Galaxy Note 7: tutti i perché del “caso batteria”

Alla base dei gravi problemi sperimentati da alcuni Galaxy Note 7 che sono già costati carissimi a Samsung potrebbe esserci un problema di design e progettazione degli strati delle batterie.

Ormai pretendiamo che i nostri smartphone debbano essere sempre più leggeri, sottili e potenti con, allo stesso tempo, anche un’autonomia sempre maggiore. I produttori fanno il loro meglio per soddisfarci, ma tutte queste pretese da parte degli utenti e la continua ricerca volta a diminuire peso e spessore possono paradossalmente rendere più difficile costruire batterie sicure. Questo scenario potrebbe benissimo essere la causa del ben noto “affare Galaxy Note 7”, ovvero delle batterie difettose a bordo del nuovissimo phablet di Samsung che in alcuni casi hanno preso fuoco e sono esplose, costringendo il produttore sudcoreano a ritirare tantissimi pezzi già immessi sul mercato con perdite economiche e finanziarie notevoli.

A sostenere questo legame tra questi nuovi design ultrasottili e i difetti delle batteria è stato recentemente Hector Abruña, a capo dell’Energy Materials Center della Cornell University nonché esperto di batterie al litio (Li-ion) come quelle inserite nel Note 7 e poi rivelatesi difettose. “C’è stata una continua rincorsa a realizzare batterie sempre più sottili e leggere ma non per questo meno capienti e ciò può essere stato alla base dei problemi incontrati recentemente da Samsung”, ha dichiarato Abruña. Problemi parecchio seri tra l’altro, visto che diverse persone sono rimaste ferite proprio dall’improvvisa esplosione del loro Note 7 dovuta a una batteria difettosa.

Si è quindi trattato di un errore di design alla base ulteriormente esacerbato da errori di produzione

Non a caso alcuni giorni fa la Consumer Product Safety Commission statunitense ha dichiarato ufficialmente il ritiro dai negozi di un milione di Note 7 proprio per il rischio di esplosioni improvvise. Secondo Abruña Samsung ha voluto realizzare un “sandwich sottilissimo”, ovvero una batteria composta da un insieme di strati (ecco perché il termine sandwich) nei quali anodi e catodi sono tenuti separati da un sottile strato di materiale. Per diminuire peso e spessore della batteria, Samsung ha utilizzato separatori troppo sottili e ciò, facendo mettere in contatto anodi e catodi, ha provocato un surriscaldamento anomalo della batteria con le conseguenze che abbiamo visto.

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Si è quindi trattato di un errore di design alla base ulteriormente esacerbato da errori di produzione, con in più una fase di qualità controllo difettosa che ha portato a un errato allineamento degli strati. Secondo Bloomberg questa spiegazione di Abruña è pressoché identica a quella che Samsung ha fornito alla Korean Agency for Technology and Standards, anche se non si è ben capito se il produttore coreano creda che alla base ci sia anche un problema in fase di design o solo uno nel corso del processo produttivo.

Rimane comunque il fatto che l’affare Note 7 ha portato alla ribalta la questione delle batterie Li-on, ormai diffusissime in tantissimi dispositivi. Anche nel corso del 2015 infatti sono emerse numerose testimonianze di batterie al litio che si sono surriscaldate eccessivamente e che in certi casi hanno anche preso fuoco. Lo stesso Abruña ricorda come queste batterie siano instabili per natura ma anche come, con una progettazione e una fase di produzione appropriate, possano funzionare in maniera assolutamente sicura. Di fronte a questa situazione tra l’altro Samsung dovrebbe avvertire se anche altri suoi device contengono batterie simili a quelle del Note 7 che potrebbero rivelarsi altrettanto pericolose.