F-Secure: i rischi per la sicurezza informatica oggi e domani

f-secure sicurezza informatica

Attacchi in calo e sistemi di prevenzione sempre più diffusi: i dati presentati da F-Secure sulla sicurezza informatica 2018 sembrano mostrare un panorama in netto miglioramento per le aziende. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Particolarmente attiva nel campo dell’analisi delle minacce, F-Secure ha condiviso con noi le tendenze riscontrate nel primo semestre del 2018. Grazie ai propri “honeypot”, ovvero falsi server impostati per attirare l’attenzione dei malintenzionati e poter quindi studiare in tempo reale le loro strategie, ha rilevato una diminuzione pari quasi al 50 percento degli attacchi, passando da 546 milioni del secondo semestre 2017 a “soli” 231 milioni degli ultimi sei mesi. I motivi sono diversi: minore diffusione dei ransomware, calo degli attacchi provenienti dalla Russia e, soprattutto, maggiore diffusione dei sistemi di protezione all’interno delle aziende. La brutta notizia è che l’efficacia degli attacchi è aumentata, per esempio nel caso del phishing si è passati dal 13,4 percento di clic nel secondo semestre 2017 al 14,2 percento del primo semestre 2018. Ma quello che preoccupa maggiormente gli esperti sono i tempi necessari alle aziende per accorgersi di essere state vittime di un’incursione: 197 giorni come media. Oltre sei mesi in cui chi ha condotto l’attacco ha accesso alle risorse interne, per rubare segreti o per sottrarre discretamente somme di denaro. A questi vanno sommati gli oltre due mesi che occorrono, sempre mediamente, per bloccare completamente l’incursione e rimettere i sistemi in sicurezza.

Prevenzione, ma non solo

Se un sistema in grado di bloccare efficacemente le minacce informatiche è indispensabile per qualsiasi azienda, i dati presentati da F-Secure mostrano quanto sia importante anche poter identificare rapidamente le incursioni in atto, attraverso l’implementazione di Servizi Gestiti di Rilevazione e Risposta (Managed Detection and Response – MDR). Secondo una ricerca svolta da Gartner, attualmente solo il 5 percento delle aziende si affida a soluzioni di questo genere, ma entro il 2020 si arriverà al 15 percento. È importante capire che non si tratta di un rimedio alternativo alla prevenzione, o per colmare le lacune di sistemi di sicurezza imperfetti, ma di una seconda linea di difesa sempre più importante. Un settore in cui, naturalmente, F-Secure sta investendo pesantemente e che è parte integrante delle soluzioni enterprise dell’azienda finlandese. La recente acquisizione di MWR Infosecurity, azienda specializzata proprio in rilevamento delle incursioni, è un forte segnale in questo senso.

L’inarrestabile Tom Van de Wiele

Tom Van de Wiele sicurezza informatica Durante l’incontro con F-Secure, abbiamo avuto il piacere di parlare anche con Tom Van de Wiele, Principal Security Consultant dell’azienda, specializzato nelle operazioni di red teaming e penetration test. In altre parole, uno degli uomini che vengono pagati per riuscire a violare le difese delle principali aziende in tutto il mondo, per verificare i loro punti deboli.
Molti dei formidabili aneddoti raccontati da Tom sono purtroppo riservati e non ci è possibile condividerli, ma dalla sua esperienza quindicennale nel settore è emersa una conclusione piuttosto chiara: non esiste un sistema inviolabile. Si tratta sempre di capire quanto è difficile accedervi, in termini di tempo, rischi e risorse. Il concetto di fondo è che chi difende deve essere in grado di controllare ogni singolo aspetto, mentre chi attacca può prendere di mira un singolo punto e concentrare su quello tutte le proprie energie. Le incursioni simulate di Tom e della sua squadra non si limitano al piano informatico, ma hanno risvolti fisici degni dei migliori film di spionaggio. In generale, comunque, il punto debole è sempre umano: si tratta di trovare la persona che, nelle giuste condizioni, può commettere un errore e aprire le porte del sistema. I social media sono una fonte preziosa di informazioni in questo senso, ma lo sono anche i bidoni della spazzatura e le cattive abitudini, come quella di tenere il badge in bella vista fuori dall’ufficio.

Attivo nel settore dell'editoria specialistica dal 1990, in particolare nel settore IT. È cofondatore della società di servizi editoriali, digitali e non, Gruppo Orange.

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