Aruba Networks e l’infrastruttura IT per la “generazione mobile”

A sette mesi dall’acquisizione da parte di HP, e alle soglie della separazione della stessa in due entità, Aruba Networks fa il punto della situazione e delinea la sua strategia

A sette mesi dall’acquisizione da parte di HP, e alle soglie della separazione della stessa in due entità (Hewlett Packard Enterprise sul fronte delle tecnologie e servizi infrastrutturali e HP Inc focalizzata su PC e stampanti), Aruba Networks fa il punto della situazione e delinea la sua strategia nei suoi campi di attività principali: connettività wireless gestita e Software Defined Networking.

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Parlando a Londra in un incontro con la stampa europea, il CEO Dominic Orr dice di essere molto eccitato dalle prospettive della fusione con HP e della nuova focalizzazione di Hewlett Packard Enterprise. “È come aver fondato una startup che è già multimiliardaria al suo primo passo”.

Il contesto in cui Aruba Networks si focalizza è caratterizzato da una nuova generazione di lavoratori e utenti delle reti, che Orr ha definito GenMobile. L’attività umana è stata finora caratterizzata da tempi e luoghi ben precisi in cui si svolgevano attività lavorative e di tempo libero, che dal punto di vista dell’IT permettevano di impostare un’infrastruttura rigida e ben delimitata, in cui bastava gestire le connessioni locali e difendere il perimetro per assicurarsi un funzionamento fluido e sicuro del network.

La nuova GenMobile invece utilizza principalmente dispositivi mobili eterogenei e servizi cloud per svolgere attività – lavoative o meno – in qualunque momento, su qualsiasi tipo di connessione. L’identificazione della persona non può essere basata sulla postazione da cui si collega, e nemmeno sull’account utente, perché quella stessa persona può avere livelli di affidabilità differenti in base alla rete a cui si collega e al dispositivo che utilizza per farlo. In più, alcune aziende si trovano a voler offrire connettività anche a persone estranee all’organizzazione, come ospiti, clienti, fornitori di servizi in outsourcing, o un pubblico ancor più vasto, come è il caso di hotel e locali pubblici.

Infrastruttura fluida

Interessante è il caso dell’Università di Westminster, che alla già complessa situazione di dover gestire le connessioni wireless da docenti e studenti, con diversi livelli di autenticazione e priorità, si è trovata di recente a voler concedere accesso al proprio network a un pubblico vasto e anonimo, dopo che ha acquisito e restaurato il Regent Street Cinema, tra i più antichi di Londra, e lo sta gestendo come parte collaterale del business.

Per Michael Healop, Network Infrastructure Manager dell’Università, l’utilizzo di ClearPass di Aruba Networks ha permesso di proteggere efficacemente la rete da due pubblici potenzialmente rischiosi: da un lato gli studenti, che devono avere accesso a una serie di servizi ma che “sono una particolare tipologia di persone portata a collegare alla rete ogni genere di dispositivi e applicazioni e fare esperimenti fantasiosi sul network”, e dall’altro il pubblico del cinema, eterogeneo e sempre diverso ogni sera.

Obiettivo di Aruba Networks è quindi fornire l’infrastruttura di rete per permettere un utilizzo dell’IT che sia “mobile first e cloud first”, ma in modo gestibile e sicuro. Attraverso i propri software di controllo nell’accesso alla rete e ai dispositivi gestibili attraverso Aruba Central, è possibile definire policy di accesso e utilizzo granulari che valutano ogni variabile (chi si collega, da quale rete, con quale dispositivo) per garantire o meno l’accesso alle specifiche risorse in modo selettivo.

L’obiettivo di Aruba è fornire infrastruttura IT per soluzioni “mobile first e cloud first”, anche se gli utilizzatori non saranno necessariamente suoi clienti

In un mondo che si muove verso un utilizzo mobile di applicazioni in cloud, viene il dubbio che chi fa infrastruttura di networking possa diventare irrilevante, e uscire dal quadro delle esigenze IT. Abbiamo fatto questa domanda direttamente a Dominic Orr, che non sembra preoccupato.

Dominic Orr, CEO di Aruba Networks (©2003 Robert Houser)
Dominic Orr, CEO di Aruba Networks (©2003 Robert Houser)

“Da un lato, continueremo a fornire ai nostri clienti i servizi di gestione della rete sul lato data center, mentre sul lato dell’acceso, le aziende continueranno ad avere bisogno dei nostri servizi di accesso Wi-Fi, Bluetooth, network management e sicurezza, solo che  non pagheranno noi direttamente, ma il loro gestore telefonico, che a sua volta acquisterà i nostri prodotti”, ha dichiarato Orr, che prosegue: “Per esempio, noi siamo in 5.000 negozi della catena di abbigliamento Zara, e le utilizzano anche per applicazioni avanzate di rilevamento del traffico di consumatori in negozio, ma loro non sono nostri clienti. Acquistano il servizio dall’operatore Telefonica, che a sua volta usa la nostra soluzione per erogarlo”.

Dimmi chi sei e ti dirò dove vai

L’altro fronte “caldo” su cui è impegnata Aruba è quello del rilevamento delle presenze nei locali pubblici. Oltre che per fornire connettività, infatti, gli access point possono essere usati anche per rilevare il MAC address della scheda wireless di cellulari, tablet e dispositivi indossabili vari di tutte le persone che transitano nel suo raggio di azione, che siano o meno collegati alla rete Wi-Fi.

Raccogliendo e analizzando questi dati, è possibile raccogliere informazioni utili al marketing di centri commerciali e negozi retail, ma anche inviare ai consumatori messaggi personalizzati in base alla posizione o al comportamento, oppure fornire servizi specifici.

L'app di Mobile Experience guida i visitatori della Real Academia de Bellas Artes di San Fernando metro per metro all'interno del museo.
L’app di Mobile Experience guida i visitatori della Real Academia de Bellas Artes di San Fernando metro per metro all’interno del museo.

Interessante in questo senso è un progetto realizzato insieme al partner spagnolo Mobile Experience, che ha realizzato un’app per permettere visite arricchite e interattive all’ museo Academia de Bellas Artes di San Fernando, in Spagna. I visitatori che scaricano l’app del museo possono ricevere informazioni sulle opere che stanno osservando, indicazioni su come spostarsi all’interno del museo per raggiungere le opere di proprio interesse o i servizi a disposizione del pubblico. Il sistema prevede l’utilizzo di beacon Bluetooth a bassa potenza, che offrono un’accuratezza della posizione inferiore al metro.

Abbiamo chiesto ad Alvaro Garcia-Hoz, CEO di Mobile Experience se non intendesse espandersi in Italia, vista la quantità di musei nel nostro paese, ma per ora i piani di espansione europea prevedono Londra come prima tappa, anche se è ovviamente disposto a spostarsi dove il business lo porterà.

Quello del tracciamento dei visitatori degli spazi pubblici è un settore in grande fermento, che punta a combinare il profilo di navigazione Internet di un utente, tracciate attraverso i cookie, con i suoi spostamenti nei negozi rilevando il segnale del suo dispositivo portatile.

Ma davvero il consumatore è davvero pronto a entrare in un negozio per la prima volta e sentirsi chiamare per nome da un commesso che gli chiede se per caso sia ancora alla ricerca di quel prodotto che ha osservato due o tre volte sul sito nell’ultima settimana? La possibilità tecnica non sta travalicando un po’ troppo i limiti della sfera personale e dell’opportunità?

A volte, un coupon per un cappuccino gratuito è sufficiente per convincere un utente a concedere i propri dati personali

Dominic Orr concorda che “bisogna distinguere diversi livelli di privacy, e fornire informazioni agli utenti su quali siano gli scopi e l’estensione di ciascuno. A un primo livello, il negozio vede il MAC address di uno smartphone, ma non sa nulla sull’identità del proprietario; a un secondo livello, il gestore può concedere l’utilizzo delle rete Wi-Fi, richiedendo magari un indirizzo email o un numero di telefono; al terzo livello, se l’utente utilizza un’applicazione nativa in cui è registrato, chi gestisce l’app può non soltanto abbinare gli spostamenti in negozio a un profilo personale, ma anche continuare a seguirlo quando esce dal negozio se l’app ha accesso alle informazioni GPS. Per ottenere quel consenso spesso bisogna offrire qualcosa in cambio, ma a volte può bastare un coupon per un cappuccino gratuito. È comunque responsabilità di chi opera il servizio quella di informare correttamente il cliente”.

Italia senza fili

L’azienda ha forti aspettative per il nostro paese, che nella “classifica” interna dei paesi europei è stato di recente promosso tra quelli con priorità più alta, ed è seguita direttamente dal Vice President Networking EMEA Alain Carpentier (di provenienza HP Networking). Secondo Carpentier, l’Italia offre buone opportunità di crescita perché ancora deve recuperare il ritardo introdotto dalle stringenti normative che negli anni del boom del Wi-Fi in altri paesi hanno rallentato gli sviluppi imponendo procedure troppo onerose per l’identificazione degli utenti.

Carpentier intende approcciare la pubblica amministrazione attraverso l’accreditamento dell’azienda al Consip. Del resto, un altro settore su cui Aruba Networks punta molto è quello degli ospedali, dove c’è la necessità di tracciare pazienti (e loro dati strumentali), medici, sale e apparecchiature, con applicazioni che richiedono un rigoroso controllo della priorità sul traffico.

OpenSwitch

Aruba Networks ha anche annunciato l’apertura di una community per lo sviluppo di un sistema operativo di rete open source, chiamato OpenSwitch. Al progetto collaborano anche Broadcomm, VMWare, Intel e altri partner. È possibile ricevere informazioni su come aderire alla community e ottenere il kit di sviluppo all’indirizzo http://www.openswitch.net

Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia Giornalista professionista, ma con una formazione tecnico-scientifica, dal 1995 ha lavorato per alcune delle più importanti testate di informatica in Italia. È stato redattore di .Net Internet Magazine, il Mio Computer e MacFormat, responsabile di redazione di Computer Magazine, PC Magazine, Hacker Jorunal, Total Computer e del portale CHIP Download. Come publisher ha curato l’edizione italiana di CHIP, PC World, Macworld e ha ideato e lanciato le riviste mensili iPad Magazine e Android Magazine. È autore dei libri Windows XP per tutti e Mac OS Tiger pubblicati da McGraw-Hill e ha tradotto svariati altri manuali di programmazione, cybersecurity e per software professionali. Dal 2015 cura per Fiera Milano Media le testate Computerworld e CIO Italia dell’editore americano IDG. Ha seguito in particolar modo l’evoluzione di Internet, dagli albori della sua diffusione di massa, analizzandone gli aspetti tecnici, economici e culturali, i software di produttività, le piattaforme web e social, la sicurezza informatica e il cybercrime. Più di recente, segue le tematiche relative alla trasformazione digitale del business e sta osservando come l’intelligenza artificiale stia spingendo ogni giorno più in là il confine della tecnologia. Puoi contattarlo via email scrivendo ad andrea.grassi@cwi.it e seguirlo su Twitter (@andreagrassi) o Linkedin.