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Ancora non ci è dato conoscere le modalità attraverso cui l’infrastruttura per la nuova banda ultra larga nazionale, il cosiddetto piano Ring, sarà infine posata.

Ancora troppi i nodi da sciogliere, soprattutto sul fronte tecnico, dove l’alternativa tra i due grandi paradigmi, il Fiber to the cabinet e il Fiber to the home, si porta dietro la necessità di visioni per molti aspetti divergenti; la prima più legata alla conservazione dell’esistente, o meglio al potenziamento, la seconda più radicale e proiettata verso il futuro, con un’infrastruttura totalmente di nuova generazione.

Certo è che i progetti in discussione alle Camere per la fornitura di una connettività più vicina agli standard europei potrebbero presto diventare un volano per l’innovazione del sistema Paese: Bruxelles ce lo suggerisce; il bisogno non più rinviabile della crescita ce lo impone.

Ecco allora che le discussioni in atto circa la migliore strategia per arrivare ai fatidici 100 Mbps di banda presuppongono una serie di risorse economiche e operative, senza le quali parlare di sviluppo è esercizio fine a se stesso.

Proprio a partire da Ring. Stando a cifre e dati resi noti dal Governo infatti, gli incentivi per effettuare la famosa migrazione dal rame saranno presto nelle disponibilità degli istituti finanziari e dovrebbero agevolare tanto gli investimenti quanto i consumi. Per quest’ultimo aspetto, in particolare, si vocifera di incentivi statali per permettere ai consumatori l’allacciamento alla nuova rete. Questi incentivi sarebbero erogati attraverso un voucher del valore di circa duecento euro. Più variegato invece il fronte degli incentivi e dei finanziamenti ai produttori.

Con iniziativa gestita direttamente dal sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, infatti, il pacchetto delle agevolazioni in gestazione mira con decisione a sostenere la digitalizzazione delle aziende e dei processi produttivi.

Si parte con il credito di imposta concesso a tutte le imprese che intendano eseguire investimenti nel settore Tlc, aggiuntivi rispetto a quelli già a consuntivo 2014 e estendibile fino al 50% delle spese.

Il prossimo venturo Fondo di garanzia avrà un ruolo di supervisione. Una struttura, quest’ultima, che sarà co-alimentata dai fondi europei provenienti dalla Commissione e che svolgerà una funzione di assicurazione e di coordinamento essenziali, dal momento che permetterà alle aziende interessate alla fibra ottica di ottenere più facilmente  i finanziamenti necessari dalle banche, nazionali e Bei, risultando coperte da garanzia pubblica e giudicate perciò a rischio zero. Con tanto di tassi inferiori alla media di mercato.

Al fianco del Fondo di garanzia ci sarà un rinnovato ruolo per l’Istituto italiano di tecnologia, che dovrebbe convogliare l’attività di brevettazione nel Paese.

D’altra parte, la corsa all’innovazione potrebbe arrivare a coinvolgere una fetta più ampia di imprese nazionali, estendendo alla totalità delle Pmi i regimi agevolati attualmente concessi alla categoria “startup innovative”.

Partendo dal presupposto per cui il concetto di innovazione non è definito esclusivamente dal criterio della tecnologia, un disegno di legge potrebbe infatti approdare presto in Parlamento e sbloccare la modalità di raccolta fondi denominata equity crowfunding per chiunque mostrasse seri intendimenti a favore della crescita.

L’equity crowdfunding era finora riservato alle startup e prevede per le aziende la libera raccolta dei finanziamenti in Rete in cambio della corrispondente cessione di quote di capitale nell’azionariato.

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