Avete uno smartphone Huawei? Ecco perché non dovete farvi prendere dal panico

Di fronte alla decisione di Google di togliere la licenza di Android a Huawei, chi possiede uno smartphone del colosso cinese ha almeno cinque buone ragioni per non andare nel panico.

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Da oggi il futuro è diventato un po’ insicuro e a rischio per i milioni di possessori di smartphone Huawei. A seguito infatti di un ordine esecutivo dell’amministrazione Trump della scorsa settimana che ha messo Huawei nel mirino del governo degli Stati Uniti, Google ha tolto al colosso cinese la licenza per la versione commerciale di Android, lasciando così gli smartphone futuri del colosso cinese con di fronte un grande punto interrogativo ma preoccupando anche chi, uno smartphone Huawei, ce l’ha già da tempo o l’ha appena comprato.

In quest’ultimo caso Google ha dichiarato che Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti, mentre Huawei ha assicurato agli utenti che continuerà a costruire un software e un ecosistema sicuri, al fine di fornire la migliore esperienza a tutti gli utenti a livello globale.

Dichiarazioni che da un certo punto di vista dovrebbero riassicurare gli attuali possessori di smartphone Huawei e, in effetti, nonostante qualche passaggio un po’ sibillino, il messaggio di fondo è che nulla sta cambiando in questo momento. Il vostro Huawei P30 Pro o Mate 20 continuerà a funzionare normalmente e sarete in grado di scaricare, eliminare e aggiornare le app come avete sempre fatto. E ci sono almeno cinque buone ragioni per credere che le cose non cambieranno ancora per un po’. Eccole nel dettaglio.

1 – Le transizioni richiedono tempo

Abbiamo sentito parlare solo alcune ore fa della decisione di Google di revocare la licenza a Huawei e quindi passerà probabilmente molto tempo prima che gli effetti si concretizzino. Anche se si tratta di un ban che non riguarda unicamente la Cina, la rimozione delle app e dei servizi Google dagli smartphone Huawei non è così semplice come premere un interruttore, poiché i servizi di Google si intrecciano in Android e nell’interfaccia EMUI del produttore cinese. Ecco perché il vostro smartphone Huawei funzionerà allo stesso modo oggi come ieri e probabilmente continuerà a farlo per molti mesi a venire.

2 – Gli smartphone esistenti potrebbero essere esenti dal ban

Non conosciamo tutti i dettagli della revoca della licenza di Google, ma c’è la possibilità che gli smartphone Huawei già sul mercato siano esentati dalla decisione di Google. Huawei aveva stipulato un contratto con Google che copriva tutti i suoi smartphone e li ha venduti ai clienti in base all’inclusione del Play Store e dei servizi di Google; di conseguenza gli avvocati e i dirigenti delle due parti in causa dovranno raggiungere per forza un accordo. Google, Huawei e il governo degli Stati Uniti hanno molto su cui lavorare e fino a che non verrà raggiunto un accordo, gli smartphone Huawei già in commercio riceveranno probabilmente ancora gli aggiornamenti di sicurezza e delle app come è sempre successo.

3 – Huawei probabilmente ha un piano di riserva

Lo scenario che si è venuto a creare nelle ultime ore può apparire per certi versi scioccante e inaspettato, ma in realtà il governo degli Stati Uniti ha nel mirino Huawei da diverso tempo e il divieto di venderne gli smartphone negli Stati Uniti era già in vigore. La mossa di Google rappresenta certamente la cosiddetta “opzione nucleare”, ma Huawei immaginava per forza che qualcosa del genere sarebbe potuto accadere a un certo punto.

Pertanto il colosso cinese ha già approntato almeno un piano per rispondere alla decisione di Google, tra cui una riprogettazione di base della sua interfaccia personalizzata EMUI che non includa alcun codice sorgente Android e diverse opzioni di emergenza che sostituiscano i servizi di Google. Ovviamente, questo solleva altrettante domande (una su tutte quella relativa alla sicurezza), ma c’è da scommettere che gli ingegneri di Huawei sono al lavoro per trovare delle soluzioni anche su questo versante.

4 – L’interfaccia EMUI non è interessata

È importante notare che, indipendentemente da come e quando la revoca della licenza avrà effetto, il codice EMUI di base non verrà modificato. Questo perché la personalizzazione di android che Huawei ha realizzato per i suoi smartphone si basa sul Android Open Source Project (AOSP), che è completamente gratuito per chiunque indipendentemente dalla relazione che un produttore possa avere con il governo degli Stati Uniti. Pertanto, mentre Google può bloccare l’utilizzo delle sue app e del Play Store su telefoni Huawei, la maggior parte dell’interfaccia EMUI potrebbe rimanere intatta se Huawei deciderà in questo senso. Ovviamente, è improbabile che EMUI funzionerà allo stesso modo senza elementi fondamentali come Play Store, Chrome e Google Maps, ma è comunque possibile.

5 – Google non vuole far male agli utenti

Il fatto è che Google ha tanto da perdere in questa lotta come ce l’ha Huawei. Non si tratta solo di abbandonare un cliente importante (che è anche il secondo produttore di smartphone al mondo), ma anche i milioni di utenti che già possiedono smartphone Huawei con al loro interno applicazioni Google. Se gli aggiornamenti non arriveranno più o la sicurezza del Play Store sarà compromessa, ciò avrà un riflesso negativo su Google come su Huawei. Pertanto è molto probabile che Google lavorerà con Huawei e il governo degli Stati Uniti per trovare una soluzione che sia accettabile per tutte le parti e che non lasci i milioni di smartphone Huawei sparsi per il mondo vulnerabili agli attacchi.