione, Donna Moderna e Oggi. Online ha scritto per 01net, lineaedppmi.it , Il Fatto quotidiano e Applicando, oltre che per Bitmat.it, di cui è fondatore. Oltre che con Computerworld, oggi collabora con la casa editrice Zolfo specializzata in libri sulla criminalità organizzata.