Tutte le versioni Android dalla 1.0 ad Android P

Dieci anni fa Google rilasciava la primissima versione di Android. Altri tempi e altre tecnologie e anche per questo vogliamo ripercorrere la storia del sistema operativo mobile di gran lunga più diffuso al mondo.

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Che viaggio lungo e strano è stato. Dalla sua versione inaugurale ad oggi (già, sono passati dieci anni) Android si è trasformato visivamente, concettualmente e funzionalmente di volta in volta e, se pensiamo alle primissime (e poco efficaci) release, fa quasi impressione vedere come sia oggi Android P (l’ultima versione in ordine di tempo). Di seguito vi proponiamo un excursus con i punti salienti di tutte le versioni Android dalla nascita della piattaforma a oggi.

Android da 1.0 a 1.1: i primi giorni

Android ha fatto il suo debutto ufficiale nel 2008 con Android 1.0, una versione così “antica” da non avere nemmeno un nome in codice distintivo. All’epoca le cose erano piuttosto basiche, ma il software includeva già una serie di prime app di Google come Gmail, Maps, Calendar e YouTube tutte integrate nel sistema operativo, in netto contrasto con il modello di app standalone più facilmente aggiornabile utilizzato oggi.

Android 1.5: Cupcake

Con l’uscita Android 1.5 Cupcake dell’inizio del 2009, è nata la tradizione dei nomi delle versioni di Android. Cupcake ha introdotto numerosi perfezionamenti all’interfaccia Android tra cui la prima tastiera su schermo, qualcosa che sarebbe stato sempre più necessario man mano che i telefoni si allontanavano dal modello di tastiera fisica un tempo onnipresente.

Cupcake ha anche creato il framework per i widget di app di terze parti, che si sarebbe rapidamente trasformato in uno degli elementi distintivi di Android, e ha fornito la prima opzione della piattaforma per la registrazione video.

Android 1.6: Donut

Android 1.6, Donut è stato rilasciato nell’autunno del 2009 e ha riempito alcune lacune importanti in Android, inclusa la possibilità per il sistema operativo di operare su una varietà di diverse dimensioni e risoluzioni dello schermo (fattore che sarebbe stato fondamentale negli anni a venire). Ha inoltre aggiunto il supporto per reti CDMA come Verizon, che avrebbe svolto un ruolo chiave nell’esplosione imminente di Android.

Versioni Android da 2.0 a 2.1: Eclair

Mantenendo il ritmo di rilascio dei primi anni di Android, Android 2.0 Eclair è emerso solo sei settimane dopo Donut, mentre l’aggiornamento 2.1, chiamato anch’esso anche Eclair, è uscito un paio di mesi dopo. Eclair è stata la prima versione di Android ad entrare nel circuito mainstream grazie soprattutto allo smartphone Motorola Droid e, negli USA, alla massiccia campagna di marketing guidata da Verizon.

La novità più rivoluzionaria di questa release è stata l’aggiunta della navigazione turn-by-turn guidata dalla voce e delle informazioni sul traffico in tempo reale, qualcosa allora di assolutamente inedito (e ancora sostanzialmente ineguagliato) nel mondo degli smartphone. Navigazione a parte, Eclair ha portato gli sfondi live su Android, la prima funzione speech-to-text della piattaforma e il pinch-to-zoom, fino a quel momento una feature esclusiva di iOS.

Android 2.2: Froyo

Appena quattro mesi dopo l’arrivo di Android 2.1, è stata la volta di Android 2.2 Froyo, che ruotava in gran parte attorno ai miglioramenti delle prestazioni “sotto il cofano”. Froyo ha fornito alcune importanti funzionalità tra cui l’aggiunta del dock (ora standard) nella parte inferiore della schermata principale e la prima incarnazione delle azioni vocali, che ha permesso di eseguire funzioni di base come ottenere indicazioni o scrivere note toccando un’icona e quindi pronunciando un comando.

In particolare, Froyo ha anche portato il supporto a Flash per il browser web di Android, novità significativa sia per l’uso diffuso di Flash in quel momento storico, sia per la ferma intenzione di Apple di non supportarlo sui propri dispositivi mobile. Apple alla fine avrebbe vinto (ovviamente) e Flash sarebbe diventato più un fastidio che altro, ma quando era ancora diffusissimo l’accesso al web davvero completo era un vero vantaggio che solo Android poteva offrire.

Android 2.3: Gingerbread

La prima vera identità visiva di Android ha iniziato a essere messa a fuoco con la pubblicazione Gingerbread del 2010. Il verde brillante era stato a lungo il colore della mascotte robotica di Android e, con Gingerbread, è diventato parte integrante dell’aspetto del sistema operativo. Il nero e il verde sono sbarcati nell’interfaccia utente mentre Android ha iniziato la sua marcia lenta verso un design distintivo.

Android 3.0 a 3.2: Honeycomb

Quello di Honeycomb del 2011 è stato un periodo strano per Android. Android 3.0 è arrivato nel mondo come una versione solo per tablet per accompagnare il lancio del Motorola Xoom e, attraverso i successivi aggiornamenti 3.1 e 3.2, è rimasta un’entità esclusiva per i tablet. Sotto la guida del capo del design appena arrivato Matias Duarte, Honeycomb ha introdotto un’interfaccia utente radicalmente reimmaginata per Android, con un design “olografico” che preferiva il blu al verde e poneva l’accento sulla valorizzazione dello spazio dello schermo di un tablet.

Mentre il concept di un’interfaccia specifica per tablet non è durato a lungo, molte delle idee di Honeycomb hanno gettato le basi per l’Android che conosciamo oggi. Il software infatti è stato il primo a utilizzare i pulsanti sullo schermo per i principali comandi di navigazione di Android e ha segnato l’inizio della fine per il pulsante del menu di overflow permanente.

Android 4.0: Ice Cream Sandwich

Con Honeycomb che fungeva da ponte tra vecchio e nuovo, Ice Cream Sandwich, anch’esso uscito nel 2011, è stato l’ingresso ufficiale della piattaforma nell’era del design moderno. La versione ha perfezionato i concetti visivi introdotti con Honeycomb e ha riunito tablet e telefoni con un’unica visione dell’interfaccia utente unificata.

ICS abbandonò gran parte dell’aspetto “olografico” di Honeycomb, ma mantenne il suo uso del blu come punto distintivo del sistema. Inoltre, riprese dal predecessore alcuni elementi di sistema di base come i pulsanti sullo schermo e l’aspetto per l’app-switching. Android 4.0 ha anche fatto dello swiping un metodo sempre più integrato per gestire il sistema operativo, con la possibilità, allora rivoluzionaria, di “disfarsi” di cose come le notifiche e le app recenti con un semplice movimento del sito. E, cosa non meno importante, ha iniziato il lento processo per portare un framework di design standardizzato (noto come Holo) in tutto il sistema operativo e nell’ecosistema di app di Android.

Versioni Android dalla 4.1 alla 4.3: Jelly Bean

Distribuite su tre versioni di Android di grande impatto, le release di Jelly Bean del 2012 e del 2013 hanno preso le nuove fondamenta di ICS e hanno fatto passi significativi nella messa a punto generale di Android. Le tre versioni hanno infatti aggiunto un sacco di eleganza nel sistema operativo e hanno contribuito notevolmente a rendere Android più invitante per l’utente medio.

A parte il lato visivo, Jelly Bean ha dato il via al primo assaggio di Google Now, ha portato le notifiche espandibili e interattive, un sistema di ricerca vocale ampliato e un sistema più avanzato per la visualizzazione dei risultati di ricerca in generale, con particolare attenzione ai risultati basati su schede che tentavano di rispondere direttamente alle domande.

Anche il supporto multiutente è stata una novità importante (anche se solo su tablet) e proprio in Jelly Bean abbiamo visto una prima versione del pannello Impostazioni rapide di Android. Da segnalare anche il sistema per posizionare i widget sulla schermata di blocco, una novità che, come tante funzionalità Android nel corso degli anni, sarebbe scomparsa un paio di anni dopo.

Android 4.4: KitKat

La versione di KitKat di fine 2013 segnò la fine dell’”era scura” di Android, visto che i neri di Gingerbread e il blu di Honeycomb abbandonarono il sistema operativo. Gli sfondi più chiari e le luci più neutre presero il loro posto, con una barra di stato trasparente e icone bianche che conferivano al sistema operativo un aspetto più contemporaneo.

Android 4.4 vide anche la prima versione del comando vocale OK, Google, anche se in quel momento la richiesta di attivazione tramite voce funzionava solo quando il display era già attivo e si era nella schermata iniziale o all’interno dell’app Google. KitKat ha anche rappresentato la prima incursione di Google per rivendicare un intero pannello della schermata iniziale per i suoi servizi, almeno per gli utenti degli smartphone Nexus e per coloro che scelsero di scaricare il suo primo launcher standalone.

Versioni Android 5.0 e 5.1: Lollipop

Google ha sostanzialmente reinventato Android con la versione 5.0 Lollipop nell’autunno del 2014. Lollipop ha lanciato lo standard Material Design presente ancora oggi, che ha portato un nuovo look esteso al sistema operativo stesso, alle sue app e persino ad altri prodotti di Google. Il concetto basato su schede diventa con Lollipop un modello principale di interfaccia utente che caratterizza l’aspetto di tutto, dalle notifiche visualizzate nella schermata di blocco per un accesso più immediato, fino all’elenco delle app recenti.

Lollipop ha poi introdotto un gran numero di nuove funzionalità in Android, tra cui un generale potenziamento di OK, Google, il supporto per più utenti anche su smartphone e una modalità di priorità per una migliore gestione delle notifiche. È cambiato così tanto, sfortunatamente, che ha anche introdotto un sacco di bug problematici, molti dei quali non sarebbero stati completamente risolti fino alla versione 5.1 dell’anno successivo.

Android 6.0: Marshmallow

L’elemento più accattivante di Marshmallow, rilasciato da Google nel 2015, era una funzione di ricerca su schermo chiamata Now On Tap, feature che aveva un potenziale enorme ma che alla fine non fu completamente sfruttata e che ebbe vita breve. Android 6.0 ha comunque introdotto alcune novità destinate ad avere un impatto duraturo, tra cui autorizzazioni più granulari per le app e il supporto per i lettori di impronte digitali e per l’USB-C.

Versioni Android 7.0 e 7.1: Nougat

Le versioni Android del 2016 hanno portato una modalità nativo per lo schermo condiviso, un nuovo sistema per l’organizzazione delle notifiche e una funzione di Risparmio dati. Nougat ha aggiunto anche alcune caratteristiche più piccole ma comunque significative, anche se l’aspetto più importante tra i vari miglioramenti è stato il lancio di Google Assistant, fatto praticamente in contemporanea con l’annuncio del primo smartphone completamente autoprodotto di Google (il Pixel). Assistant, come vediamo anche oggi, sarebbe diventato di lì a pochissimo un componente chiave di Android e della maggior parte degli altri prodotti Google.

Versioni Android 8.0 e 8.1: Oreo


Lanciato nel 2017, Android 8.0 Oreo aggiunge una varietà di piccoli perfezionamenti alla piattaforma, tra cui una modalità picture-in-picture nativa, un’opzione di snoozing delle notifiche e canali di notifica che offrono un controllo preciso su come le app possono avvisare l’utente. Oreo include anche alcuni elementi degni di nota che promuovono l’obiettivo di Google di allineare Android e Chrome OS e migliorare l’esperienza di utilizzo di app Android su Chromebook.

Android “P”

Android P, che è ancora in fase di denominazione (e numerazione), è attualmente disponibile in una versione di anteprima pubblica mentre Google si prepara per il suo lancio a fine estate. Le cose potrebbero ancora evolversi tra questa versione e quella finale, ma al momento il cambiamento più importante di Android P è il suo nuovo sistema di navigazione gestuale, che scambia i tre pulsanti virtuali tradizionali con un singolo pulsante Home multifunzione e una serie di comandi basati sulle gesture (un po’ come ha fatto Apple per iPhone X).

Android P vanta anche numerose nuove funzioni di produttività degne di nota, tra cui un sistema di risposta suggerito per le notifiche di messaggistica, un metodo più efficace per la gestione degli screenshot e sistemi più intelligenti per la gestione dell’alimentazione e il controllo della luminosità dello schermo. Il software finale introdurrà anche una nuova serie di controlli per gestire meglio il “benessere digitale”, ovvero la sfida sempre attuale per bilanciare il mondo fisico e digitale.

Anche la versione P ha molti miglioramenti sotto il cofano, tra cui una serie di novità significative per la privacy e la sicurezza, e altrettante modifiche visive, come un look aggiornato per le notifiche e per il pannello delle impostazioni rapide adiacente e una serie di animazioni aggiunte all’intera interfaccia. Secondo la cronologia dello sviluppo di Google, Android P vedrà un altro aggiornamento beta a giugno e due versioni candidate nelle ultime settimane di test. Il software è quindi programmato per debuttare in versione definitiva tra luglio e settembre.

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