Da quando l’iPhone è approdato sul mercato, i chip di ARM hanno creato una vera e propria rivoluzione mobile. Questa azienda britannica è infatti riuscita a mettere in ginocchio un colosso come Intel quando si parla di processori per smartphone e tablet e ora, come abbiamo riportato in questa news di ieri, sta per essere acquisita dal colosso nipponico SoftBank per circa 32 miliardi di dollari.

Forse non lo sapete, ma escludendo il mondo PC i chip ARM sono presenti in quasi tutti i dispositivi che usiamo abitualmente, da quelli mobile ai TV fino agli elettrodomestici smart. ARM progetta i suoi processori per farli poi realizzare da produttori esterni e, negli ultimi 25 anni, si calcola che oltre 90 miliardi di chip ARM siano finiti in tutti questi device. Dopo che si compirà l’acquisizione, ARM continuerà a sviluppare e progettare i suoi processori, ma come dichiarato dal CEO Simon Segars gli investimenti aumenteranno e i tempi di sviluppo per i nuovi chip saranno più rapidi. Ma cosa comporterà davvero questa enorme acquisizione?

Per gli iPhone e gli iPad non cambierà nulla

I processori Ax degli iPhone e degli iPad sono basati su architettura ARM. È logico quindi che Apple guardi con molta attenzione all’acquisizione annunciata ieri, ma quasi sicuramente continuerà a lavorare con ARM, anche perché non si vedono all’orizzonte eventuali alternative. Intel, che ha tentato con poco successo di entrare nel mondo degli smartphone e dei tablet, ha di fatto smesso di produrre processori per dispositivi mobile e anche l’architettura MIPS sviluppata da Imagination Technologies non se la sta passando bene, tanto che è molto improbabile un passaggio di Apple a questi lidi.

Lo stesso vale per Samsung, LG e altri produttori top di smartphone che già si affidano ad ARM, senza dimenticare che, come sottolinea l’analista Patrick Moorhead di Moor Insights and Strategy, molti dei contratti che legano ARM a questi grandi vendor sono di lungo termine e basati sulla fornitura di specifici prodotti.

SoftBank ha compiuto questa acquisizione anche per espandersi nel mercato della Internet of Things

Sviluppo tecnologico più rapido e chip e dispositivi meno costosi

Dopo la notizia dell’acquisizione Simon Segars ha dichiarato che la sua compagnia farà di più, più velocemente e con più investimenti. Non certo una bella notizia per Intel ora che ARM può contare su risorse finanziarie così ingenti e ciò, come successo in ambito PC e server con il passato picco della competizione tra Intel e AMD, potrebbe portare presto a un abbassamento dei prezzi dei processori e a un loro sviluppo più rapido.

Tra l’altro SoftBank ha compiuto questa acquisizione anche per espandersi nel mercato della Internet of Things proprio come fatto recentemente da Intel, che si è ristrutturata pesantemente lasciando a casa circa 12.000 dipendenti in tutto il mondo per concentrare le risorse soprattutto su data center e IoT. E che dire dei server? Un mercato fin qui dominato da Intel, ma se ARM decidesse di investire ancora di più in questo settore gli scenari potrebbero essere molto diversi da quelli odierni.

Nessun’effetto Brexit

SoftBank è una compagnia giapponese, ma le operazioni di ARM rimarranno concentrate sul suolo britannico, dove si contano già 1.600 dipendenti destinati a raddoppiare entro i prossimi cinque anni proprio per effetto dell’acquisizione. Un segno di fiducia nella Gran Bretagna all’indomani della Brexit e della conseguente fluttuazione della sterlina. ARM, che può già contare su una presenza tutt’altro che defilata negli USA, in Cina e a Taiwan, si espanderà inoltre non solo in patria ma anche all’estero con nuove assunzioni in diverse parti del mondo.