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La scadenza che il Consiglio Europeo si è dato per condurre in porto la riforma della Net Neutrality è il 30 giugno 2016. L’iniziativa parte dalla presidenza Lettone, Paese tra quelli con la maggiore diffusione di Internet in Europa.

Il piano prende il nome di Connected Continent Legislative Package e prevede la possibilità che gli utenti dei 28 Stati membri possano accedere in maniera libera e indiscriminata alle autostrade di Internet e sfruttare in tutto il territorio comunitario le medesime tariffe di roaming per l’utilizzo dei telefoni cellulari.

Mentre in Italia ancora si discute sull’eventualità di una rete a banda ultralarga che sappia dire addio o meno al rame, Bruxelles tenta dunque il salto verso la gestione integrata dei servizi Tlc, operazione non riuscita all’ex commissario europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes ma che ora potrebbe avere dalla sua le mutate condizioni di mercato.

Il riferimento è a quanto accaduto nei giorni scorsi negli Stati Uniti, dove la Federal Communications Commission, l’agenzia governativa indipendente delle comunicazioni, ha espresso voto favorevole sull’opportunità di mantenere un’infrastruttura di connessione universale, ponendo così fine al dibattito tra gli Ott, Google e Facebook in testa, che caldeggiavano la creazione di una rete “plus” a pagamento per i servizi a valore aggiunto, e le associazioni dei consumatori, sostenitrici del diritto pubblico a Internet.

Così, mentre al di là dell’Atlantico il presidente Barack Obama, schieratosi a fianco della FCC, definisce “Internet bene primario al pari dell’acqua”, qualcosa dovrebbe cominciare a muoversi anche dalle parti di Bruxelles.

Ben sapendo che nel Vecchio Continente la parola d’ordine per qualsivoglia questione che riguardi la gestione condivisa delle risorse è “compromesso”. Strenuo.

Se un accordo ufficiale dunque alla fine si troverà, questo riguarderà anzitutto il fronte roaming, che preme da vicino le esigenze degli utenti ma che pare non sarà eliminato completamente: i prezzi tuttavia scenderanno, dal momento che oltre una quantità minima di sms, chiamate e dati il cui costo sarà equivalente a quello sostenuto con la compagnia nazionale, vigerà un tetto massimo che non potrà superare i costi all’ingrosso che gli operatori pagano reciprocamente all’ingrosso per utilizzare la rete altrui.

Per quanto riguarda il capitolo Net Neutrality, invece, da più parti il testo che sarà prossimamente all’esame dei parlamentari Ue è stato giudicato troppo leggero nell’approccio alla materia.

Le nuove norme stabiliscono infatti il principio di non discriminazione del trattamento del traffico Internet, con relative policy dedicate in grado di assicurare la qualità minima della trasmissione dei dati; d’altra parte, è contemplata “la possibilità di fornire un servizio supplementare di connettività a fronte di contenuti la cui corretta fruibilità presupponga un livello superiore di qualità”.

A differenza di quanto escluso oltreoceano, dunque, in Europa il concetto di doppia velocità della Rete persiste, sebbene la tradizione legalitaria delle nostre autorità di controllo dovrebbe scongiurare il rischio di una Net Neutrality non “neutrale”, con gli Ott e le Tlc a farla da padroni e a imporre discriminazioni nel libero accesso alle autostrade di Internet .

D’altra parte, a rappresentare le ragioni di chi si troverà a sostenere i costi di un’infrastruttura chiamata a garantire il massimo livello di usabilità, troviamo il presidente di Etno Steven Tas, che sulla vicenda ha commentato: “Cerchiamo di non legare le mani di un intero settore con regole di neutralità dalle maglie strette. Bisogna fare in modo che gli utenti e le imprese possano beneficiare di regole volte all’innovazione e a un aumento degli investimenti”.

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